11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

martedì 26 marzo 2019

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… ma Midda non avrebbe mai potuto farlo.
Midda non avrebbe potuto evitare di porsi domande. Domande a confronto con le quali, allora, ella avrebbe speso ogni energia in proprio possesso al solo scopo di raggiungere la giusta risposta. E non una risposta qualsiasi, non la risposta più facile o immediata, ma la giusta risposta, quella risposta per conquistare la quale non si sarebbe negata l’opportunità di lottare, e di lottare con tutte le proprie forze, anche a costo di rischiare la propria esistenza, il proprio avvenire. Midda non avrebbe potuto evitare di porsi domande. E di porsi quelle domande utili a comprendere in quale direzione agire, animata allora non dal desiderio egoistico di risparmiarsi sofferenza o patimento, quanto e piuttosto nella volontà di non tradire se stessa, di non tradire i propri principi, e quei principi sui quali aveva da sempre fondato la propria esistenza, anche se compiere tutto ciò l’avrebbe condannata a terrificanti prospettive, innanzi alle quali soltanto umano sarebbe stato allor ritirarsi, soltanto umano sarebbe stato lì cedere il passo, riconoscendo la propria sconfitta e, ciò non di meno, salvando la propria pelle.
Se Midda avesse potuto tacere, non avrebbe mai vissuto la propria straordinaria, e devastante, esistenza.
Se Midda avesse potuto tacere, non avrebbe mai lasciato il proprio mondo, per spingersi fra le stelle del firmamento sulle ali della fenice, al solo scopo di inseguire lo spirito della regina Anmel Mal Toise, colei che la Storia ricordava essere l’Oscura Mietitrice, facendosi carico di quella sfida, e di quella sfida che, probabilmente, non avrebbe mai potuto vincere e che, ciò non di meno, non avrebbe mai voluto rinunciare a combattere, fosse anche e soltanto per porre rimedio a un proprio sbaglio, a un proprio errore e a quell’errore, quella leggerezza, da lei compiuta il giorno nel quale, inconsapevolmente, aveva permesso a quella terrificante minaccia di essere nuovamente libera, e di porre, di conseguenza, in dubbio il futuro stesso del Creato, nel nome di un assurdo principio nichilistico.
Se Midda avesse potuto tacere, probabilmente ella non sarebbe mai arrivata a quel punto…

“Midda Bontor sei tu.”

Con quelle parole sua sorella Rín l’aveva costretta a scuotersi, e a scuotersi da quel pavido torpore della mente nel quale ella si stava lasciando precipitare, rifiutandosi di vivere la propria vita nel preferire, piuttosto, lasciarsi vivere e osservare passivamente l’evoluzione a cui essa l’avrebbe condotta.
Con quelle parole sua sorella Rín aveva tentato di ricordarle chi ella fosse, e non nell’intento di vederla correre in giro con una spada in mano, quanto e piuttosto nella volontà di non vederla rinunciare a imporre se stessa in contrasto a qualunque avversità, a difendere la propria indipendenza, la propria libertà, la propria autodeterminazione in ogni modo e con ogni mezzo, così come, da sempre, ella stessa si era impegnata a compiere.
E, per quanto una parte di lei si stesse già odiando, e forse si sarebbe odiata per sempre, a confronto con la decisione già maturata nel profondo del suo cuore, ella non avrebbe potuto, in quel mentre, ignorare la verità propria di quelle poche e semplici parole, di quella quieta affermazione di sua sorella Rín. Quell’affermazione che, probabilmente, aveva sempre saputo essere vera. E quell’affermazione che, tuttavia, non avrebbe mai voluto in alcun modo confermare, laddove accettare la correttezza di tutto quello avrebbe soltanto significato rifiutare il senso del resto del mondo, e del mondo, lì, a lei allor circostante.
Maddie non avrebbe voluto porsi domande o cercare risposte…
… Midda, dal canto suo, non avrebbe potuto ovviare a farlo.

« … dove siamo? » sussurrò pertanto, in una domanda che non desiderava porre e che, tuttavia, non avrebbe potuto ovviare a esprimere, a confronto con una risposta che, in fondo, già ella avrebbe potuto vantare di aver inteso, nelle parole da lui sino a quel momento pronunciate, ma alla quale, comunque, non avrebbe voluto offrire credito alcuno, non in quanto essa avrebbe quindi comportato, per se stessa e per tutti coloro lì a lei cari.
« Vuoi davvero che ti risponda…? » cercò conferma l’uomo, nella consapevolezza di quanto, a confronto con la verità, difficile, se non impossibile, sarebbe allor stato per lei poter poi proseguire nel proprio cammino per così come sembrava averlo stabilito un istante prima.
« No… » scosse il capo la donna, con quieta incoerenza, e un’incoerenza, tuttavia, direttamente conseguente allo scisma interno al suo cuore, al suo animo, a confronto con il quale, in quel momento, avrebbe avuto a doversi riconoscere divisa « …  non lo voglio. Ma devo saperlo. »
« Io credo che tu già lo sappia. » dichiarò l’altro, offrendole un leggero sorriso, tirato nella propria espressione, riuscendo ora a provare una certa empatia per il conflitto interiore lì evidentemente palesato e, in tal senso, non volendole forzare la mano in misura maggiore rispetto a quanto già non avesse fatto sino a quel momento « Qual è l’ultima cosa che ti ricordi…? »

Un momento di silenzio seguì quella domanda. Una laconica parentesi a lei necessaria per cercare di riordinare le idee e, soprattutto, di discernere il senso di quell’interrogativo.
Giacché, ove quella questione fosse stata rivolta a Maddie, l’unico senso il quale avrebbe potuto esserle attribuito, sarebbe necessariamente stato quello atto a tentare di ricondurla a più di trent’anni fa, quando, ancora bambina, si era ritrovata proprio malgrado protagonista dell’orribile e tragico incidente che aveva negato ogni futuro a sua madre, e che aveva irrimediabilmente segnato il destino suo e di sua sorella. Un incidente del quale, tuttavia, ella non ricordava assolutamente nulla, al pari di tutta la propria vita precedente a quei tre decenni di coma, e a quei tre decenni di coma nel corso dei quali la sua mente aveva praticamente riscritto il senso stesso della realtà per lei, creando non soltanto un nuovo mondo, ma, addirittura, un nuovo universo nel quale permetterle di viaggiare, e di viaggiare nelle vesti di una ben poco assennata donna guerriero.
Ove, altresì, quella questione fosse stata rivolta proprio a Midda, a quella ben poco assennata donna guerriero, l’unico senso il quale avrebbe potuto esserle allora attribuito, sarebbe stato quello atto a spingerla a ritornare alla terza luna del quinto pianeta del sistema di Pomerius, là dove si era sospinta insieme a Be’Sihl alla ricerca di Reel Bannihil, un uomo, apparentemente incapace a morire, ricercato dall’accusatore Pitra Zafral, dell’omni-governo di Loicare, per ottenere la cattura del quale, quest’ultimo, era arrivato addirittura a porre sotto ricatto non soltanto la stessa Figlia di Marr’Mahew ma, con lei, l’intera Kasta Hamina. Una missione, la loro, che era stata spiacevolmente complicata dal prepotente ritorno nella sua quotidianità di Desmair, alfine libero dal controllo tecnologico di quel collare che, sino a quel momento, lo aveva mantenuto silenziosamente prigioniero all’interno del corpo del suo malcapitato ospite, lo stesso Be’Sihl. Il suo mai amato marito, figlio del dio minore Kah e della regina Anmel Mal Toise, si era così allora impegnato per tentare di condurla alla follia, attraverso oscene allucinazioni imposte a discapito della sua mente, del suo intelletto, allucinazioni un tempo tenute sotto controllo in grazia a un particolare bracciale dorato, il quale, tuttavia, le era stato sottratto ormai da anni. Così, necessariamente sola a confronto con la violenza psicologica di quel mostro, e con le minacce da egli sollevate non soltanto a discapito di Be’Sihl, ma di tutte le persone a lei care, a iniziare dai suoi stessi figli, Tagae e Liagu, ella era arrivata a commettere un nuovo errore, uno dei tanti della sua vita, e speranzosamente non l’ultimo: ella era scesa a patti con lui e, in ciò, gli aveva promesso immunità da ogni sua futura reazione, da ogni sua futura opposizione, nel momento in cui egli avesse accettato di lasciare definitivamente il corpo di Be’Sihl per trasferirsi nel decisamente più appetibile corpo immortale di Reel Bannihil. Un corpo che, in buona sostanza, alla fine era stata ella stessa a consegnargli sul proverbiale piatto d’argento, liberando definitivamente il proprio amato shar’tiagho dall’ombra oscura che lo aveva accompagnato in quegli ultimi anni, e, ciò non di meno, offrendo incautamente piena libertà allo stesso Desmair per agire… e agire, ineluttabilmente, anche contro di lei, pur vincolato dalla promessa matrimoniale di non avere mai a ucciderla.

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