11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 23 luglio 2012

1647


S
e non fosse stato per il necessario silenzio autoimpostosi, al fine di evitare di attrarre a sé l'attenzione di tutti i membri di tutti gli equipaggi di tutte le navi ormeggiate attorno a Rogautt; a bordo della Jol'Ange sarebbe già scoppiato un putiferio.
Premettendo che né Be'Sihl, né Howe, né Be'Wahr, né, tantomeno, Av'Fahr, erano stati particolarmente entusiasti all'idea di dividersi da Midda Bontor, e non che gli altri avrebbero potuto definirsi oggettivamente tali; nel momento in cui non un quarto d'ora, ma oltre mezz'ora si poté dire trascorsa dalla loro fuga dalla prigione e dalla, conseguente, separazione dalla Figlia di Marr'Mahew, il malumore a bordo della goletta si sarebbe potuto definire qual palpabile. In verità, comunque, ben poco rancore si sarebbe potuto riconoscere qual rivolto a capitan Noal, ove egli aveva oggettivamente agito nei termini utili a concedere a tutti loro un'aspettativa di sopravvivenza. No. Il rancore, se tale avesse potuto essere descritto, era tutto rivolto in direzione della stessa donna guerriero, le ragioni della quale, nell'insistenza per il recupero della spada, non erano state effettivamente comprese da alcuno, neppure dal buon locandiere shar'tiagho che, primo fra tutti, in quel momento avrebbe ben volentieri rimproverato la donna amata per la più completa mancanza di senno nelle sue azioni.
Quale dannata ragione avrebbe mai potuto rendere una spada, per quanto oggettivamente ben forgiata, più importante della sua stessa sopravvivenza? Quale motivazione, reale, avrebbe potuto permetterle di preoccuparsi, in quel momento, in quella situazione a loro tutt'altro che favorevole, molto più per un dannatissimo pezzo di metallo ancor prima che per il proprio domani… per il loro domani?
Invero, forse più di chiunque altro al mondo, Be'Sihl era riuscito a comprendere il raziocinio alla base della continua irrequietezza della propria adorata, quell'insoddisfazione psicologica tale per cui, ella non si sarebbe potuta permettere di vivere serenamente la propria vita in un solo punto, insieme a lui, per quanto sinceramente innamorata di lui, qual pur si era definita. Nel profondo del proprio animo, sin dalla più tenera età, così come anche avrebbe potuto testimoniare la propria fuga di casa ancor bambina, origine dell'odio della sua gemella Nissa; ella non era riuscita mai a definire la ragione della propria esistenza in vita, il proprio scopo ultimo, e, ancor peggio, in tutto questo non aveva mai accettato l'idea, pur comunemente diffusa, che il corso della vita di chiunque, al mondo, potesse essere stato già definito ancor prima della propria stessa nascita, da quell'arbitrarietà divina comunemente definita con il termine di destino, di fato. In e per tutto ciò, Midda Bontor, proprio malgrado, si poneva costretta a una continua ricerca di nuove sfide, di nuove prove utili a permetterle, da un lato, di comprendere i meccanismi dell'universo, applicati alla propria singola figura, e, dall'altro, di dimostrare all'universo quanto la propria figura non dovesse considerarsi tanto priva di amor proprio dal chinare il capo innanzi a qualunque capriccio divino, accettando di vivere la propria vita così come altri avrebbero potuto decidere ella dovesse viverla.
Malgrado egli fosse in grado di comprenderla, e soprattutto di amarla per simile incredibile personalità; Be'Sihl non avrebbe potuto comunque dichiararsi concorde con quella sua, per lui, stupida scelta. Anteporre una spada alla propria esistenza non sarebbe stata cosa da farsi. Non allora. Né mai.

« Non possiamo restare qui, con le mani in mano, ad attendere che la uccidano… » sussurrò Howe, verso di lui, protestando per la loro immobilità, per il fatto che, ancora, non si fossero impegnati in suo soccorso, così come, per quanto lo riguardava, avrebbero dovuto compiere sin dal momento in cui avevano posto piede sulla goletta « Dobbiamo fare qualcosa! »
« Non possiamo neppure smarrirci, nel cercarla all'interno di una città che non conosciamo. » puntualizzò Be'Sihl, in un alito di voce, cercando di dimostrarsi il più razionale possibile, benché il suo cuore e il suo animo fossero più che concordi con lui, nella volontà di porsi quanto prima alla ricerca della propria amata « E' già stata una fortuna essere riusciti a ritrovare la nave… allontanarci da qui equivarrebbe a suicidarci. Per noi più che per lei. »
« Basta parlare! » sbottò Noal, arrivando vicino a loro, per rimproverarli senza farsi sentire « Dobbiamo restare pronti a salpare per quanto arriverà… quindi ognuno al proprio posto, e niente chiacchiere. »

Il locandiere, a quelle parole, per un istante si pentì fortemente di non aver offerto piena ragione alle parole del mercenario, shar'tiagho suo pari, sebbene solo di origine; qual moto di personale rivolta contro l'autorità di Noal, che pur aveva imparato a rispettare. Il suo, però, sarebbe stato solo un gesto istintivo, quel quello di un animale maschio che sente minacciato il proprio territorio e, soprattutto, la propria femmina, in una reazione che non avrebbe aiutato Midda a uscire viva da tutto quello, né, tantomeno, sarebbe stata da lei apprezzata. Per quanto, infatti, ella fosse solita scatenare risse nella loro locanda qual semplice rimedio all'insonnia, difficilmente si sarebbe concessa vittima del testosterone per definire la propria autorità in una situazione qual quella. Né, parimenti, avrebbe apprezzato chi avrebbe agito in tal senso, come lui, stupidamente, senti fugace esigenza di compiere.
Ritrovata, pertanto, l'armonia con Noal al semplice pensiero della contrarietà della propria amata, Be'Sihl non si poté comunque definire rassicurato da quel breve intermezzo di conversazione con Howe, la tensione del quale finì, necessariamente, per riversarsi anche sul suo animo, sul suo cuore, aggravando, ove possibile, lo stato in cui già riversava.
Si era impegnato con Midda a non cercare più ulteriore contatto con Desmair. E, a conti fatti, mai egli aveva cercato contatto con il semidio marito della sua amata, dal momento in cui era sempre stato lui a contattarlo. Eppure, se solo avesse potuto, in quel momento sarebbe venuto ben volentieri meno al suo impegno per chiedergli aiuto. Forse ella si sarebbe nuovamente irata con lui se solo lo avesse saputo. Forse, ancora, ella lo avrebbe privato di parola per qualche tempo se si fosse resa conto che egli era venuto volontariamente meno alla parola data. Ma, quanto meno, invece di patire come un condannato sulla graticola nell'incertezza sul fato della propria compagna, egli avrebbe avuto la possibilità di essere informato su cosa attendersi qual esito di quella disgraziata separazione.
Però egli non aveva un mezzo per evocare Desmair. Né, in effetti, avrebbe potuto sapere se ancora fosse mantenuto sotto controllo dal semidio, dopo tutto quello che era avvenuto fra loro. Ben conoscendo, a differenza di Midda, le forze in giuoco, comunque, egli sospettava che il suo ex-mecenate, quale in un certo senso era stato nella missione per il salvataggio della mercenaria dalle mani della sua gemella, fosse tuttavia ancora ben attento allo sviluppo di quegli eventi e, per questo, sperava di poter entrare, in qualche modo, in contatto con lui… magari ripentendo nella propria mente il suo nome, quasi come un preghiera, come una formula rituale per la quale, proprio malgrado, avrebbe scontentato tutti i propri dei, tutto il pantheon nell'adorazione del quale era cresciuto, come testimoniavano i suoi tipici caratteri comportamentali shar'tiaghi, anche solo nell'abbigliamento.
Prima ancora che, tuttavia, egli potesse cercare un improbabile contatto con Desmair, e in ciò scontentare i propri dei, la voce di Howe tornò a imporsi sulla sua attenzione, violando gli ordini di Noal, certamente, ma per quella che non poté che considerare un'ottima causa…

« Eccola! »

Un grido soffocato, quello dell'uomo a lui prossimo, che fu accompagnato da un cenno della mano in direzione di un punto nell'oscurità innanzi a loro. Un punto nel quale, all'inizio, Be'Sihl non poté scorgere nulla, ove pur, per comune gioia, l'informazione sull'insperata presenza di Midda venne presto confermata da tutti a bordo della nave, rendendo particolarmente difficile mantenere il silenzio, per quanto, in realtà, nessuno in prossimità al loro molo avrebbe potuto rendersi conto di quanto stesse avvenendo, dal momento in cui tutte le guardie pirata erano state da loro preventivamente uccise.

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