11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 8 luglio 2012

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« L
a senti, figlio mio?! » commentò semplicemente Nissa, in alcuna misura apparendo qual preoccupata o contrariata dall'avvento della mercenaria all'interno di quelle stanze private, dimostrandosi, al contrario, persino rallegrata da quegli eventi, in termini che in quel momento non le sarebbero dovuti essere propri « Riesci a riconoscere, nelle sue parole e sul suo volto, i segni della più totale mancanza di senno? Perché quale maleficio mi sarebbe mai dovuto essere proprio per riuscire ad appropriami di un figlio, strappandolo dal suo ventre, fossi anche io la strega che ella mi accusa di essere? »

E la Campionessa di Kriarya, che pur in cuor suo non avrebbe potuto ovviare alla speranza di riuscire a rilevare un minimo di intesa negli occhi di un figlio da lei mai avuto e che mai, per colpa della sua gemella, avrebbe potuto avere, non poté che definirsi profondamente delusa, addirittura turbata dall'assenza di qualunque responso da parte del giovane Leas Tresand, in ciò, probabilmente… sicuramente, animata da un'eccessiva ingenuità, della quale, in altre occasioni, non si sarebbe neppure perdonata. Purtroppo quella non era un'occasione qualunque ed ella, in quel momento, avrebbe potuto riconoscersi in ogni modo tranne che lucida e in grado di controllare le proprie azioni, il proprio operato. E nel ritrovare, nel ragazzo, solo timore verso di lei e, ancor peggio, preoccupazione per colei solo conosciuta qual propria madre, ella non poté che sentirsi tremendamente offesa, non a livello morale quanto propriamente fisico, ferita nel profondo del proprio cuore in una misura che mai, in passato, neppure tutti gli attentati della sorella erano riusciti a raggiungere, a rendere propri.
Ella, nella propria lucida follia, qual a tutti gli effetti avrebbe dovuto essere descritta in quel momento, non era in grado di comprendere per quale assurda ragione il figlio di Salge Tresand non si dimostrava capace di riconoscerla, e di considerarla la madre a cui, con la violenza e, sicuramente, anche con l'inganno, era stato sottratto: ma per Leas, ella nulla avrebbe potuto essere che un estranea, non avendo neppure, a conti fatti, conosciuto il proprio padre naturale, ma solo colui che sua madre, la sua unica madre, gli aveva indicato dover apprezzare qual tale. In ciò, pertanto, alcuna arringa della Figlia di Marr'Mahew avrebbe potuto mai impressionarlo; ma di questo ella non si volle concedere coscienza, preferendo insistere lungo quella strada che, sola, avrebbe potuto farla considerare a ogni nuova sillaba una pazza furiosa.

« Leas. E' così che ti chiami, giusto?! » domandò la donna guerriero, prendendo ora voce direttamente verso il ragazzo, in tal modo divenuto oggetto di contesa psicologica fra le due gemelle, che sarebbero apparse del tutto identiche in assenza della tinta utile a mantenere il colore dei capelli di Midda corvino, a dispetto del rosso fuoco naturale; e del braccio destro di lei, che Nissa avrebbe potuto solo imitare, ma mai realmente possedere, a meno di non percorrere, a propria volta, il doloroso cammino che l'aveva spinta a stringere un indicibile patto con coloro che l'avevano forgiato e glielo avevano concesso.
« Laes. Ascoltami per carità… » supplicò ella, proseguendo « Il mio nome è Midda Bontor e io conoscevo tuo padre: Salge Tresand. Egli è morto circa cinque anni or sono, ucciso per mano di un pirata al servizio di colei che chiami madre. Ed egli non ha mai avuto alcun rapporto con lei. Alcuno. » scosse il capo, rinnegando quanto pur palese nell'esistenza stessa del suo interlocutore « Io l'ho amato. L'ho amato in gioventù, almeno fino a quando questa carogna me lo ha concesso. E dopo di me, lo ha amato una coraggiosa donna di nome Berah, a sua volta uccisa solo pochi mesi fa per mano di tua madre. Ma Nissa… Nissa non ha mai conosciuto. Non lo ha mai amato. Lo ha solo odiato perché lui aveva commesso l'incredibile errore di amare me. »

In replica a quelle parole, un'accusa sufficientemente trasparente da parte della mercenaria in addebito alla propria gemella, la regina di Rogautt non sollevò la benché minima obiezione, ben lontana dal dimostrarsi interessata a prendere voce in un momento in cui l'altra aveva già detto a sufficienza per entrambe e, soprattutto, per rendersi pressoché ridicola all'attenzione del figlio.
Ancora una volta, infatti, Leas non sembrò poter concedere alla donna guerriero alcuna soddisfazione, nei termini, per lo meno, da lei sperati. Al contrario, il suo nuovo intervento si sviluppò in un modo tale che, se Midda riuscì a reggere al duro colpo, fu solo perché ormai abituata, da troppi anni, a non fare affidamento su alcun altro al di fuori di sé, né sui propri affetti, né, tantomeno, sulla propria famiglia.

« Io conosco il nome di mio padre. E conosco il nome dell'uomo che ha fecondato mia madre, nell'orrore della violenza. » sancì, ora egli a denti stretti, quasi ringhiando in contrasto alle accuse formulate a discapito di Nissa « Colui che hai chiamato Salge Tresand, e verso il ricordo del quale ti aspetti da me un qualche rispetto, era un lurido animale, che ha abusato di mia madre in ubbidienza ai tuoi ordini. Ma ella, malgrado io avrei potuto rappresentare per lei il frutto della vergogna, non mi ha rifiutato né ripudiato: mi ha accolto come il figlio che ero, mi ha dato una casa, e mi ha offerto un padre migliore del mostro del quale rappresento l'eredità immortale e che, solo per questo, mi rende meritevole di atroce e violenta morte. »

Superando poi la madre schieratasi innanzi a lui per proteggerlo, egli si piazzò fra la medesima e la loro antagonista, aprendo le braccia nell'assumere non una postura aggressiva, non una guardia tale da preparalo al combattimento, ma una posizione di resa, e di riconfermata difesa per colei per difendere la vita della quale sarebbe stato ben volentieri di morire non una, ma cento, mille volte, in modi sempre più crudeli, sempre più atroci. E, in tal atto, il suo amore, immenso e indiscriminato per lei, non avrebbe potuto essere frainteso, né posto in dubbio nella propria più sincera essenza: Leas non avrebbe mai permesso né a Midda, né ad alcun altro di aggredire sua madre, né con gesti, né con semplici parole.

« Ora, se vuoi affondare la tua lama nelle carni di qualcuno, nel cuore di qualcuno, che sia il mio a essere offerto in sacrificio per colei che a me ha donato la vita, e una ragione per vivere. » annunciò, serio come solo avrebbe potuto esserlo la morte, che stava tanto apertamente invocando « Ma, cara zia, io non ti permetterò di raggiungere mia madre, fossi anche costretto a soffocarti con l'impeto del mio sangue, fuoriuscente dalle ferite che tu mi imporrai con la tua lama e con la violenza che, da sempre, ti caratterizza e ti accompagna in ogni momento della tua vita… »

Se Midda Bontor fosse stata una donna qualunque, avendo vissuto tutto quello che ella aveva vissuto, anche e soprattutto per colpa di sua sorella Nissa, e ritrovandosi, ora, a confronto con il figlio che le era stato negato e sottratto; difficilmente avrebbe potuto ovviare a cedere realmente alla pazzia, così come quel vortice furibondo di eventi sembrava invocare per lei.
Ma ella era la Figlia di Marr'Mahew, era la Campionessa di Kriarya, era colei che aveva ucciso la chimera, che aveva attraversato indenne le paludi di Grykoo, che era evasa dal Cratere, che aveva recuperato la corona della regina Anmel, e che… molte altre gesta, troppe per poterle elencare nella loro completezza; motivo per il quale non si sarebbe mai concessa tanto arrendevolmente innanzi a un nemico, così come al fato più crudele. E se gli dei, Nissa o chiunque altro, con tanta perfidia, avevano progettato di rivolarle contro il figlio del suo amato Salge Tresand, quel figlio che ella stessa avrebbe voluto concedergli ma che non avrebbe mai potuto donargli, non dopo quanto compiuto da Nissa; ella non sarebbe rimasta in quieta attesa dello sviluppo naturale della questione.

« Arriverà il giorno in cui il castello di menzogne edificato da Nissa con la stessa apparente solidità di questo palazzo si dovrà scontrare con la violenza della verità… » profetizzò ella, ritraendosi di un lieve passo, a dimostrare come, per lei, quello scontro non avesse da farsi « … e in quel giorno, figliolo, scoprirai che, purtroppo, nulla di quanto ti hanno abituato a credere come reale è tale. Spero che allora tu mi cercherai, non per scusarti, ma per trovare in me quell'alleata che sola non ti tradirà mai. »

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