11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 5 luglio 2012

1629


C
ome temuto, la pur breve battaglia con Tahara, non era passata completamente inosservata all'interno dell'isola, ragione per la quale, al termine della medesima, Midda Bontor dovette porre all'opera tutte le proprie energie per permettersi di evadere all'inizio di una nuova, terribile sfida in contrasto, ora, all'intera Rogautt e alla sua popolazione di pirati.
Se solo avesse ancora avuto l'energia di un lustro prima, l'agilità che solo cinque, o poco più, anni trascorsi l'aveva caratterizzata, ella avrebbe potuto concedersi una breve rincorsa prima di arrampicarsi sulla cima dei tetti delle abitazioni a lei circostanti con una serie di rapidi salti, utili a rimbalzarla fra una parte e l'altra sino a condurla al punto più alto concessole. Ma dall'ultima volta in cui si era impegnata in un'attività del genere, erano per lei trascorsi troppi anni, e troppe avventure, tali da spingerla a dubitare di poter essere ancora in grado di compiere un'azione simile, una tale dimostrazione di incredibile controllo fisico, senza porre un piede in fallo, e, in conseguenza a ciò, cadere rovinosamente a terra, fra le braccia dei propri avversari, nemici giurati, di certo più che entusiasti all'idea di poterle strappare la carne dalle ossa in misura persino maggiore, e con maggiore violenza, di quanto non sarebbe mai potuto essere proprio per un branco di zombie, o assimilabili.
Alla luce di una simile consapevolezza, e dell'ineluttabile confronto con la particolare architettura tranitha, imperante anche su quell'isola e tale da rifiutare categoricamente forme regolari e geometriche per estendersi, altresì, in proporzioni del tutto caotiche, prive di qualunque regolarità, almeno nel confronto con lo sguardo degli uomini, nella stessa misura in cui sarebbe potuto essere lo sviluppo di un'edera, o di un corallo; ella valutò pertanto quanto concessole dall'ambiente a lei circostante con maggiore attenzione possibile, elaborando ogni eventuale via di fuga lì individuabile, e individuata, alla scelta di quella giudicata migliore, non solo per sottrarla all'attenzione di coloro che lì sarebbero accorsi, e avrebbero trovato Tahara priva di sensi, ma anche per permetterle di proseguire il proprio cammino in maniera più serena possibile, in ascesa verso il palazzo della propria gemella, sovrana di quelle lande sperdute nei mari del sud. E in tale valutazione, l'idea dell'approdo sui tetti non le dispiacque, per quanto, allora, raggiungibili in grazia a un azzardo, sì, ma minore di quelli ai quali si era abituata in passato, ponendo sfida ancor prima a se stessa che al proprio, fantomatico, destino.
Così, con un necessario sprezzo per il pericolo, e il pugnale recuperato dalla propria ultima antagonista, ella si proiettò in direzione di alcune casse dimenticate in prossimità alla propria posizione, balzò al di sopra degli stessi e, in loro grazia, si precipitò all'interno di una finestra ancor non illuminata dal bagliore di una candela improvvisamente accesasi, al primo piano di un'abitazione, un tempo sicuramente di pescatori, o artigiani, e ora soltanto di pirati, al pari dell'intera isola. E lì penetrata, ricaduta al di sopra di un letto con al proprio interno una coppia ancora in buona parte assopita malgrado quanto accaduto al di fuori della loro finestra, ella lasciò precipitare il proprio pugnale sulle loro gole, tagliandole di netto senza remora concedersi, e senza loro concedere alcuna possibilità di consapevolezza su costa stesse lì accadendo. Perché ove, più di tutti, ella ripudiava il ricorrere all'omicidio qual mezzo di risoluzione di una disputa con avversari a lei palesemente inferiori in abilità guerriera; al tempo stesso, qual Figlia di Marr'Mahew come ormai quell'intero angolo di mondo era solita indicarla, ella non avrebbe potuto negare l'indubbia utilità di due silenziose morti, come in quello specifico contesto, per difendere la propria esistenza in vita, in contrasto a chi avrebbe sicuramente voluto porla in dubbio.
Un comportamento, il suo, che nel confronto con l'immagine eroica attribuitale da molte, troppe ballate, avrebbe potuto stonare in maniera incomprensibile; ma che, nel confronto con la realtà dei fatti, si offriva più che coerente. Ella, invero e comunque, era ben lontana dall'essere un'eroina da ballate, una straordinaria guerriera utile a ispirare gli animi delle nuove generazioni. Al contrario, Midda era, ed era sempre stata, una straordinaria guerriera, sì, ma appartenente al mondo reale, a una particolare quotidianità nella quale la regola fondamentale avrebbe potuto essere riassunta in poche, semplici, parole: uccidi per non essere uccisa. E tale regola ella era stata costretta ad apprenderla molto presto nella propria esistenza, e proprio in contrasto a dei pirati come le sue due ultime vittime, ove i suoi primi insegnamenti nel merito dell'arte della guerra li aveva ricevuti ancor bambina, tanto giovane da essere difficile considerarla già fanciulla, a bordo di una nave sulla quale aveva voluto imbarcarsi come mozzo.
Nessuna pietà, quindi, avrebbe potuto far tremare il suo polso nel mentre in cui quei due rapidi fendenti venivano calati sulle gole dei dormienti, né su quelle di altri tre pirati che, nell'ascendere fino al tetto dell'edificio, ebbe occasione di incontrare. La sua non sarebbe dovuta essere riconosciuta né qual crudeltà, né tantomeno rabbia, ma quale semplice applicazione di una legge di natura: marinai e pirati da sempre erano nemici naturali ed ella, in quanto apparentemente alla prima categoria, non avrebbe potuto serbarsi esitazione alcuna nel combattere chi altresì incluso nella seconda, così come non ci si sarebbe mai potuti aspettare simpatia fra cani da pastore e gatti selvatici, volpi o lupi.

« Senza rancore… » sussurrò, addirittura, nel passarsi il dorso della mancina sul viso, a ripulirsi da uno schizzo incontrollato di sangue che, per poco, non gli era finita negli occhi, nei suoi splendidi occhi color ghiaccio, che blasfemo sarebbe forse stato turbare in qualunque modo.

Ascesa, finalmente, sul tetto dell'edificio, la mercenaria prestò attenzione a non interessarsi troppo dei movimenti avvertiti nella strada sotto di sé, laddove sporgersi per curiosare, così come una parte di lei avrebbe desiderato compiere, avrebbe anche significato svelare la propria presenza lassù, rivelando il trucco in grazia al quale Masva aveva preso temporaneamente il suo posto. Del resto, sebbene Tahara stava venendo rinvenuta priva di sensi, alcun indizio sarebbe potuto essere rivelato in merito alla sua presenza lì almeno sino a quando la stessa non avrebbe ritrovato coscienza di sé e del mondo a sé circostante, ragione per la quale non solo stolido, ma addirittura controproducente sarebbe stato sprecare attimi preziosi di tempo per soffermarsi lassù a contemplare cosa stesse accadendo sotto ai propri piedi.
Con passo rapido, una corsa leggera e agile, ella riprese quindi la propria avanzata verso il punto più alto della città, là dove era diretta prima di incontrare la propria ex-compagna, ora divenutale nemica. Se lungo le vie della città ella avrebbe corso meno rischi di mettere un piede in fallo e precipitare al suolo, così come, altresì, stava compiendo allora in sfida a quella contorta e irregolare architettura, imprevedibile nei propri sviluppi; pur vero avrebbe dovuto essere evidenziato come là sotto ella era stata costretta a prestare maggiore attenzione, nei propri movimenti, nel timore di essere individuata, eventualità che, là sopra, appariva meno probabile. In un inalterato equilibrio fra fattori positivi e negativi, quindi, ella si mosse con maggiore decisione verso il proprio fine ultimo, ben consapevole di come, proprio malgrado, sarebbe stata questione di tempo prima che la sua presenza sull'isola, in libertà, venisse confermata e si diffondesse uno stato di allarme per lei assolutamente controproducente.
Una corsa contro il tempo, la sua, non solo per il compimento della propria vendetta, ma anche per la salvezza dei propri compagni, la vita dei quali, a ben vedere, sarebbe valsa meno di niente non appena fosse stata resa nota la trama dell'inganno da loro ordita a discapito della sovrana di Rogautt. Fortunatamente per la Figlia di Marr'Mahew, comunque, già molte sue imprese passate, molte sue trascorse conquiste, non avrebbero potuto essere considerate nulla di più, né nulla di meno rispetto a quanto lì stava allora compiendo, ragione per la quale ella avrebbe potuto conservare una certa intima quiete.
Intima quiete, addirittura, che le permise il ricordo di una filastrocca, in quel momento non ripetuta dalle sue labbra e pur riecheggiante nella sua mente, a scandire il ritmo incalzante di ognuno dei suoi passi…

Corre di notte libero il gatto
sui tetti cercando un anfratto,
o forse cercando un'avventura
a dimostrar di non aver paura.

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