11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 12 luglio 2012

1636


S
tranamente Seem non sentiva di aver timore per la propria vita.
Solo pochi anni prima era stato tratto in salvo dalla propria personale autocommiserazione, che non gli aveva permesso, sino ad allora, di vivere la propria vita in maniera degna di essere ricordata, dall'intervento della più incredibile donna che avesse mai conosciuto e di cui, inevitabilmente, si era in un primo momento infatuato, malgrado ogni differenza di età, di estrazione sociale, e di quant'altro, oltre, ovviamente, l'evidenza di come, per lei, egli non sarebbe mai stato nulla di più di un fratello minore o, nel migliore dei casi, di un figlio adottivo, ben lontano dal porsi qual soggetto oggetto di determinate brame. Per Seem, ovviamente, la rivelazione più che palese dell'interesse di Midda Bontor per Be'Sihl Ahvn-Qa, all'epoca degli eventi in questione suo datore di lavoro, non era stata fonte di scandalo, non in misura maggiore, per lo meno, di quanto non sarebbe potuto esserlo per un bambino la scoperta che la madre ama il padre e viceversa. Al contrario, quindi, egli era stato incredibilmente felice di verificare come le due persone, in quel momento, più importanti della sua vita, fossero reciprocamente attratte, seppur non ancora sì sicure dei propri sentimenti dal potersi concedere di vivere liberamente il loro amore, così come sarebbe accaduto solo qualche anno dopo e, sorrideva a pensarci, anche con il suo incitamento.
Dall'epoca in cui Seem era un semplice garzone, al presente, molto in lui era cambiato. Non solo era fisicamente maturato di più quanto non fosse in origine, passando dall'essere un ragazzo al potersi, ormai, considerare un giovane uomo; quanto, soprattutto, era intimamente maturato, mutato, in una versione migliore di sé, con la quale essere più in sintonia, più in pace. Ora come allora, egli era lo scudiero di Midda Bontor, della Figlia di Marr'Mahew e Campionessa di Kriarya e mai nulla di diverso avrebbe ambito a essere: ma mentre un tempo, in quella situazione, si sarebbe probabilmente disperato, non avendo neppure un dio o una dea a cui rivolgere le proprie preghiere; oggi egli era tranquillo, assolutamente sereno, in pace con il mondo e con le sue leggi, certo che, qualunque cosa mai sarebbe accaduta, nel momento in cui la sua signora aveva dato la sua parola che sarebbe venuta a salvarli, ciò sarebbe occorso, semplicemente e straordinariamente come sempre tutto ciò che la riguardava.
Così, nel mentre una certa, naturale e inevitabile irrequietudine cresceva fra i presenti, disturbando la dolcezza della riunificazione fra capitan Noal e il suo amato Hui-Wen, al pari di quella di Ifra e Av'Fahr con la loro amica Camne; Seem avrebbe potuto essere considerato l'unico realmente tranquillo, persino in misura maggiore a quella dello stesso Be'Sihl, che pur, nel conoscere la sua amata, non avrebbe dovuto lasciarsi dominare da alcun dubbio. E, del proprio quieto confronto con quella situazione che, egli non sapeva né avrebbe potuto sapere, aveva imposto crisi persino sull'animo della sua idolatrata signora; egli ebbe comunque giusta ragione di stupore, domandandosi se, improvvisamente, non gli fosse venuta a noia la vita. Ma così non era, e ne fu certo nel momento in cui la sua mente corse all'immagine della splendida Arasha, lasciata ancora una volta a Kriarya, a gestire sola "Alla Signora della Vita", la locanda di proprietà congiunta di Be'Sihl e Midda: Arasha era la sua migliore ragione per restare in vita; Arasha era tutto ciò che, nel profondo del suo cuore, gli imponeva di ritornare quanto prima a casa. E finché Arasha sarebbe rimasta ad attenderlo a Kriarya, egli non avrebbe mai avuto a noia la vita, non avrebbe mai desiderato morire.

Stranamente Be'Sihl sentiva di aver timore per la propria vita. E per la vita della propria amata.
Sin dal giorno in cui ella aveva condiviso con lui, e con il mondo intero, la storia della propria vita, e del proprio rapporto con la sua gemella Nissa, il locandiere shar'tiagho si era preoccupato in vista dell'eventualità del confronto finale fra la propria amata e la sua nemesi. E quanto accaduto nel giorno in cui la trappola a discapito della regina di Rogautt era fallita, tramutandosi in un'imboscata per Midda, non aveva dato torto alle sue paure, ai suoi sospetti, alle sue remore. Nissa non era un'avversaria da sottovalutare e, sebbene fosse certo che Midda non l'avesse mai sottovalutata, era altrettanto certo che la sua amata non l'avesse parimenti neppure mai realmente considerata qual propria nemica, al di là di quanto abitualmente affermato. Perché la Figlia di Marr'Mahew non aveva ancora inteso effettivamente le ragioni alla base della sua rottura con la sorella e, in ciò, non voleva ancora accettare l'idea che tale separazione avesse da considerarsi definitiva, che tale distacco, fra loro, fosse incolmabile.
Un comportamento sicuramente ingenuo, da parte di chi aveva reso la guerra qual propria principale ragione di vita, per il quale ella, presto o tardi, avrebbe dovuto pagare il giusto pegno. Motivo per il quale Be'Sihl non avrebbe potuto fare a meno di temere per l'incolumità di colei con la quale avrebbe desiderato trascorrere ogni istante della propria esistenza, ma con la quale, proprio malgrado, doveva accontentarsi di poche, fugaci occasioni fra una battaglia e la successiva, un'impresa e quella seguente, in assenza delle quali ella sarebbe rimasta come privata di una parte di sé, in misura, se possibile, più grave dell'amputazione un tempo subita in corrispondenza al suo avambraccio destro.
Se Midda fosse stata posta un'altra volta innanzi alla propria gemella, sarebbe stata in grado di resistere, di tenere fede al proprio impegno, oppure avrebbe ceduto e si sarebbe, nuovamente, resa sua vittima?
La risposta a tale quesito, invero, avrebbe potuto essere riconosciuta, all'attenzione del locandiere, quale la ragione fondamentale di ogni insuccesso, di ogni fallimento della mercenaria nei confronti della sovrana dei pirati dei mari del sud, laddove inaccettabile, oggettivamente, sarebbe stato considerare Nissa superiore a Midda Bontor, per quanto abile, per quanto a lei identica sotto un profilo meramente fisico. Perché la Campionessa di Kriarya, in tutta la sua vita, si era posta a confronto con ogni genere di avversari e avversità, tali da formarla in una misura tale per cui alcuno, al mondo, avrebbe potuto neppure agognare di raggiungere, di conquistare, né mercenario né guerriero, né avventuriero né marinaio; e l'idea che una donna qualsiasi, per quanto a lei gemella, potesse non solo eguagliarla ma, addirittura, superarla, esulava da ogni raziocinio, ogni legge della natura. Un gatto, per quanto selvatico, per quanto arrabbiato, non avrebbe mai potuto trasformarsi in un leone… e ciò che, nella superiorità di Nissa si supponeva, era una simile eventualità, una tale opportunità estranea persino al volere degli dei.

Molteplici e contrastanti, all'interno di quella serie di celle nelle quali erano stati tutti sparpagliati, erano i sentimenti dei prigionieri di Nissa Bontor e della sua nazione pirata, in attesa della propria liberazione a opera della Campionessa di Kriarya, e in quel momento loro unica speranza di salvezza. Fra di loro, ipoteticamente, era anche la stessa donna guerriero al centro dei pensieri di quasi tutti loro. Ma alcuno, neppure Hui-Wen e Camne Marge non presenti al momento della definizione di quella strategia, avrebbero potuto ignorare come, lì, rinchiusa nella penombra di una cella solitaria, dietro a un'esclusiva e pesantissima porta di ferro in logo alle loro di legno, altri non vi fosse che l'avvenente Masva, ancora intenta a mantenere la propria interpretazione onde ovviare a dubbi nelle guardie, impegnate a verificare periodicamente che le sette, pesanti catene nelle quali era stata avviluppata fossero ancora tutte nella medesima posizione.
Se Seem era ottimista e Be'Sihl non riusciva a esserlo, Howe e Be'Wahr non potevano fare a meno di continuare a provocarsi vicendevolmente, al solo scopo di distrarre le proprie menti da quella che, altrimenti, sarebbe stata una snervante attesa. Poco lontano, Ifra ascoltava la conversazione condotta sottovoce fra Av'Fahr e Camne per aggiornarsi reciprocamente su cosa fosse accaduto negli ultimi mesi e su quanto impegno, in effetti, tutti avessero posto per giungere al momento presente e, con esso, alla liberazione degli ostaggi. E, ancora, più in là, Noal e Hui-Wen non si stavano impegnando in discorsi troppo diversi, seppur, nel loro specifico caso, animati da un comune sentimento di amore e di preoccupazione per ciò che sarebbe potuto accadere l'uno all'altro.
Fu in quel momento, di dispersiva, ma pur inevitabile, analisi emotiva sulla loro attuale situazione, che colei direttamente o indirettamente oggetto di tanti contrastanti sentimenti, impose la propria figura fisica al centro del corridoio comune a tutte le celle, scaraventando innanzi a sé i corpi morti di tre pirati, nel mentre in cui un quarto, morente, tentava un'inutile opposizione in contrasto alla stretta della sua destra in nero metallo dai rossi riflessi…

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