11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 10 luglio 2012

1634


« B
entornata… moglie. »

Se Midda non avesse già avuto a che fare con i poteri del suo sposo, certamente tutto quello che le accadde le avrebbe dato l'impressione di essere stata improvvisamente e violentemente strappata a Rogautt per precipitare nuovamente molto più a nord, fra le vette dei monti Rou'Farth, in quell'immensa e oscena fortezza all'interno della quale aveva incontrato per la prima volta colui che, per la salvezza di una sua amica, aveva deciso di eleggere a proprio marito, con l'inganno. E se egli era stato ingannato da lei, ella non era riuscita a uscire da tutto ciò indenne, legandosi fisicamente a quell'orripilante entità e condannandosi a condividere, con egli, i propri pensieri, le proprie emozioni, i propri sogni. Solo il bracciale dorato benedetto nel nome del dio Ah'Pho-Is, nel quale ella neppure avrebbe dovuto credere, era in grado di impedire a Desmair di stabilire quel contatto con lei e, una volta privatasene, egli aveva subito ripreso possesso di lei, e della sua mente, conducendola su un terreno di giuoco a lui più favorevole.
Così, eccolo lì, magnifico e terribile allo stesso tempo. Desmair. Con i suoi sette e più piedi di altezza. Con le sue trecentotrenta e più libbre di peso. Con la sua pelle, glabra, della stessa parvenza del cuoio, anche se caratterizzata da un color rosso vivo. Con i suoi muscoli, sì sviluppati come neppure Av'Fahr o un qualunque altro figlio dei regni desertici centrali avrebbe mai potuto sperare di offrir vanto Con i suoi zoccoli neri simili a quelli di un cavallo in luogo a semplici piedi. E con il capo caratterizzato da smisurate corna bianche, tanto grandi e tanto pesanti che, con la loro semplice presenza, avrebbero dovuto spezzargli il collo, se questo non fosse stato proporzionato alla massa che era costretto a reggere. Un creatura statuaria nella propria imponenza; e al tempo stesso un mostro orrendo nelle proprie forme, con le quali mai alcun occhio umano avrebbe dovuto potersi dire confidente, ma con l'immagine del quale, Midda, ormai, era più che familiare, al punto tale da non poter provare più alcuna emozione di disgusto innanzi a lui.
E sul suo volto, contraddistinto da un lungo mento, da un naso aquilino, da piccoli occhi gialli e da grandi orecchie sporgenti e appuntite; non poté allora mancare un necessario sorriso di orgogliosa soddisfazione, di sadico piacere, nel potersi nuovamente confrontare, dopo tanto, troppo tempo, con colei che, dopo averlo sposato con l'inganno, l'aveva escluso con la prepotenza dalla propria vita.

« Tagliamo corto, Des… » esordì ella, per nulla ricambiando la soddisfazione e il piacere del proprio interlocutore « … e facciamo che io non ti staccherò la testa dal corpo per essere entrato in affari con il mio Be'Sihl; e tu mi perdonerai per lo scherzetto del bracciale, con il quale ci siamo detti addio per questo lungo, e per me estremamente piacevole, periodo. »
« Lo hai già fatto… e non è servito a molto, mi pare di ricordare. » puntualizzò egli, in riferimento alla minaccia rivoltagli, e da lei, invero, già posta in essere in occasione del loro primo, e attualmente unico, incontro fisico.
« Solo a farti arrabbiare. » osservò la donna, piegando appena il capo di lato con fare ora divertito « Gridavi come una verginella la sua prima volta… »
« Midda Bontor che si spreca in scarse battute chiaramente maschiliste?! » commentò, aggrottando la fronte con aria poco convinto « L'incontro con tua sorella deve averti sconvolta davvero molto per farti cadere così in basso… » soggiunse, ora con tono che, se non gli fosse appartenuto, la donna difficilmente non avrebbe potuto interpretare qual preoccupato.
« Sì. Ed è proprio perché sono caduta così in basso che ho scelto di contattarti, maritino mio. Feccia per feccia… » ironizzò ella, per un istante dimentica delle ragioni per cui si era tolta il bracciale, del suo originale intento di collaborazione con Desmair, obliato nella repulsione provata per lui e per tutto ciò che egli avrebbe potuto rappresentare.
« Potresti privarti dei sensi con un solo gesto, e dopo abusare di te in modi che neppure potresti immaginare: con il tuo inganno mi hai fatto giurare di non uccidere te o quelle altre due sgualdrine che erano al tuo seguito al nostro matrimonio, ma nulla mi impedisce di torturarti o violentarti. » la pose in guarda il demoniaco semidio, arricciando le labbra nel porsi poco tollerante nel confronto con l'insolenza della propria sposa « Stai attenta, Midda. »
« Ho vinto esseri peggiori di te, Desmair… e un giorno troverò il modo di ucciderti, dovessi ascendere sino alla casa degli dei e chiedere loro l'arma giusta per abbatterti, per distruggerti in maniera così completa da non permetterti più un'occasione di ripristino. » minacciò la Campionessa di Kriarya, qual replica alle parole a lei rivolte, nel dimostrarsi tutt'altro che spaventata dalle prospettive da lui in tal modo enunciate.
« Fino a quel giorno, però, tutti coloro che ti sono cari saranno in pericolo. Perché i miei spettri li sorvegliano sempre, costantemente, pronti a menare un letale fendente a un mio semplice pensiero in tal senso. » le ricordò egli, a propria volta desideroso di dimostrarsi indifferente alle minacce da lei suggerite.
« Non lo faresti mai. » scosse il capo la donna guerriero « E sappiamo entrambi il perché. »

Da mesi, anni ormai, sussisteva fra loro una guerra combattuta principalmente su un piano psicologico, ancor prima che fisico, nel reciproco timore di cosa sarebbe potuto accadere se uno fra loro avesse compiuto quel particolare gesto utile a definire senza possibilità di ambiguità alcuna fra loro l'inizio di un conflitto senza esclusione di colpi, che avrebbe condotto, ben presto, all'annichilimento reciproco con maggiori probabilità che alla vittoria di uno dei due.
Midda, infatti, non avrebbe potuto negare il potere del semidio, il cui dominio sul mondo degli spiriti, e probabilmente non solo, era tale da poter essere contemporaneamente in ogni angolo del Creato, per quanto, proprio malgrado, rinchiuso al di fuori dello stesso, in una dimensione alternativa che per lui avrebbe funzionato qual prigione almeno sino a quando non sarebbe riuscito a trovare, e sposare, una negromante sufficientemente potente da permettergli di ritornare a contatto con la realtà: arrischiarsi, pertanto, a prendere palese posizione contro di lui non avrebbe assolutamente giovato alla salute dei propri amici, già abitualmente posti in pericolo dalle minacce di sua sorella Nissa. Reciprocamente, Desmair non avrebbe potuto negare l'incredibile forza di volontà della donna guerriero e, in grazia a questa, gli straordinari successi da lei riportati in contrasto a ogni genere di avversario, umano e non, mortale e non: se fosse mai esistito un mezzo per imporgli la morte, così come neppure egli stesso era in grado di immaginare, ella di certo sarebbe stata in grado di individuarlo, se non, peggio, di plasmarlo, e di impiegarlo in suo contrasto, ragione per la quale impegnarsi apertamente in suo contrasto sarebbe stata una mossa decisamente controproducente, almeno per il proprio obiettivo finale.
In una condizione di stallo, qual la loro, tutto ciò che apertamente entrambi erano posti in grado di condurre era solo un abile giuoco psicologico, volto a tentare di prevalere sulla controparte senza ricorrere a una qualche diretta, o indiretta, azione fisica.

« Comunque sia, credo che tu abbia voluto questa riunione familiare per richiedere il mio aiuto… o erro? » cambiò argomento il semidio, avanzando di qualche passo verso di lei, all'interno della vasta sala in cui l'aveva voluta incontrare, all'interno della sua mente « E' per il mio caro amico Be'Sihl che mi hai cercato… e per tutti gli altri tuoi amichetti della Jol'Ange. » affermò, senza ombra di dubbio nella propria voce, non quale domanda, fosse anche per domandare conferma, ma quale semplice constatazione.
« Qualcosa in contrario…?! » replicò ella, seria nel proprio tono di voce, non gradendo la supponenza implicita nella frase del marito e ciò che da tutto ciò sarebbe potuto derivare.
« Assolutamente no. » scosse l'enorme capo il figlio del dio Kah, sorridendo con aria sorniona « Ho molto a cuore la sconfitta di tua sorella… e, per quello che mi sarà possibile, ti assicuro che metterò a tua disposizione tutto il mio aiuto. »

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