11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 24 luglio 2012

1648


« C
osa sta portando in spalla?! » domandò sempre sottovoce Masva, cogliendo quel particolare aggiuntivo in grazia a occhi abituati a perscrutare le tenebre, allenata in tal senso dalle lunghe notti trascorse di vedetta « Sembra un sacco… o qualcosa di simile. »
« Non cosa… chi. » la corresse Noal, non meno confidente di lei con quel particolare contesto e con le esigenze da esso derivanti « E' qualcuno. Una donna, direi, date le sue forme. »
« Può essere riuscita a catturare Nissa…? » ipotizzò il biondo Be'Wahr, già impegnato insieme ad Av'Fahr ad attrezzare la passerella, per permetterle di risalire a bordo della goletta.
« Ne dubito. » scosse il capo il capitano, cercando di mettere meglio a fuoco l'immagine, nel mentre in cui ella si avvicinava a loro « Non sembrano le sue forme. Le stesse forme di Midda, voglio intendere… »

Forse Be'Sihl, a quel commento, avrebbe dovuto provare un moto di gelosia.
Ma provare gelosia per quel commento sarebbe stata la scelta più stupida che avrebbe potuto compiere.
Dopotutto, oggettivamente, egli non avrebbe potuto affermare che le forme della propria amata fossero abitualmente impercettibili allo sguardo, fosse anche con disattenzione. Né, parimenti, avrebbe potuto sostenere l'idea che ella non fosse mai apparsa nuda innanzi a chicchessia, anche senza riferirsi ai recenti eventi con la medusa gigante. Midda Bontor, in verità, ed egli lo sapeva, non aveva mai fatto proprio un qualche particolare senso del pudore, non trovando ragione di vergognarsi del proprio corpo o, eventualmente, della propria nudità. Più volte egli aveva avuto modo di vederla combattere pressoché nuda. E ancor più volte, lo sapeva, molti altri avevano avuto simile opportunità, pur senza intrattenere con lei un qualche rapporto intimo. Che Noal, fra l'altro interessato a un altro genere di compagnia, potesse esprimere un commento in tal senso, non avrebbe potuto suscitare in lui alcuna gelosia. Non, per lo meno, nel volersi ancora una volta conservare qual compagno e amante di una donna tanto straordinaria.
Dopotutto, istinti maschili di predominazione a parte, egli era conscio di essere sicuramente considerato da tutti, a bordo di quella nave, un uomo fortunato a essersi conquistato un posto al fianco di una leggenda vivente quale ella era, ragione per la quale ogni egoismo in tal senso sarebbe equivalso semplicemente a un insulto in primo luogo alla sua compagna e, in secondo luogo, alla sua stessa intelligenza.

« E' … Carsa. » commentò, senza particolare entusiasmo, Howe, riconoscendo per primo la proprietaria delle forme sopra citate « Quella saffica cagna doppiogiochista… » ringhiò, esprimendo in maniera sufficientemente trasparente la propria gioiosa opinione nel merito di quell'avvistamento.

Tutti, a bordo della Jol'Ange, erano già stati sufficientemente informati nel merito del discutibile pregresso della donna in questione, e non tanto a riguardo delle sue preferenze sessuali, quanto, e piuttosto, a riguardo di quello delle sue soventi e repentine scelte in favore di diversi e contrapposti schieramenti, un istante prima proponendosi qual loro alleata e amica, pronta a morire per ognuno di loro, un momento dopo divenendo loro avversaria e nemica, pronta a uccidere ognuno di loro.
Sia Howe, sia Be'Wahr, avendo avuto con lei maggiore confidenza rispetto a chiunque altro, tranne che, forse, a Midda, erano già da lungo tempo confidenti con l'evidenza di quanto quella pur conturbante donna, splendida e sensuale, non dovesse avere pieno controllo delle proprie capacità mentali. Alcuno fra i due tuttavia, e neppure la stessa Figlia di Marr'Mahew, in verità, era conscio di quanto, in verità, fosse profondo il suo problema, conosciuta, altresì, come un'incredibile capacità di dissimulazione e inganno. Se solo ne fossero stati consci, i giudizi tanto avversi nei suoi confronti probabilmente sarebbero stati meno aggressivi e più comprensivi. E, ancora, se solo ne fossero stati consci… se solo Midda ne fosse stata conscia, non avrebbe mai inviato quella propria alleata e amica fra le braccia della propria gemella, in territorio nemico, per così tanto tempo.
Purtroppo quel che era stato fatto non avrebbe potuto essere modificato e, tanto Midda, quanto Howe e Be'Wahr, avrebbero dovuto presto apprendere delle verità forse scomode, e pur incontrovertibili, sulla loro compagna e sul suo apparentemente schizofrenico comportamento nei loro confronti.

« Midda! » la richiamò Be'Wahr, sceso rapidamente lungo la passerella per accoglierla e, ove necessario, per difenderla da eventuali inseguitori, anche in assenza di un'evidenza in tal senso.
« Ci siete tutti?! » si informò ella, per tutta risposta, raggiungendo il muscoloso biondo e, senza neppure un'indicazione in tal senso, scaricando su di lui il lieve, ma pur esistente, peso di Carsa, o Tahara, o chiunque altro fosse, sino a quel momento sorretto da lei in spalla come un sacco di patate.
« Sì! » annuì l'altro, accogliendo il carico senza proteste o domande, poi offrendo un cenno del capo in saluto verso Seem, come sempre accanto alla sua signora, e lì intento a condurre seco la splendida lancia di Av'Fahr « Salite, presto… siamo pronti per salpare. »
« Per Thyres! » sorrise ella, guardandolo con un misto di soddisfazione e orgoglio, quasi una sorella maggiore con il proprio caro fratellino « Che bravo marinaio che sei diventato, vecchio mio. »

Indicando al proprio scudiero di anticiparla sulla passerella, Midda si concesse un'ulteriore momento di dialogo con il biondo, ora con tono più serio del precedente, dovendo affrontare un tema sufficientemente delicato a riguardo dell'altrettanto fragile carico passatogli...

« Quando si sveglierà non so se sarà chi speriamo che sia o… qualcun'altra. » scosse il capo, esprimendosi con assoluta trasparenza verso il compare nel voler evitare di correre il rischio di azzardare risposte non corrispondenti al vero « Credo che, per evitare problemi, sarà comunque meglio che la leghiate sotto coperta, e stiate attenti che sia lontana da qualunque possibile pezzo di ferro, vetro o altro, utile a liberare anche solo una mano. » raccomandò, storcendo le labbra verso il basso « E' come Carsa… ma molto più arrabbiata! »

Forse le parole della Campionessa di Kriarya, in quel particolare momento, in quello stato ancora indubbiamente di guerra, avrebbero dovuto essere considerate retoriche, nel definire come comportarsi con un'avversaria, quali accorgimenti adottare al fine di non veder tramutata un'estemporanea vittoria in una sconfitta. Ciò nonostante, ella si sentì in dovere di specificare tali forse superflui dettagli, simili indicazioni, al fine di prevenire quell'incertezza che, in fondo, aveva caratterizzato anche il suo animo, nel ritrovarsi a confronto con una tanto complicata questione, con un dilemma morale contraddistinto fra ciò che la sua mente le imponeva di pensare e ciò che, altresì, il suo cuore avrebbe preferito credere.
Carsa… Tahara, tuttavia, si era dimostrata troppo pericolosa per poter minimizzare il suo potenziale offensivo, ragione per la quale ogni precauzione, nel trattarla, avrebbe dovuto essere considerata non necessaria, ma a dir poco irrinunciabile.

« Faremo così. » annuì Be'Wahr, invitandola poi, con un cenno dello sguardo, ad avanzare sulla passerella verso la goletta « Ora è meglio muoversi, prima che tua sorella si renda conto di aver perso te, noi, i suoi prigionieri, i suoi scettri e, persino, la sua fidata traditrice… » riassunse, non senza una certa soddisfazione a tal pensiero, ancora tutt'altro che benevolo verso Nissa, colpevole di aver mutilato il proprio fratellone, Howe, privandolo del braccio sinistro e costringendolo, successivamente, a sostituirlo con una protesi metallica, seppur non animata come quella che, al contrario, caratterizzava la donna guerriero sua interlocutrice.

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