11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 17 luglio 2012

1641


« E
siste una ragione per la quale ti ho "rifiutato in maniera tanto spiacevole", lurido figlio d'una cagna indemoniata. » replicò ella, in un alito di voce, sperando che, questa volta, Seem riuscisse a restarne fuori, qual probabilmente unica anima innocente nel mezzo di troppi sgradevoli giuochi di potere e vendetta « E, non ti fare illusioni, appena questa storia sarà finita, il bracciale tornerà al suo posto e non ci sentiremo per un bel pezzo… spero per sempre, dannato bas… »
« Silenzio, sciocca. » la rimproverò il marito, trasmettendo nella propria voce un'emozione ben più grave del semplice tedio che sarebbe potuto per lui derivare da tanta ottusa e offensiva insistenza da parte della donna nei suoi riguardi, e tale da porre, per questo, la donna in allarme.
« Seem… » sussurrò, ora con tono più chiaro, per rivolgersi verso lo scudiero che, sino a un istante prima, desiderava mantenere estraneo alle proprie parole.
« Mia signora?! » domandò prontamente questi, volgendosi verso di lei pronto a ubbidire a qualunque suo ordine, a qualunque sua richiesta, a qualunque suo capriccio quasi ella fosse dea ancor prima che donna, e fosse dea buona e giusta, innanzi ai voleri della quale impossibile sarebbe stato trasgredire.
« Dietro il prossimo angolo a sinistra… » annunciò Desmair, indicando il punto in questione a meno di una dozzina di piedi dalla loro attuale posizione « … sta arrivando una pattuglia. Sedici, fra uomini e donne. E sono ben armati. »
« Sei pronto a combattere per la tua vita e per il tuo cavaliere?! » questionò la donna verso il proprio scudiero, forse persino con una certa retorica, dal momento in cui la risposta avrebbe dovuto essere considerata già definita dal primo momento in cui egli si era candidato a quello specifico ruolo al suo fianco.
« Sì. » confermò egli, senza la benché minima esitazione, sguainando quel pugnale che, fino a poco prima, aveva protetto la sua signora e che, ora, gli era stato offerto in affido nel mentre in cui ella aveva preferito affiancarsi una delle stesse sciabole consigliate all'equipaggio della Jol'Ange « Fino alla fine. »
« E anche oltre, mio buon Seem. E anche oltre. » annuì la Campionessa di Kriarya, più che soddisfatta da quelle parole, da quella conferma, attesa e sperata, a sua volta impugnando la propria arma e, con essa, preparandosi allo scontro, nel preferire un impatto diretto in luogo a una lunga fuga, che difficilmente avrebbe potuto condurre a qualcosa di buono se non a un semplice, e stolido, spreco di energie… e peggio ancora di tempo, in una situazione che non avrebbe potuto perdonare, in alcun modo, tale eventualità.

Per il figlio del dio Kah e della regina Anmel Mal Toise, l'occasione lì concessa di poter osservare in azione la propria sposa, non avrebbe dovuto essere considerata qual un'esperienza inedita, avendo egli assistito, in quegli ultimi anni, a decide, forse centinaia di battaglie poste in essere dal colei che avrebbe dovuto considerare propria nemica, propria suprema antagonista, ma che ormai aveva dovuto accettare qual propria alleata, qual propria prima risorsa in un contesto ben più esteso di quanto ella non avrebbe mai potuto ipotizzare essere.
Malgrado ciò, al di là dell'assenza di una reale originalità nello sviluppo del contesto lì circostante, egli non avrebbe potuto egualmente negarsi un certo interesse nei riguardi dell'unica, fra tutte le sue spose, ad aver mai posseduto un simile carisma, una tale forza d'animo, utile a poter addirittura soggiogare il destino, il fato, l'universo intero ai propri desideri, ai propri voleri, anche in assenza di poteri di natura mistica a supportare simile, straordinaria capacità. Midda, al di là di quanto fosse stata inopportuna nel rovinare i suoi piani di evasione dalla propria prigione, era pertanto anche agli occhi di Desmair quell'incredibile donna protagonista di tante canzoni e ballate, ragione per la quale potersi porre qual spettatore degli eventi che da quel conflittuale incontro sarebbero derivati, sarebbe stata un'esperienza indubbiamente interessante quali poche altre gli sarebbero potute essere concesse in quell'angolo di mondo.
Così, con sguardo interessato, egli osservò quindi l'evolversi della faccenda. E se non fosse stato dentro la testa della propria sposa, dovette ammettere, forse non sarebbe neppure stato in grado di cogliere, con l'esattezza, ogni singolo suo movimento, tanto alcuni furono rapidi nel proprio susseguirsi.
La prima ad attaccare, ovviamente, fu lei, facendo proprio il fattore sorpresa concessole dall'avviso di Desmair: un aiuto, in effetti, che non avrebbe mai ipotizzato qual possibilmente proprio, anche ove qualcuno glielo avesse anticipato, fosse anche per scherzo. Ciò nonostante l'annuncio del semidio non si rivelò qual fasullo come sarebbe potuto essere anche al semplice fine di canzonarla. E quando il primo pirata si mostrò oltre l'angolo, ella gli fu sopra, decapitandolo con un corpo netto e deciso della sciabola rea propria: non la sua lama in speciale lega forgiata secondo una tradizione nota solo a pochi fabbri figli del mare, ma non per questo meno efficiente nel decollare quel malcapitato, lasciando scendere il conteggio dei pirati da sedici a quindici, fra i loro avversari.
Un attacco perfetto e devastante, che non coinvolse, in verità, solo il singolo decapitato, ma anche il resto del suo gruppo, i membri del quale non poterono evitare di restare sconvolti da quella morte tanto violenta quanto repentina, in merito all'eventualità della quale alcuno avrebbe mai potuto esprimersi, ove sì estranea da ogni possibilità di predizione, per quanto tutti consapevoli del pericolo vagante all'interno della loro città. Un momento di sgomento collettivo, che costò la vita di un altro uomo e di una donna: il primo aggredito da Seem, che, al seguito della propria signora, conficcò con energia il proprio pugnale sotto la mandibola della sua preda, spingendo la lama a risalire sino al suo cervello; la seconda offesa da un secondo movimento della sciabola della Figlia di Marr'Mahew, ora un montante in grazia al quale l'intero addome della sua vittima venne squarciato longitudinalmente, lasciando a tutte le sue viscere l'unica possibilità di precipitare al suolo, saturando improvvisamente l'aria di quel nauseante odore proprio di qualunque campo di battaglia e, purtroppo, ben conosciuto da tutti i presenti, nessuno escluso.

« E' lei! » esclamò la voce di un'altra donna pirata, nella volontà di scuotere il proprio gruppo da quella sorta di intorpidimento collettivo nel quale era tutti precipitati, e che già era costato loro tre morti, riducendoli a un totale di soli tredici elementi « Uccidiamola! »

Tredici elementi, quelli sopravvissuti, che sarebbero probabilmente stati più che sufficienti per avere la meglio su ogni possibile avversario sarebbe stato loro presentato; ma che, nel contrasto con la sorella della loro regina, ebbero oggettivamente di che temere per le proprie esistente, a torto o a ragione. E, proprio in quanto animati da tale timore, essi non si posero dubbio di sorta sul destino al quale condannarla, potendo scegliere: non una semplice cattura, non un semplice ferimento, ma morte certa, unica condizione nella quale si sarebbero potuti finalmente considerare in salvo dal pericolo da lei rappresentato. Parimenti, tuttavia, ove soggiogati da simile paura, da tale ansia, alcuno fra loro si sarebbe potuto considerare completamente padrone di sé, e delle proprie abilità guerriere, così come sarebbe stato in opposizione a qualunque altro avversario: perché l'idea del crudele fato a cui ognuno di loro sarebbe stato destinato se solo avesse incrociato malamente il cammino della mercenaria, non avrebbe potuto imporre alcuna quiete sui loro animi, altresì torturandoli come solo avrebbe potuto compiere un flagello.
Così a Desmair venne estemporaneamente negato un epico scontro degno di essere definito tale, laddove uno dopo l'altro quegli uomini e quelle donne caddero sotto la spada della sua sposa, o sotto il pugnale dello scudiero a lei prossimo, senza concederle una qualche reale ragione di affaticamento per lo sforzo richiestole. Estemporaneamente, però, perché prima ancora che l'ultimo fra quegli uomini e quelle donne potesse raggiungere il suolo, privo di ulteriore possibilità di lotta, un nuovo drappello di uomini e donne su profilò in fondo alla via dalla quale erano sopraggiunti i primi: altri sedici pirati, di ambo i sessi, che non avrebbero dovuto rappresentare la benché minima minaccia per la mercenaria, non, quantomeno, in misura superiore agli altri, se a loro guida e comando non fosse stata una diciassettesima figura inattesa, e indubbiamente spiacevole nella propria presenza, dal punto di vista proprio di Midda Bontor. Perché a capo di quegli altri sedici pirati, allora, si mostro la soave e terribile immagine dell'ancor non dimenticata di Tahara, un tempo per lei apprezzata come Carsa Anloch.

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