11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 25 luglio 2012

1649


« C
ome… hai detto?! » esito ella, in risposta a quelle parole, sgranando gli occhi nel confronto con un terrificante dubbio… la certezza di essersi dimenticata qualcosa dove non avrebbe dovuto dimenticarla.
« Ho detto che dobbiamo sbrigarci ad andarcene... » ripeté il biondo senza comprendere, ancora invitandola con un cenno del capo a risalire lungo la passerella « Sarà già un miracolo riuscire ad attraversare indenni la cintura di navi che circonda l'isola, senza bisogno che tua sor… »
« No. Non quello. » scosse il capo, poi insistendo « Cosa hai detto dopo…?! »
« Mmm… » esitò egli, ancora senza una reale confidenza in merito alle ragioni di quella richiesta, alla motivazione per la quale ella appariva tanto interessata alle sue ultime parole « Che tua sorella non sarà felice di scoprire che ce ne stiamo andando con la sua nuova traditrice prediletta, con i suoi prigionieri e con i suoi sc… »
« … gli scettri! » esclamò la donna, per un attimo dimentica della prudenza e della discrezione lì richieste, andando a battersi la fronte con il palmo della mancina.
« Non hai gli scettri con te…? » domandò Howe, dall'alto del ponte della goletta, temendo di essere riuscito ad apprezzare, ben prima del fratello, le ragioni di quella reazione della mercenaria innanzi a quel particolare riferimento, a quel punto specifico tanto… rischioso.
« No… dannazione! » replicò, cercando di moderare il tono della propria voce, per non attirare in quel punto troppa attenzione « Li ho lasciati sepolti sulla spiaggia. »
« Andiamocene, maledizione… non possiamo sostare qui ancora a lungo! » protestò Noal, più che soddisfatto nell'aver ricostituito il proprio equipaggio, e nell'aver ritrovato il proprio compagno Hui-Wen, per potersi preoccupare per delle antiche reliquie « Se sono sepolti nella spiaggia nessuno potrà ritrovarli. » argomentò, a favore dell'ipotesi di una loro repentina ritirata.
« No. » obiettò la Campionessa di Kriarya, negando fermamente tale possibilità « Voi andate. Io vi raggiungerò in qualche modo. » annunciò, con tono grave nella voce « Quegli scettri sono troppo potenti per poter giungere fra le mani di mia sorella. Con essi ella avrebbe controllo assoluto sugli eventi futuri e potrebbe riscrivere ogni dettaglio in proprio favore, arrivando al dominio del Creato senza neppure rischiare la vita di uno solo fra gli uomini e le donne al suo servizio. »

Da quando Midda si era ritrovata a stringere fra le mani gli scettri del faraone, senza ricordare come o perché essi fossero da lei stati trovati, una serie di eventi si erano scatenati nel lontano regno di Shar'Tiagh, eventi dei quali ella si era ritrovata in larga parte vittima e che, malgrado tutto, le avevano visti riconsegnati gli scettri, con la richiesta, da parte di un uomo morente, di fare quanto necessario a ovviare all'eventualità che altri potessero stringerli fra le proprie mani. E se ella, in quanto sostanzialmente priva di una mano, avrebbe dovuto considerarsi impossibilitata a sfruttare, o subire, il potere degli scettri; si era tuttavia presto convita che gli strani sogni di futuro da lei ripetutamente sognati nei giorni in cui gli scettri erano stati in suo possesso non avessero da potersi considerare mere coincidenze.
L'idea, pertanto, che la sua tanto amabile gemella, che ancor non voleva credere in odor di stregoneria, ma che, al di là dell'emotività non poteva evitare di considerare tale per molti, piccoli indizi concessile, potesse entrare in possesso del potere rappresentato dall'onniscienza intrinseca in quegli artefatti, non avrebbe potuto vederla sprizzare gioia e entusiasmo da ogni poro, spingendola, anzi, a rivolgere un pensiero ai propri dei supplicando, da loro, protezione in contrasto a tale possibilità.

« Cosa?! » protestò per primo Be'Sihl, seguito a ruota libera da Howe, Be'Wahr, Av'Fahr, Seem e persino Camne Marge, un tempo ragazzina impaurita, oggi giovane donna e tutt'altro che decisa a concederle la possibilità di sprecare la propria vita in una maniera tanto idiota.
« Noal ha detto il vero. » puntualizzò Midda, storcendo le labbra verso il basso, a propria volta lontana dal potersi considerare entusiasta per tutto quello « Ogni istante speso qui aumenta le possibilità di essere raggiunti da un battaglione di pirati al servizio di mia sorella, e non intendo sprecare le vostre vite per un mio errore. Sono stata io a seppellire quegli scettri ed è giusto che io vada a recuperarli! »

Ovviamente nessuno avrebbe voluto concederle ragione in quel momento, a quelle parole, più simili a un testamento che a una rassicurazione sul futuro prossimo e sulla sua salute in tal senso. Purtroppo, però, nessuno avrebbe potuto altresì trovare qualcosa di più di una infantile protesta da offrire a confronto con quelle stesse parole. Perché, nel profondo dei loro cuori, tutti temevano l'ignoto rappresentato dal misticismo, dalla stregoneria, e alcuno fra loro avrebbe potuto negare quanto il possesso di oggetti evidentemente incantati provenienti da un passato remoto del quale l'umanità aveva perso memoria, come la corona della regina Anmel già in possesso di Nissa, avrebbe rappresentato un palese pericolo. Un pericolo che, egoismi a parte, alcuno avrebbe voluto correre il rischio di vedersi proiettato contro l'indomani.
Nissa Bontor, regina dei pirati dei mari del sud, sovrana di Rogautt, in verità, rappresentava già una minaccia al proprio stato attuale, senza necessità di ulteriori incrementi di potenza, di pericolosità. E se fosse stato loro potere quello di impedirle di spingere la propria ombra sulla rotta loro e di qualunque altro equipaggio in fede a Tarth e Thyres in quei mari, allora sarebbe dovuto essere loro preciso dovere compiere tutto il necessario per fermarla, per arginarne la crescita, l'estensione dei suoi domini.

« Ha ragione. » comprese e annuì il capitano della Jol'Ange, offrendole in tal senso tutto il proprio rispetto e tutta la propria ammirazione, da figlio del mare a figlia del mare « Be'Wahr… torna a bordo. Si salpa. »
« No! » esclamò Be'Sihl, animato in tal senso dal proprio amore per lei, tale da impedirgli di abbandonarla in quel luogo che, per lei, avrebbe potuto rappresentare una tomba.
« Be'S… » sussurrò ella, guardandolo con sentimento puro, che quasi pose in imbarazzo chiunque altro lì presente « Io ti amo. E so che tu mi ami. Ma devi avere fiducia in me ora come l'hai avuta negli ultimi quindici e passa anni. » asserì, con dolce fermezza « Da sola sarò in grado di cavarmela e, nel profondo del tuo cuore, lo sai. Insieme a qualcuno di voi, invece, mi ritroverò con le mani legate, impossibilitata a fare quanto devo per il bene di tutti noi… per il nostro futuro. » spiegò, con oggettività, parole che alcuno le avrebbe potuto contestare « Io voglio trascorrere il resto della mia vita con te, Be'Sihl Ahvn-Qa… e per farlo devo impedire a Nissa di nuocere ancora. E se oggi, comunque, non sarà il giorno in cui io la ucciderò, sarà comunque quello in cui le impedirò di acquisire potere sugli scettri che tanto brama. »
« Mia signora… » tentò di obiettare anche Seem, già a bordo della nave ma, non per questo, meno che pronto a ridiscendere, per correre da lei a un suo semplice gesto, o anche solo sguardo.
« Resta a bordo della Jol'Ange, Seem. » gli ordinò ella, offrendogli un sorriso carico di sincero affetto, forse quale quello di una madre verso il proprio figliolo « Voglio che tu ti prenda cura di Be'Sihl e gli impedisca di fare follie prima del mio ritorno… »

E Be'Wahr, nell'udire quelle parole, per quanto a sua volta combattuto, come proprio fratello Howe e come chiunque a bordo della nave, non poté che chinare il capo e rispettare il suo volere, quella sua forse ultima richiesta, non volendo essere per lei causa di umiliazione, di disonore: se ella aveva preso quella decisione, allora come in passato, sulla cima di un vortice oscuro che avrebbe dovuto ucciderla, lui e il suo amico fraterno, il compare di una vita intera, non avrebbero potuto fare altro che ringraziarla. Pregando gli dei tutti per un suo rapido ritorno, una repentina riunificazione fra loro, ormai, dopo tante avventure trascorse insieme, dopo tanti pericoli letali affrontati l'uno al fianco degli altri, divenuti una famiglia… una grande famiglia, nella quale chiunque sarebbe stato pronto a sacrificare la propria vita per il bene degli altri.

« Aspettatemi a non più di una dozzina di miglia verso nord, pirati permettendo. » concluse ella, appoggiando la macina all'impugnatura della propria spada quasi ad assicurarsi che, almeno essa, fosse al suo fianco « Se entro l'alba non vi avrò raggiunto, tornate a Tranith… e vegliate per il mio ritorno in Seviath. Là vi ritroverò! » sorrise verso tutti loro, indietreggiando di qualche passo verso la spiaggia « Ti amo, Be'Sihl… ti amo. » sussurrò, quasi alito di vento, prima di voltarsi e scomparire nella notte, dalla quale era appena sorta.

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