11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 30 luglio 2012

1654


« T
h… y… re… » gemette senza fiato, per l'impeto che aveva travolto tutto il suo busto, costringendola, quasi, a vomitare la colazione del mattino e la cena della sera prima, tanto straordinaria ebbe a considerarsi, peggiore, se possibile, a quello che sarebbe potuto essere il pugno di un gigante, o, per lo meno, a quella che ella avrebbe potuto immaginare essere il pugno di un gigante, non avendolo ancora, concretamente, mai provato, nella difficoltà a reperire giganti in circolazione nella propria epoca moderna.

Smarrita per qualche istante nell'alto dei cieli, ad almeno trenta, forse quaranta, o poco più, piedi da terra, qualunque persona, qualunque guerriero, qualunque mercenario, si sarebbe ritrovato a essere sì sconvolto da non riuscire a pensare ad altro che alla propria imminente morte, alla propria ormai certa disgrazia, conseguenza di palese stolidità, qual sola avrebbe potuto e dovuto essere considerata quella atta a ipotizzare di poter sopravvivere, con le proprie forze, a una creatura tanto potente, a una nemica evidentemente superiore alle proprie possibilità di confronto. Midda, che avrebbe potuto essere descritta in ogni modo ma non con un simile aggettivo, minimizzandola al pari di ogni altra persona esistente nei tre continenti conosciuti, non reagì tuttavia in tale misura, non si concesse di restare inerme innanzi al pensiero di quanto dolorosa sarebbe potuto essere la propria dipartita: con l'idea della morte, ella era venuta a patti già tanto tempo fa, praticamente ancora bambina, quando seguendo gli insegnamenti del suo primo maestro, Degan, aveva iniziato a intraprendere quella via che, alla fine, l'avrebbe condotta a essere ciò che era poi divenuta.
Qual guerriera, ancor prima che mercenaria o avventuriera, ella era perfettamente conscia che ogni nuova alba osservata sarebbe potuta essere l'ultima della propria esistenza, ogni nuova parola pronunciata sarebbe potuta essere quella con cui il mondo l'avrebbe ricordata, ogni nuovo gesto compiuto sarebbe potuto essere quello che, stolidamente, non le avrebbe permesso di compierne ulteriori. E alla luce di ciò ella non aveva mai voluto sprecare alcuna alba, alcuna parola, e alcun gesto, preferendo goderne al pieno, con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze, con tutta la propria passione. La morte non avrebbe dovuto essere considerata qual nemica, ma accettata qual traguardo che chiunque, presto o tardi, avrebbe dovuto attraversare: solo in tal modo, sarebbe stato possibile vivere la propria esistenza con serenità, non lasciandosi atterrire dal timore di quello che, ineluttabilmente, sarebbe stato, ma, in sua grazia, apprezzando in misura maggiore ogni singolo istante, ogni momento, anche più banale, quale potenzialmente l'ultimo.
Così, sospinta verso la luna e il firmamento intero da quell'energia dirompente e irrefrenabile, che avrebbe potuto probabilmente smembrarla quale una semplice statuetta di ceramica, cava; la Campionessa di Kriarya mantenne il proprio autocontrollo, imprecando verso il mondo intero per il dolore vissuto, ma, non per questo, concedendosi occasione per cedere al panico e, in ciò, condannarsi realmente e definitivamente a morte. Al contrario, ella cercò rapidamente di comprendere quanto, ancora, potesse considerarsi padrona del proprio corpo e, soprattutto, di come agire affinché il ritorno a terra non fosse tremendo qual avrebbe potuto essere, se solo avesse sbagliato a scegliere la propria nuova mossa.

« Qui… mi faccio male… » commentò fra sé e sé, quasi a sdrammatizzare il momento di incredibile tensione, al quale, oggettivamente, sarebbe potuto seguire un impatto tutt'altro che piacevole con il suolo, con la sabbia della spiaggia o, forse e peggio, con la riva, acqua bassa e insidiosa.

Unica speranza, in quel momento, sarebbe stato sperare che la sua traiettoria non fosse stata semplicemente rivolta verso l'alto, ma anche verso il mare, e con esso, a qualche decina di piedi dalla riva, con un fondale più profondo, e sufficiente, in ciò, ad accoglierla con adeguata delicatezza, offrendosi a esso con l'adeguata esperienza.
Una speranza, in verità, tutt'altro che remota ove, partendo dal presupposto di quanto Nissa, o chi per lei, fosse interessata al possesso degli scettri, difficilmente avrebbe agito in misura tale da rischiare di perderli in sua assenza, nell'eventualità di una sua prematura riunificazione con gli dei tutti. Certamente, comunque, non sarebbe dovuta essere stolidamente e frettolosamente esclusa l'eventualità secondo la quale la propria utilità nel raggiungimento di quelle tanto desiderate reliquie sarebbe stata pressoché pari a nulla, tale per cui, della sua sopravvivenza o meno, ben poco interesse avrebbe potuto animare le azioni della propria antagonista, della propria nemesi, alla fine dimostratasi indubbiamente peggiore di quanto non avrebbe potuto essere.

« Non credere che ti uccida così in fretta, mia carissima Midda! » volle esclamare la voce di Nissa, nel mentre in cui la sua controparte iniziava a dirigersi verso il mare, e verso una distanza dalla riva sufficiente a garantire l'adeguatezza della profondità delle acque « Abbiamo ancora molto da giocare insieme. Almeno fino a quando non mi vorrai rivelare ove siano gli scettri! »

Caduta in acqua, tuffatasi con sufficiente grazia da ovviare a qualunque danno fisico, la donna guerriero si sottrasse a qualunque contatto con la voce della gemella per un apprezzabile intervallo, tale da permetterle di riordinare, almeno in minima parte, le proprie idee, riscrivendo completamente la traccia delle proprie prossime mosse, secondo l'esperienza appena accumulata. E quando riemerse, quella profonda tonalità, identica alla sua, le si ripropose con incredibile puntualità, a non concederle di sottrarsi dal suo ascolto…

« Sento che li hai nascosti qui vicino. » si concesse di puntualizzare la regina dei pirati « Ma il loro potere è così grande da accecarmi e da rendermi impossibilitata a individuare un punto preciso. In effetti non so neppure se sono entrambi o uno solo… anche se l'altro non dovrebbe essere lontano dal momento in cui il loro potere è chiaramente attivo. » argomentò, a escludere l'eventualità di un qualche inganno da parte della controparte nel merito della loro localizzazione.

Nuotando rapidamente verso la spiaggia dalla quale era stata sbalzata via, Midda Bontor non ipotizzò neppure per un istante di sottrarsi al confronto con Nissa, o chiunque fosse… chiunque sapeva che fosse, in effetti, ma ancora non desiderava annunciarlo ad alta voce, quasi solo scandendo tali sillabe la sua situazione, già non rosea, avrebbe potuto complicarsi notevolmente. Ella, in quel momento, desiderava solo riprendere quel combattimento, che forse sarebbe stato anche l'ultimo della propria esistenza, ma che, per lo meno, avrebbe combattuto sino in fondo, con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze, con tutta se stessa, non sottraendosi al quel pericolo come mai innanzi ad altri in passato, e, anzi, affrontandolo per quello che, dopotutto, era: una questione di famiglia.

« Spero che tu sia consapevole che la maggior parte delle parole che stai gridando ai quattro venti quasi fossero una verità rivelata, per me non hanno il benché minimo significato, sorellina. » commentò la mercenaria dai capelli corvini e dagli occhi color ghiaccio « In effetti mi sembra che tu stia solo delirando con intensità sempre maggiore, parlando con serietà di semplici fantasie, parti della tua mente disturbata. »
« Come osi?! » esclamò Nissa, storcendo le labbra verso il basso e, per la prima volta, dimostrando una certa irritazione in conseguenza a una sua provocazione « Tu, stupida mortale… tu dovresti inchinarti innanzi a me, stracciandoti le vesti qual segno di umiltà e affondando la fronte nella sabbia, per invocare il mio perdono. Io che per te dovrei essere dea! »

E la Figlia di Marr'Mahew, correndo verso di lei fra le onde basse, a quelle parole estrasse la propria lama, preparandosi ad affrontare lei, il suo tridente e i suoi poteri, ora con assoluta serietà, quasi a volerle offrire, in tal modo, il rispetto da lei non solo richiesto, ma addirittura preteso, per quanto, come subito volle chiarire, non nei termini che, probabilmente, alla regina sarebbero stati più congeniali…

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