11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 9 luglio 2012

1633


G
ettarsi verso terra, dalla finestra, a quell'altezza, sarebbe equivalso a esprimere un desiderio suicida, eventualità verso la quale la Campionessa di Kriarya non si sentiva pronta a proferir verbo. Gettarsi in avanti, verso i tetti della cittadella attorno a loro, dalla finestra, a quell'altezza, sarebbe equivalso a esprimere tutta la propria più concreta pazzia, o forse il proprio più indomabile coraggio, nel voler agire in una direzione verso la quale alcun altro avrebbe mai osato impegnarsi. Ed ella, forse ancora folle come lo era stata in quegli ultimi eventi, o forse finalmente tornata padrona di sé e animata dalla propria consueta, incredibile audacia, scelse di impegnarsi proprio in tale direzione, per preservare la propria esistenza in vita, sebbene, ormai, improbabile sarebbe stato scommettere su di lei e sulla propria vittoria, alla luce di quanto era avvenuto, di quanto aveva permesso che avvenisse.
Perché era stata tanto stupida da precipitarsi in quelle stanze? Convinta di ottenere cosa, poi? La fedeltà di un nipote mai conosciuto? L'amore di un figlio non suo, e sicuramente cresciuto nello stesso odio che aveva avvelenato il cuore di sua sorella? Perché ella non aveva riflettuto prima di agire? Perché non aveva ponderato su quanto avrebbe comportato il suo gesto, non tanto a proprio stesso discapito ma, ancor più, a discapito dei propri compagni?
Così facendo, infatti, ella aveva condannato a morte tutto l'equipaggio della Jol'Ange, aveva condannato a morte il proprio amato Be'Sihl, e non aveva riservato qual propria neppure l'occasione di immaginare in quale maledetto punto dell'isola potessero averli imprigionati, per intervenire in loro soccorso prima di risvolti meno gradevoli a loro discapito! Stupida vacca…
… stupida vacca…
Ricadendo su un tetto lontano da quello da cui era partita in quella propria assurda incursione all'interno del palazzo della sorella, e rotolando sul medesimo per smorzare il proprio impeto, altrimenti eccessivo per poter affrontare con prudenza quei tetti irregolari e imprevedibili nei propri sviluppi, la Figlia di Marr'Mahew ripensò a quando, di recente, avesse udito quelle parole in luogo al più consueto "cagna" con il quale i suoi avversari erano soliti rivolgersi a lei. E spingendo la propria memoria a quelle complesse visioni che ella aveva avuto nel mentre in cui era stata sotto l'effetto degli scettri del faraone, visioni che le avevano permesso di scoprire, fra l'altro, che Be'Sihl l'aveva quasi tradita in un osceno rapporto con il suo sposo, Desmair, ella non poté ovviare a darsi della più completa deficiente per il piano, tanto pericoloso, che nel mentre di ciò la sua mente aveva elaborato.

« Non puoi volerlo fare sul serio… » si rimproverò, continuando a muoversi fra i tetti verso un punto non meglio precisato, ma speranzosamente al sicuro da sguardi indiscreti, per essere al sicuro dalla caccia all'uomo che, di lì a breve, si sarebbe scatenata a suo discapito « Hai gridato contro Be'Sihl perché l'ha fatto per il tuo bene: non puoi voler rifare il suo stesso sbaglio. Dannazione, Midda! »

Purtroppo, dopo aver già agito in termini sufficientemente stupidi da mettere a rischio la vita di tutti i suoi compagni di ventura, un gesto stupido in più non sarebbe potuto apparire tanto inattuabile. Non se, in cambio di ciò, le sarebbe stata concessa l'occasione di evitare di avere sulla coscienza la morte di praticamente chiunque le fosse ormai caro al mondo, tutti riuniti, per quell'infausta occasione, in Rogautt.

« Aveva ragione Tahara… sei una maledettissima figlia d'una cagna! » concluse, in quel dialogo con se stessa, all'evidenza che la decisione era ormai stata presa « Se alla fine di questa avventura riuscirai a ritornare a Kriarya, sarà la volta buona in cui dovrai baciarne la strada, qual tributo agli dei tutti… »

Scaramantica fu quella sua ultima asserzione, nella speranza che qualcuno, fra gli dei, anche non solo la sua sempre invocata Thyres, potesse concederle un minimo di benevolenza, in minimo di aiuto e di conforto nella pessima situazione nella quale si era andata a infognare. Perché, per la prima volta nella sua vita, temette di non farcela in assenza della collaborazione di qualcuno più in alto di quanto mai avrebbe potuto sperare di giungere, qualcuno che stendesse la sua eterea mano ad aiutarla.
In assenza, tuttavia, di una possibilità di contatto diretto con gli dei, ella si dovette allora accontentare del contatto con un semidio. L'ultima creatura al mondo con la quale avrebbe potuto desiderare un dialogo, ma, allora, l'unica creatura al mondo che, proprio malgrado, le avrebbe potuto essere utile. Trovato, pertanto, un cantuccio nel quale potersi nascondere, non potendo prevedere quali effetti avrebbe potuto comportare il suo ricongiungimento spirituale al marito, ella trasse un profondo respiro e alzò la propria destra verso il bracciale dorato, di chiara foggia shar'tiagha, donatole tempo prima da Be'Sihl, per liberarla dall'influenza di Desmair in grazia all'influsso del dio Ah'Pho-Is, signore degli inganni, che mai avrebbe potuto tollerare la presenza di altri poteri a distrarre la mente di chi in possesso di un gioiello nel suo nome benedetto.

« Me ne pentirò. Lo so. » commentò, appoggiando delicatamente le proprie nere dita insensibili su quel serpente dorato, avviluppato al proprio braccio, per sfilarselo ed eliminare, in tal modo, il contatto fra sé e quel monile rivelatosi, sin dal momento del loro primo contatto, troppo prezioso per potersene privare, fosse anche solo per fare il bagno « Ma devo farlo. »

Parole non gratuite, le sue, in quanto, già da lungo tempo, aveva scoperto quanto dannoso fosse tentare di risolvere i problemi in grazia alla stregoneria: ogni scorciatoia, ogni trucco utile a tentare di piegare il fato ai propri voleri in conseguenza a qualunque energia diversa dalla propria fisica e d'animo, comportava sempre uno sgradevole prezzo da pagare. Prezzo che, probabilmente, non sarebbe neppure stato immediatamente evidente, ma che, nel corso del tempo, sarebbe riemerso con devastante forza, schiacciandola nella corrispettiva misura di quanto quella magia le era stata utile.
Quando ella aveva conquistato una protesi straordinaria, utile a rimpiazzare il braccio ingiustamente sottrattole; l'aveva poi pagata in una misura tale che mai, con alcuno, si era sentita di confidarsi, tanto orrenda era stata. Così come quando ella aveva impiegato il potere del sangue della chimera per i propri scopi; l'aveva poi pagata rischiando di trascorrere il resto della propria vita in un limbo estraneo a ogni realtà, dal quale era evasa in grazia a una mai meglio chiarita evoluzione del quale era rimasta completamente inconsapevole. Due semplici esempi, purtroppo non i soli, nei quali ella aveva voluto tentare di facilitare il proprio cammino di vita nel ricorso alla stregoneria o ad altre comparabili forze mistiche, restandone poi spiacevolmente bruciata.
Purtroppo, in quell'occasione, ella si stava sentendo costretta ad agire in quei termini, ove in alcun altro modo, avrebbe mai potuto concedersi di raggiungere in tempo i propri amici, i propri alleati, salvandoli da morte certa. E, per una volta tanto non spinta da intenti egoistici, ella era pronta a rischiare di pagare qualunque prezzo le sarebbe stato domandato, non desiderando che alcun altro avesse da soffrire per causa sua, così come già troppo spesso era stato in passato, remoto e prossimo.

« Thyres… »

Quasi piagnucolò il nome della propria dea, nel terrore di completare il gesto che stava compiendo, nel terrore di trovarsi, nuovamente, vittima del proprio sposo; colui che l'aveva già una volta sospinta a uccidere due cugini del proprio adorato Be'Sihl, arrivando quasi ad ammazzare anche lui stesso, nel considerarlo, per colpa di Desmair, un mostro necrofago, che desiderava asservirla agli scopi propri e della propria gente maledetta, tutte oscene creature suo pari e meritevoli di null'altro se non di morte.
Sgradevolmente, però, se non avesse agito in tal modo, Be'Sihl sarebbe rimasto egualmente condannato, e con lui Seem, Howe e Be'Wahr, e tutto l'equipaggio della Jol'Ange, che già troppi morti aveva dovuto rimpiangere per causa sua. Così ella agì… e nel momento in cui quel bracciale si separò dalle sue carni, niente fu più lo stesso.

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