11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 13 luglio 2012

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« M
ia signora! » esclamò Seem, per primo, già psicologicamente pronto a quell'evento, a quell'avvento « Siamo tutti qui, mia signora! Anche coloro che cercavi! » la volle subito informare, avendo ormai ben appreso come ella volesse essere ragguagliata senza troppi giri di parole innanzi a una questione, a uno sviluppo, soprattutto quando atteso o quando temuto.
« Midda! » esclamarono, quasi in coro, tutti gli altri, Masva inclusa, sebbene non potesse neppure sperare di alzare il capo, tanto era stata incatenata.
« Dove è Nissa?! » domandarono pressoché contemporaneamente Be'Sihl e Noal, evidentemente entrambi più che interessati a quel dettaglio, apparentemente non rispettato, del piano per così come elaborato.
« Non con me, purtroppo! » esclamò, frugando fra i cadaveri prodotti, in cerca delle chiavi « Dove sono le nostre armi? Dove è la mia spada?! » questionò, interessata a recuperare quella lama a cui si era sinceramente affezionata, la migliore fra tutte le sue compagne, fra tutte le sue complici.
« Le hanno riposte in un'armeria qui vicino, mia signora! » replicò lo scudiero, dimostrandosi ancora più che preparato con tutte le informazioni che a lei sarebbero potute essere utili, senza interessarsi al perché o al percome ella fosse giunta, in lei fiducioso come sarebbe potuto esserlo in una dea « Li ho veduti farlo, e posso condurti lì! »
« Cosa significa che non è con te…? » protestò il capitano della Jol'Ange, non apprezzando quello sviluppo in termini estranei da quelli previsti e desiderati « Che cosa è successo, Midda?! »
« E' successo che quella strega ha messo al mondo un figlio con Salge Tresand e questo figlio mi odia, credendo di essere nato da una violenza imposta a sua madre per mio divertimento! » rispose ella, trovando le chiavi e iniziando a frugarle, per aprire la prima cella, quella di Hui-Wen e dello stesso Noal « Ora dobbiamo scappare finché siamo in tempo, perché non so quanto ci metterà l'allarme a diffondersi per tutta l'isola e a raggiungerci. Se ci giochiamo bene le poche carte che abbiamo in mano, possiamo ancora farcela, in grazia a Thyres! »

Il nome di Salge Tresand, da tutti i figli della Jol'Ange. tranne che da Ifra e da Hui-Wen, conosciuto in prima persona e apprezzato per lo splendido capitano che era stato; impose un momento di necessario, e sconvolto, silenzio sul gruppo, negando loro la possibilità di insistere nel richiedere ulteriori informazioni e, in ciò, concedendo parallelamente a Midda Bontor di aprire la prima cella e di passare alla seconda, quella di Camne e Av'Fahr, senza essere da loro distratta, in quel frenetico confronto fra chiavi e serrature.
A pretendere, tuttavia, la sua attenzione, nel silenzio degli uomini e delle donne della Jol'Ange, fu la voce di Howe, che non si riuscì ad astenere dal pretendere il suo momento di gloria…

« No… fammi capire: dopo averti costretta ad abbandonare i mari, tua sorella è stata a letto con il tuo uomo e ha avuto da lui un figlio?! » riassunse, per quanto, in effetti, non vi sarebbe stato molto da condensare in un concetto già esposto in maniera assolutamente concisa « Diamine. Ne ho conosciute tante di meretrici, ma tua sorella le batte tutte! » volle esprimere in parole tanto ricercate il proprio parere, per un attimo strappando in ciò una risata dalle labbra di Seem e di Ifra.
« Sto cercando di non pensarci troppi, per evitare di dare di matto. » puntualizzò ella, aggrottando la fronte alle parole dello shar'tiagho « E tu non mi sei di nessun aiuto! »
« Questa te la sei cercata, genio. » sussurrò Be'Wahr, colpendolo con una gomitata nei fianchi, a rimprovero per la pessima uscita.

Aperta la cella di Camne e Av'Fahr, Midda passò a quella di Be'Sihl, Ifra e Seem, riuniti insieme in uno spazio tuttavia non maggiore rispetto a quello dedicato agli altri. Fu allora che il locandiere si fece largo contro la porta e la feritoia in cima alla stessa, per poterla guardare in volto e assicurarsi, in ciò, che ella stesse bene, non fosse ferita né nel fisico, né nello spirito, eventualità, purtroppo, non remota in conseguenza a quanto da lei appena riferito.
Ciò che, da quella posizione, egli non poté comunque immediatamente cogliere, fu l'assenza del bracciale dorato alla sua mancina, altresì attorcigliato attorno alla cintola, a distanza dalle sue carni. Il bracciale che egli le aveva donato e che si ergeva qual unica barriera fra la sua mente e il malefico Desmair, che già troppo aveva avuto occasione di divertirsi a sue spese.

« Midda… » esclamò, non sapendo cos'altro poter dire, in quel momento, che non apparisse sciocco o banale, ma, nonostante tutto, desideroso di renderla partecipe della propria presenza la suo fianco.
« Va tutto bene, Be'Sihl. Va tutto bene… » sussurrò ella, cercando, forse, di convincersi delle proprie parole mentre, chiaramente, di positivo avrebbe potuto essere individuato ben poco in tutta quella loro disavventura « Tu… lo vedi…? » soggiunse poi, in riferimento all'enorme figura che, dalla cima di quel tetto dove aveva trovato temporaneo rifugio, le era stata al fianco, guidandola sino alla prigione come da impegno preso.
« Vedere… chi?! » domandò l'altro, non comprendendo di cosa ella stesse parlando.

Solo in grazia alla collaborazione di suo marito, invero, ella aveva avuto modo di raggiungere i prigionieri, e di affrontare con un certo vantaggio le guardie lì poste a sorveglianza. Non solo quelle ultime quattro, ma anche le altre dodici uccise lungo i vari corridoi di quel complesso edificio, sempre in stile tranitha. Desmair che, non per la prima volta, si era manifestato simile a spettro al suo fianco, animato, tuttavia, da un desiderio diverso dal consueto di mera derisione o, peggio, di dissimulazione della realtà a suo discapito… la volontà di aiutarla. E come già in ogni occasione precedente, ella era comunque l'unica a poterlo vedere e sentire, nel mentre in cui, per chiunque altro, sarebbe stato come se fosse vittima di allucinazioni e nulla più.
La domanda a Be'Sihl, in ciò, era sorta al fine di comprendere se, in conseguenza alle sue recenti, e ammesse, collaborazioni con il semidio, egli avesse sviluppato una certa sensibilità alla sua presenza, tale da permettergli di percepire qualcosa che comunque sapeva essere solo dentro la sua testa, e non nel mondo a lei circostante. E nella risposta ricevuta, ella aveva trovato solo ragione di rallegrarsi, nel poter, quanto meno, considerare il proprio amato ancora sufficientemente indenne dall'influenza del mostro.
Ciò nel merito di cui ella, purtroppo, non avrebbe potuto mai maturare autonomamente una qualche confidenza, sarebbe stata la consapevolezza di come, con lei, Desmair avesse un canale privilegiato dettato dalla loro unione matrimoniale; nel mentre in cui, con Be'Sihl, egli dovesse ricorrere all'intermediazione di un proprio spettro, in diretto contatto con la mente dell'uomo, per potergli parlare. Spettro che, in quel momento, avrebbe dovuto mantenere a debita distanza dall'isola al fine di non allarmare colei che non desiderava affrontare a viso aperto per più che comprensibili ragioni personali, preferendo permanere nell'ombra, qual ignoto supporto della missione della Figlia di Marr'Mahew. Quindi, al di là di ogni possibile considerazione sulla particolare e forzata unione spirituale fra Midda e Desmair, ciò che più avrebbe lì avuto valore per lei sarebbe stata l'evidenza dell'impossibilità di un rapporto diretto fra la creatura immortale che disgraziatamente aveva per marito e il proprio adorato locandiere, che più di chiunque altro in quel gruppo, in tutta onestà, avrebbe voluto difendere da qualunque pericolo.

« Non è importante ora. » scosse il capo, considerando chiuso l'argomento « Ne parleremo dopo, ammesso che vi potrà essere un dopo. » puntualizzò, aprendo in quel momento la cella e depositando fra le mani di Be'Sihl il mazzo di chiavi, nel mentre in cui depositava sulle sue labbra, con un gesto fuggevole, un bacio pieno d'amore e di desiderio.
« … ma…?! » esitò egli, non comprendendo il significato di quel gesto.
« Libera i due fratelli e Masva… » gli comandò, per tutta risposta « Poi prendete le sciabole delle guardie morte, che possono sempre riservarsi una certa utilità, e dirigetevi tutti verso la Jol'Ange, là attrezzandovi per la partenza. » soggiunse, rivolgendosi ora all'intero gruppo e, in particolare, a Noal, loro capitano « Io, Seem e Ifra, intanto, andiamo a riprenderci le armi, e vi raggiungiamo là… »

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