11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

mercoledì 6 marzo 2019

2841


Se la reazione dei poliziotti, a confronto con quell’ultima affermazione, non fu in grado di celare una certa sorpresa, se non addirittura un deciso disappunto pur indefinibile nelle proprie motivazioni, forse in conseguenza alla sottolineata evidenza del proprio errore, o forse nel riprovevole confronto con una coppia mista; quella propria di Be’Sihl riuscì a non vanificare completamente il disinteressato e altruistico impegno allor dimostrato da quella coppia di giovani donne, mistificando, dietro a un’espressione granitica e immutata, tutta la propria altresì concreta sorpresa per l’ardimentosa audacia allor dimostrata dall’una, nell’inventarsi, allor, qual sua compagna, e per il completo e assoluto sostegno concesso dall’altra, nel garantire ogni singola parola pronunciata dall’amica, celando dietro a un’espressione volutamente svampita un lucido e intelligente controllo su quanto stesse allor accadendo.

« Credo che abbiamo commesso un errore… » fu costretto, alfine, ad ammettere il poliziotto che, ancora, stringeva fra le mani la carta d’identità di Be’Sihl, anzi, di Basel el-Aqqad, ingoiando quell’amaro boccone e restituendo, allora, il documento al suo legittimo proprietario, non negandosi, tuttavia, di storcere vistosamente le labbra verso il basso, a dimostrare quanto, fosse dipeso da lui, avrebbe volentieri posto in arresto non soltanto quel “negro”, ma anche le sue due amichette, dal suo personale punto di vista probabilmente due poco di buono riconducibili a qualche centro sociale « … a lei. » concluse, con trasparente sforzo di volontà, nel lasciare la presa su quell’importante pezzetto di carta e nel ritrarre la mano.
« Gli errori accadono… » sorrise, con aria quietamente divertita la donna in rosso, per poi appoggiare a sua volta una mano sul braccio sinistro di Be’Sihl, a dimostrare la propria quieta confidenza con lui « … probabilmente, volendo affermare quante volte commetto un errore durante la giornata, sbaglierei comunque a contare! »
« Grazie. E buona giornata! » annuì dal canto proprio l’altra, ancora stretta al braccio destro di Be’Sihl, accennando a prendere congedo dalla coppia di poliziotti nel tirarlo lievemente verso di sé « Ora andiamo, bellezza… sai bene che non possiamo fare tardi alle prove o Gigi si arrabbierà tremendamente! » soggiunse, all’indirizzo del suo stesso, sconosciuto, compagno, in un esplicito invito a levare le tende, approfittando di quella positiva risoluzione dell’incresciosa questione.
« Ciao ciao! » salutò l’altra, seguendo la coppia sotto lo sguardo ancor perplesso, e critico, dei due poliziotti.

Per cinque minuti buoni, quanto allor fu sufficiente a quell’improvvisato trio per lasciare la lunga piazza, immergendosi nel più vicino dedalo di viuzze a loro disposizione, le due donne continuarono allora a conversare allegramente nel merito di quanto il già nominato Gigi probabilmente non avrebbe gradito che Be’Sihl non si fosse preparato a dovere sulla sua parte, perché il fine settimana appena trascorso, invece di ripassare le proprie battute, aveva preferito perdere tempo a dipingere, per quanto, comunque, il quadro da lui prodotto fosse considerato, nel confronto con il severo giudizio della giovane in rosso, uno dei suoi capolavori assoluti, per la profondità e la pienezza dei colori che egli era riuscito a mettere insieme, oltre ovviamente per l’indubbia beltà del soggetto protagonista, sottinteso essere, nelle sue parole, proprio qual l’amica con il cappotto bianco. E se quello splendido quadro, ovviamente, non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual reale, legittimo avrebbe avuto a dover essere ritenuto qualunque sincero dubbio nel merito dell’esistenza dello stesso Gigi, chiunque egli avrebbe avuto a dover essere.
Sommerso da quel fiume di parole, da quelle chiacchiere nel confronto con le quali non soltanto, sinceramente, non avrebbe saputo come poter intervenire, ma, anche, non avrebbe comunque avuto neppure il tempo di farlo, laddove fra l’una e l’altra il botta e risposta fu tale da assomigliare a una sorta di sfida sportiva, ancor più che una semplice chiacchierata; lo shar’tiagho ebbe, così, a ritrovarsi scortato da quell’eccentrica, e pur indubbiamente affascinante, accoppiata senza neppure avere la possibilità di immaginare chi esse fossero o per quale ragione avessero deciso di intervenire in suo aiuto. Ciò, per lo meno, fino a quando, a distanza sufficiente dalla scena del delitto, la donna in rosso mutò completamente espressione, palesando un’improvvisa serietà, e, persino, un certo senso di disgusto, prima di esprimere ad alta voce tutta la propria mancanza di rispetto per quei due agenti di polizia…

« Porci fascisti. » dichiarò, impietosa « Tutto bene, piccolo…?! » domandò poi, in direzione dei Be’Sihl appellandolo premurosamente con quel termine tanto amichevole quanto improprio, se non per le sue dimensioni fisiche quantomeno per la sua età, di almeno due o tre lustri superiore alle loro.
« Certo che sta bene! » decretò per tutta replica la prima, alfine liberando il braccio destro di Be’Sihl dal proprio abbraccio, offrendogli, in cambio, un amplio sorriso, luminoso non meno rispetto ai suoi occhi e all’animo di cui essi, sicuramente, erano mirabile riflesso « Ha incontrato una coppia di ragazze meravigliose come noi due! Non potrebbe mai stare meno che bene… non è vero, bellezza?! »

Ancora incerto su quanto fosse accaduto, e, ancor più, su perché fosse accaduto, Be’Sihl si ritrovò sinceramente in imbarazzo nel rendersi conto di non sapere in che maniera poter ringraziare quelle due sconosciute, delle quali, in effetti, ancora ignorava persino i nomi: sopraggiunte in un momento di indubbia difficoltà per lui, laddove da troppo semplice sarebbe stato commettere un semplice errore, e un semplice errore destinato ad allontanarlo per sempre dalla propria amata Midda, l’aiuto a lui offerto da quella coppia di amiche, chiunque esse fossero, avrebbe rappresentato per lui un sicuro debito che forse mai sarebbe stato in grado di ripagare, soprattutto nel considerare quanto nulla di tutto quello, invero, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual reale.
Ma reali o meno che fossero le sue soccorritrici, egli non avrebbe potuto allora ignorare le buone maniere e, soprattutto, quel debito contratto innanzi a loro. Ragione per la quale, quantomeno, avrebbe dovuto lì concedersi occasione di trovare parole utili a esprimere tutta la propria riconoscenza per coloro le quali, senza neppure sapere chi egli fosse, avevano deciso di riconoscergli fiducia in termini sufficienti da correre il rischio di compiere quanto avevano compiuto…

« Nella mia vita ho dovuto sovente reinventarmi in diversi ruoli e mestieri ma, purtroppo, in alcuna di tali occasioni sono stato bardo o poeta, per così come solo avrei a dover essere al fine di intessere, con le mie parole, una trama di parole e versi sufficiente a rendervi evidente la gratitudine che, in questo momento, gonfia il mio cuore innanzi a voi, mie signore. » si arrestò, per meglio potersi esprimere nel loro confronto, accennando, addirittura, un lieve inchino « Ciò non di meno… grazie. E grazie per essere state in grado di riportare, con la genuinità delle vostre azioni e dei vostri intenti, un luminoso raggio di sole nelle tenebre dell’ignoranza e della paura, in favore di uno sconosciuto, un estraneo qual io sono… »
« Eccezionale! » esclamò, per tutta risposta, la donna con il lungo cappotto bianco, sgranando gli occhi nel confronto con il suo intervento « E per fortuna che non sei stato bardo o poeta… altrimenti non oso immaginare cosa saresti stato in grado di dire! » puntualizzò, scuotendo appena il capo « Comunque… non ci devi ringraziare. Non abbiamo fatto nulla di speciale…! »
« Siete intervenute in mio soccorso… offrendomi fiducia senza neppure avere la benché minima idea di chi io fossi. E, ancora, non ponendovi neppure dubbi su chi io sia… » osservò tuttavia Be’Sihl, nel non poter permettere che il loro operato fosse minimizzato nel proprio valore, neppure da loro stesse.
« E che vuoi che sia? » sorride la donna con il corto cappotto rosso « Se non si è disposti a tendere una mano, come ci si potrà attendere di vedersene offerta una, all’occorrenza?! » semplificò, in una riduzione ai minimi termini della questione nel confronto con la quale, tuttavia, nessuno avrebbe potuto riservarle torto, in una logica del tutto ineccepibile « Senza contare che non posso proprio sopportare i poliziotti… soprattutto quando si comportano da camicie nere! »

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