11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 20 luglio 2012

1644


T
ahara era già stata sorpresa una volta dalla cosiddetta Figlia di Marr'Mahew, e non desiderava concederle alcuna possibilità di replica. Ove anche, in un primo momento, si era concessa una pericolosa ingenuità, nel ritenere di poterla affrontare e sconfiggere senza un eccesso di impegno, in questa seconda e nuova occasione ella non avrebbe ripetuto il medesimo sbaglio, agendo nel migliore dei modi al fine di sopravvivere al duello e, ancora, di avere la meglio sulla propria antagonista, catturandole o, se costretta, uccidendola per la gloria della propria signora, la regina di Rogautt, sovrana di tutti i pirati dei mari del sud.
In questa occasione, pertanto, Tahara non sprecò le proprie energie nella indubbiamente futile volontà di sorprenderla con un qualche attacco a distanza; né, tantomeno, pose in dubbio il proprio avvenire penetrando all'interno di quell'angusto ambiente, nel quale troppo semplice sarebbe stato per la controparte giostrare con lei senza correre eccessivi rischi. Per tale ragione, ella, pur estraendo i propri pugnali e ponendosi, immediatamente, in postura di guardia, non avanzò verso la donna guerriero, riservando in tal mondo all'antagonista l'occasione della prima mossa. Un'opportunità che, in effetti, si sarebbe potuta tradurre, nella maggior parte dei conflitti, in uno svantaggio, in un dannato facile offrirsi al nemico, al quale, in tal modo, non sarebbe dovuto essere riservato altro impegno, altro sforzo, diverso da quello proprio dell'intuire la traiettoria adottata in proprio contrasto e, semplicemente, estraniarsi dalla medesima, concedendo all'aggressore il vuoto, nel migliore dei casi, o il freddo dell'acciaio della propria lama, nel peggiore. E dove già una volta di troppo ella era sopravvissuta alla nemesi della propria regina, mai avrebbe agito con stupidità tale da concederle l'opportunità di una nuova, banale, vittoria.
Comprendendo le ragioni di quell'immobilità, di quella scelta totalmente antitetica a quella resa già propria dalla donna pirata in occasione del loro precedente incontro; la Campionessa di Kriarya si risparmiò quelli che sarebbero potuti essere molteplici interventi ironici a discapito dell'altra, preferendo mantenere massima concentrazione su quello che Tahara avrebbe potuto compiere a suo discapito, ancor prima che distrarsi riflettendo in merito a cosa ella avrebbe potuto dire o non dire per stuzzicarla, per irritarla. Del resto, proponendosi praticamente estranea al carattere e alla storia di quella donna, di quella personalità della propria un tempo sodale Carsa; difficile sarebbe stato per lei individuare cosa dire, di cosa sparlare, per riuscire effettivamente a far breccia in lei, nel suo animo, senza ricorrere ad argomenti sufficientemente banali quali quelli già adottati in occasione del loro primo scontro.
Pur consapevole di quanto desiderato da Tahara, e consapevole della posizione di minoranza che avrebbe reso propria nel riservarsi la prima mossa; Midda Bontor non poté permettersi un giuoco di forza, di resistenza, di pazienza con lei, attendendo che una delle due cedesse per prima, ove ormai, potenzialmente, l'equipaggio della Jol'Ange aveva ripreso possesso della goletta, e il tempo che ella aveva riservato a sé e al proprio scudiero, per raggiungerli, non avrebbe dovuto essere considerato lontano da concludersi. In verità, volendo conteggiare gli attimi, il quarto d'ora da lei suggerito qual margine di tempo massimo prima che l'agile nave dovesse tentare di aprirsi la strada attraverso l'incredibile barriera di vascelli pirata, avrebbe dovuto essere considerato non semplicemente agli sgoccioli, ma, addirittura, già scaduto. Tuttavia, conoscendo i soggetti coinvolti a bordo della Jol'Ange, e in particolare il gruppo Be'Sihl, Howe, Be'Wahr e Av'Fahr, difficilmente il suo volere sarebbe stato puntualmente rispettato e, nel migliore dei casi in luogo a un quarto d'ora le sarebbe stata concessa almeno mezz'ora; mentre nel peggiore dei casi, quelle quattro teste calde, ormai, avrebbero dovuto essere considerati quali già impegnate nella sua ricerca, ritornando sui propri passi. Onde evitare la seconda, spiacevole opportunità, ella aveva destinato grande fiducia in Noal e nella sua autorità qual capitano: ma se anche, questa, avrebbe sicuramente fatto leva su Av'Fahr, e forse anche su Be'Sihl, per il maggiore tempo trascorso a bordo; alcun risultato si sarebbe riservato su Howe o Be'Wahr, i quali avrebbero agito, tanto per cambiare, di testa propria.
Inevitabile, irrinunciabile e, persino, irrefrenabile, pertanto, fu l'avanzata della Figlia di Marr'Mahew in contrasto alla propria controparte, alla più volubile fra tutte le proprie alleate, o forse avversarie, invocando il suo sangue ma non la sua morte, laddove, ove fosse stato necessario, le avrebbe amputato i tendini delle caviglie per impedirle di seguirli, ma difficilmente sarebbe riuscita a decapitarla con la stessa facilità con la quale, nell'ultimo periodo aveva fatto volare già troppe teste. Un desiderio, una brama, la sue, che pur non sarebbe apparsa immediatamente evidente nell'analisi dei suoi gesti, nell'osservazione del suo attacco, ove la sua spada bastarda mulinò intorno al suo corpo in ogni possibile traiettoria, tracciando quella che sarebbe potuta essere interpretata quale una sfera di morte lanciata contro la donna pirata. Una sfera, tuttavia, che non sarebbe stata difficile da ovviare per l'altra, e che non lo fu, vedendola semplicemente rotolare di lato per estraniarsi a quell'incursione e riassumere, rapidamente, una nuova postura di guardia.
Soddisfacendo, infatti, le aspettative della mercenaria, Tahara non tentò uno stupido affondo verso di lei dopo averne evitato la traiettoria, laddove, così facendo, si sarebbe soltanto e stupidamente esposta all'azione del pericolosissimo doppio filo della sua lama, la quale l'avrebbe rapidamente disarmata, se non, addirittura, mutilata, qual punizione per un tale eccesso di fiducia in sé e nelle proprie capacità. Fortunatamente così non fu, e la splendida pirata dalla pelle color della terra, conservò entrambi i propri pugnali ed entrambe le proprie braccia, concedendosi in tale ritirata l'occasione di poter ancora combattere, ove, in caso contrario, non le sarebbe stata più riconosciuta.
Solo quando Midda Bontor arrestò l'impeto del proprio complesso attacco, Tahara si concesse l'occasione di un'ipotesi di offesa a suo discapito, impegnandosi in un non più banale movimento rotatorio, nel quale, tuttavia, a volteggiare nell'aria a sé circostante non furono i suoi corti pugnali, quanto, piuttosto, il suo itnero corpo, che balzò da una gamba all'altra, descrivendo con la punta dei proprie piedi complessi cerchi nella notte, talune volte in avanti, altre indietro, per distrarre la controparte e per poter, alfine, giungere a lei con le proprie armi apparentemente, in tutto quello, passate in secondo piano. Per propria grazia, comuqnue, la donna guerriero, un tempo marinaia, aveva già avuto modo di osservare all'opera un tale stile di combattimento, proprio di molti marinai provenienti dalle sponde più orientali di Qahr, e forse, in parte, influenzati dai loro cugini dell'ancor più orientale Hyn; e in questo non si perdonò alcuna distrazione, alcuna negligenza, fosse anche solo in conseguenza allo stupore di vederla compiere alla perfezione un tanto complicato attacco che, per lei, sarebbe dovuto restare del tutto estraneo. Così, ove anche l'effetto di quell'offensiva avrebbe potuto essere devastante, imponendole su tutto il corpo una complessa rete di tagli senza che ella potesse supporre di difendersi; ciò non avvenne, e la Campionessa di Kriarya, con non minore semplicità ed eleganza rispetto alla propria avversaria, ovviò a tanto impeto banalmente evadendolo, e lasciando quei gesti liberi di sfogarsi nell'aria dove, un attimo prima era il suo corpo.

« Niente male. » annuì Tahara, non appena ebbe recuperato una posizione verticale, offrendo all'antagonista una nuova guardia.
« Niente male neppure tu. » sorrise Midda, inarcando un sopracciglio per tutta risposta, allungando la spada dietro di sé e il proprio destro innanzi, a scudo per il proprio corpo « Non avrei mai creduto che l'abilità di Carsa potesse spingersi al punto tale da concederti la padronanza di mosse tanto elaborate quasi fossero tue da sempre. »
« Queste mosse sono mie da sempre, dannazione… » replicò la prima, evidentemente stanca dei continui riferimenti a una donna per lei completamente sconosciuta, come quella tanto blasonata Carsa Anloch dall'altra continuamente citata « Mi sono state insegnate dal mio primo compagno, Lou'Goin, a bordo della Sto'Eamm, la prima nave su cui mi sono imbarcata ancora adolescente! »
« Innanzitutto tu non sei mai stata imbarcata, ancora adolescente, su una nave. Tu odi il mare e odi navigare. » puntualizzò la seconda, aggrottando la fronte e, in cuor suo, sorridendo, nell'aver forse appena individuato il punto debole su cui fare leva per disorientarla « In secondo luogo tu non hai mai avuto un primo compagno. Cioè. Hai avuto molti compagni, per lavoro. Ma a te, in effetti, non piacciono i maschietti… » strizzò l'occhio sinistro, quello segnato dalla violenta cicatrice ancor opera della gemella, con aria di complicità verso di lei « Preferisci un'alternativa meno… rozza… »

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