11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 28 luglio 2012

1652


G
li istanti trascorsero lentamente. E lento divenne anche il battito cardiaco della Figlia di Marr'Mahew, nella volontà di dissimulare completamente la propria presenza entro quei confini, al di sotto di quella fine sabbia che lieve copertura le avrebbe potuto concedere.

In quella distorsione percettiva del tempo, Midda si ritrovò a fronteggiare ogni proprio sentimento di colpa, ogni proprio rimorso per quanto accaduto in passato, per quanto probabilmente avrebbe potuto compiere ma, per mero egoismo, non aveva voluto fare, pensando solo a se stessa, anteponendo i propri bisogni a quelli della sua famiglia. Della sua famiglia di sangue, quantomeno.
Negli anni in cui ella aveva servito ancora bambina a bordo della sua prima nave, la Fei’Mish del capitano Mas Fergi, ella aveva totalmente obliato ogni contatto con la propria isola natia, con la propria famiglia, da lei salutata solo attraverso una infantile lettera di spiegazioni nel merito della propria brama di avventure. E in quegli anni, mentre lei era lontana da casa, sua madre, la sua amata madre, si era ammalata ed era morta, senza che ad alcuna delle due fosse concessa un'occasione per salutarsi, per dirsi addio. Di questo Nissa aveva sin da subito colpevolizzato la gemella, quasi ella avesse da considerarsi persino, e assurdamente, responsabile della morte della madre. E il giorno in cui Midda, finalmente, si concesse occasione di ritornare a casa a casa, non poté essere ovviata una furiosa lite con la propria unica sorella, comportamento nel confronto con il quale loro padre prese, o comunque parve prendere, le parti della figlia rimasta al suo fianco.
Per tale ragione, per un simile purtroppo doloroso motivo, da quel momento, da quell'unica, combattuta rimpatriata, ella non aveva avuto più il coraggio di fare ulteriore ritorno a casa. E, qual apparentemente diretta conseguenza di tale scelta, di simile decisione, Nissa aveva abbracciato la vita da pirata, nell'inizio di quel cammino che, in grazia al medesimo carisma e alla medesima forza d'animo che avevano reso l'altra una leggenda vivente, l'avrebbe condotto alla propria attuale posizione, quella di sovrana di tutti i pirati dei mari del sud, regina di Rogautt e, con essa, di un regno che, se solo ella avesse desiderato, avrebbe potuto presto imperare su tutte le coste di quell'angolo di mondo, strappandone il controllo ai legittimi proprietari… o, quantomeno, presunti tali, nell'ipotesi che la terra creata dagli dei potesse essere posseduta da un singolo individuo, fosse anche questi un sovrano.
Tanti sensi di colpa, tanta responsabilità, quella che ella avvertiva gravare sulle proprie spalle, la quale, se non si fosse concessa un certo autocontrollo, una certa freddezza d'animo, avrebbe potuto schiacciarla, annichilirla, impedendole di osservare la realtà per quello che, invece, avrebbe dovuto considerare essere. La morte di sua madre non avrebbe in alcun modo dovuto essere considerata conseguenza del proprio operato, della propria fuga di casa. E la rabbia che aveva spinto Nissa ad abbracciare tanto pericolose scelte, non avrebbe dovuto essere considerata generata dalle sue scelte, dalle sue, eventualmente, mancanze, ma solo, e semplicemente, dall'incapacità, per la sua gemella, di accettare la sua intima necessità di evasione, quella brama di oltrepassare sempre nuovi limiti che l'aveva contraddistinta in tutta la propria vita, tanto quando marinaia, ancor più come mercenaria.

Persa in tali pensieri, le funzioni vitali della mercenaria rallentarono al punto tale da poter essere paragonabili a quelle di un cadavere, rendendo praticamente impercettibile la sua presenza in quel luogo, in quella spiaggia, sotto una tanto fine sabbia.
Condizione, in effetti, che spinse Nissa a dubitare seriamente di quanto, un istante prima, aveva considerato certo, e che, per questo, le impose di prendere nuovamente voce, ora in direzione, palese, degli uomini e delle donne, pirati, che dovevano averla accompagnata sino a quel punto, quale scorta personale, piccolo esercito ai suoi ordini.

« Andate. » comandò, con tono fermo « Verso il molo. Scoprite se qualcuno è riuscito a evitare che la Jol'Ange potesse prendere il largo. E tornate a riferirmi. »

Pensare che nessuno fosse stato inviato nel punto più logico entro il quale cercare i fuggitivi, invero, sarebbe equivalso ad ammettere una trasparente deficienza intellettuale. Anche alla luce di ciò, infatti, Midda aveva ordinato alla goletta di prendere il largo, laddove sarebbe già stato sufficientemente complesso anche in assenza di qualcuno impegnato a dare loro la caccia. E seppur, sino al momento in cui si erano riuniti, il molo non era stato ancora invaso da pirati desiderosi del loro sangue, sfidare ulteriormente la sorte avrebbe voluto dire sputare in faccia agli dei tutti che già tanta benevolenza avevano loro dimostrato.
In ciò, la Campionessa di Kriarya non poté fare a meno di sperare che, almeno in questa occasione, Noal le avesse offerto ascolto, e con lui tutti gli altri, non sostando in sua attesa, ma prendendo immediatamente il largo, prima di rischiare di vanificare ogni impegno da lei speso nel cercare di recuperare gli scettri e, subito dopo, di allontanarsi da lì. Da quell'isola intera.

« Sì, mia regina. » rispose una voce, a nome di tutti coloro che le erano prossimi, non contraddicendo alcuno dei suoi voleri, né, tantomeno, mettendone in dubbio la legittimità. Ella era la loro regina e, per lei, sarebbero tutti morti non una, ma cento e più volte.

A quell'assenso, pertanto, tutto quello che seguì fu solamente il suono proprio di una moltitudine di piedi impegnati in passi utili ad allontanarsi dalla spiaggia, in direzione del molo ove la Jol'Ange era stata, e speranzosamente più non era, ormeggiata, per porre in essere i desideri della loro ispiratrice. E solo quando non la benché minima vibrazione restò a caratterizzare il terreno sul quale la donna guerriero era sdraiata, e sotto il quale ella era celata, la voce di Nissa Bontor tornò a presentarsi, sebbene, ora, caratterizzata da un'inflessione a lei estranea, diversa da quanto la sua gemella avesse mai avuto occasione di ascoltare.

« Se sarà necessario trasformerò l'intera spiaggia in lava, mia carissima sorella… » premesse, qual avvertimento a suo favore « Ma puoi star certa che non mi fermerò innanzi a uno stupido giuoco da bambini. Né ti permetterò di allontanarti con i miei scettri. »

Ogni parola scandita dalla sovrana dei pirati, per quanto apparentemente assurda nelle proprie implicazioni, prima fra tutti l'esistenza di poteri magici a caratterizzarla, sembrò gravemente confermare ogni sospetto, in verità certezza, già maturata nell'animo di Midda, la quale, tuttavia, non si mosse da terra, da sottoterra, cercando di mantenere assoluta calma, quale, sino a quel momento, l'aveva caratterizzata e le aveva permesso di non rendere ancora sì palese la sua presenza, comunque già nota, in quella spiaggia.
Ma, come già pocanzi, ella non volle ancora concedere spazio a una tanto terribile, quanto drammatica ipotesi quale sarebbe stata la sola utile a ricongiungere ogni tessera di un sin troppo complesso mosaico. Un mosaico, in effetti, rivelatosi per la prima volta, nella propria esistenza, il giorno stesso in cui ella venne catturata dalla propria nemesi, e sulla testa di questa ebbe a materializzarsi senza alcun raziocinio atto a descrivere tale evento, la corona di una leggendaria sovrana del passato, ricordata per la gloria del proprio benefico operato e, al tempo stesso, per l'orrore intrinseco in ogni proprio atto, recante seco solo morte e distruzione: la Portatrice di Luce e l'Oscura Mietitrice… la regina Anmel Mal Toise, madre del suo sposo.

« Avanti, Midda! » insistette l'altra, dimostrandosi spazientita « Credi che abbia voglia di perdere tempo con una sciocca e arrogante mortale? Se ho mandato via gli uomini e le donne al mio servizio, è stato proprio nella volontà di poter agire liberamente in tua offensiva. Arrivando anche, ove necessario, a strappare dal tuo corpo, dalle tue ossa, ogni singolo brandello di carne, per farti confessare. » minacciò, non offrendo l'impressione di star parlando a vuoto « Vuoi restituirmi gli scettri che mi hai già sottratto con l'inganno secoli fa, lurida cagna tranitha?! »

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