11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 15 luglio 2012

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M
idda non avrebbe potuto dire nulla, non avrebbe potuto esprimersi nel merito della presenza costante del marito accanto a sé, dentro la propria testa, se solo avesse voluto conservare un minimo di credibilità innanzi agli altri, e innanzi a Be'Sihl. Dopotutto, e di certo, anch'egli non doveva aver pubblicizzato il proprio rapporto con Desmair nelle settimane in cui aveva condotto la Jol'Ange attraverso il mare sino a raggiungerla e a salvarla, ove, altrimenti, ancor prima che attrarsi la simpatia e la fiducia dei marinai della goletta, si sarebbe di certo accaparrato il loro sospetto e la loro diffidenza, ove mai, di buon occhio, sarebbe potuto essere chi in rapporto con un semidio dall'aspetto demoniaco.
Così ella tacque, e tacque a ogni provocazione che egli le dedicò, in ogni momento…

« Mia signora! » aveva esclamato Seem, con trasparente entusiasmo nel rincontrarla in salute, non che avesse mai avuto dubbi in tal senso « Siamo tutti qui, mia signora! Anche coloro che cercavi! »
« Già… coloro che cercavi. » aveva ridacchiato per tutta risposta il mostro dalla pelle color rosso vivo e dalle lunghe corna bianche « Se solo sapessero che chi cercavi realmente altri non era che la tua ben poco apprezzata sorella gemella... chissà se il tuo scudiero ti ammirerebbe ancora così tanto?! »

Non era così, aveva pensato la mercenaria qual sola, silenziosa risposta in direzione del marito. Ella teneva molto alla sopravvivenza di ognuna di quelle persone, fosse anche del giovanissimo Ifra, nei riguardi del quale non avrebbe potuto vantare particolare confidenza. Già troppo sangue innocente ricadeva sulla sua coscienza per potersi permettere di aggiungere anche quello dell'ultimo equipaggio della Jol'Ange o, peggio, di Howe o Be'Wahr, di Seem, o di Be'Sihl… eventualità quest'ultima che neppure voleva prendere in considerazione.
Desmair aveva pertanto mentito. Sapendo di mentire. E aveva tentato, in ciò, di provocarla. Forte del fatto che ella non avrebbe potuto reagire ad alcuna delle sue parole senza svelare la sua presenza.

« Cosa significa che non è con te…? » aveva protestato Noal in riferimento alla sua descrizione sull'attuale condizione della regina dell'isola dei pirati, desiderando qualcosa di più di quelle riduttive espressioni « Che cosa è successo, Midda?! »
« Dai… racconta un po' cosa è successo. » aveva istigato Desmair, indicando con aria divertita il capitano della Jol'Ange « Credo che saranno più che entusiasti di scoprire come tu abbia mandato a monte ogni pianificazione e abbia rischiato di condannarli tutti a morte per un semplice scatto d'ira. Perché quello non era altro che uno scatto d'ira e non puoi essere tanto falsa con te stessa al punto tale da non ammetterlo. »

Provocazione crudele, la sua, e pur corretta nella propria formulazione, laddove ella non avrebbe potuto rifiutare alcun addebito in tal senso, unica e sola responsabile per quella pericolosa fuga a cui aveva attualmente costretto i suoi compagni d'avventura; in una scelta che, a ben vedere, avrebbe potuto anche costare la vita di uno di loro. Purtroppo, al di là di tutte le leggende cantate attorno al suo nome, ella era umana e, come tale, era succube di tutti i difetti dell'istintiva natura della sua specie. E per quanto, abitualmente, ella potesse sforzarsi allo scopo di liberarsi di ogni propria, pericolosa emozione, soprattutto in momenti di battaglia, di guerra, qual quello avrebbe dovuto necessariamente essere considerato, difficile sarebbe stato obliare completamente se stessa, specie quando nella propria sopportazione posta a dura prova come, da sempre, Nissa si era dimostrata particolarmente brava a compiere.
Un punto segnato dal suo sposo, per quanto spiacevole ciò potesse avere a considerarsi.

« Sto cercando di non pensarci troppi, per evitare di dare di matto. » aveva ammesso la donna, in risposta a una richiesta di ulteriore conferma da parte di Howe nel merito dell'accaduto fra ella e Nissa e, soprattutto, fra Nissa e Salge Tresand « E tu non mi sei di nessun aiuto! »
« Non te la prendere con lui… » aveva rimproverato allora il semidio, quasi a prendere le posizioni dello shar'tiagho compare di venture della mercenaria « Non è colpa sua se fra te e la tua gemella sono occorsi più problemi che all'intera storia dell'umanità dalla propria fondazione a oggi. E la maggior parte di questi problemi non vi sono stati imposti dagli dei, ma solo dalla vostra stupida arroganza. »

Secondo punto segnato da Desmair, in una ciclicità decisamente spiacevole, qual solo sarebbe potuta esser quell'insistenza intorno a concetti al tempo stesso scomodi ma reali, concreti, spiacevolmente tali, soprattutto dal punto di vista di chi, sciaguratamente, li aveva vissuti in prima persona.
Perché, oggettivamente, difficile sarebbe stato ridistribuire la responsabilità di quanto successo fra lei e Nissa ad attori esterni, a soggetti a loro estranei, fossero anche rimasti loro tanto vicino da essere, per tal ragione, dolorosamente bruciati, qual falena sulla fiamma di una lampada. Perché, in fondo, tutto il dissidio con colei solo più tardi divenuta regina di Rogautt, aveva avuto origine dalla sua fuga da casa, e, con essa, dalla violazione di quei tre voti che la piccola Nissa le aveva estorto in senso contrario, facendole spergiurare che mai l'avrebbe abbandonata, poco prima che ciò, altresì, divenisse realtà. E, da quel primo atto, tutto ciò che era accaduto era stata una complicata reazione a catena, fatta da piccoli e grandi eventi che, ineluttabilmente, avevano segnato le vite di entrambe, nel bene così come nel male.

« Va tutto bene, Be'Sihl. Va tutto bene… » aveva tentato di rassicurare il suo amato, in risposta a una sua richiesta di spiegazioni su quanto accaduto e su quanto, in ciò, potesse turbarla « Tu… lo vedi…? » aveva soggiunto, proprio in riferimento all'impercettibile presenza al suo fianco di Desmair: impercettibile per chiunque, quanto meno, salvo che per lei.
« Non mi può vedere. » aveva risposto direttamente il soggetto in oggetto a quell'interrogativo, scuotendo il grosso capo con un sorriso divertito da tutto quello, e dalla timidezza con la quale ella, allora, si approcciò al proprio amato, a colui che, solo pochi giorni prima, aveva violentemente rimproverato in diretta relazione al rapporto che egli aveva stretto con lui, seppur al solo scopo di salvarle la vita, di preservarne il futuro, anche in contrasto a ogni apparente negativa certezza in tal senso « Io sono nella tua testa, non nella sua. Tu mi puoi vedere e nessun altro. Tu mi puoi sentire e nessun altro. Neppure… »

Ancora una volta, tuttavia, un implicito riferimento a un terzo soggetto nel rapporto fra Midda e Desmair, morì sulle labbra del mostro, non concedendo alla Figlia di Marr'Mahew di avere conferma in merito ai propri sospetti. Perché, al di là di quanto potesse essere rimasta fuori dai giochi e da un quadro complessivo d'insieme, i sogni che aveva vissuto in vicinanza agli scettri del faraone, di istante in istante, sembravano porsi sempre meno distanti dalla propria realtà di quanto non avrebbe mai potuto immaginare o accettare, definendo, innanzi al proprio orizzonte, al termine del proprio destino, l'immagine di una terribile avversaria, per affrontare e vincere la quale ella sarebbe stata costretta a violare ogni limite mai violato dalla propria gente, dall'umanità alla quale ella apparteneva… forse, in ciò, finalmente soddisfacendo tutto il proprio desiderio di avventura o, forse, semplicemente, dimostrando dopotutto quanto, per tutta la propria vita, ella non avesse fatto altro che prepararsi per quello scontro, al di là di ogni propria mancanza di fede nei riguardi di un destino predeterminato.
Malgrado tutto, infatti, ella non avrebbe mai potuto ignorare il proprio ruolo da protagonista in ogni singolo atto di quella complicata storia, lì presente non qual vittima del fato ma qual espressione di un proprio desiderio, di una propria autodeterminazione. Non in contrasto a un dio o a una dea, o alla fenice che pur si era ripromessa di andare nuovamente a cercare per qualche chiarimento, quindi avrebbe potuto rivolgere tutto il proprio risentimento per ciò che si era ritrovata a vivere; ma solo in contrasto a se stessa, e a tutte quelle azioni da lei compiuta nella volontà di definire il proprio presente e, con esso, il proprio futuro.

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