11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

giovedì 28 marzo 2019

2863


Così, costretta a ingoiare il metaforico rospo, ella non mancò di riservarsi occasione di volgere la propria attenzione verso un altro particolare emerso dalla penultima affermazione dell’amato. E un altro particolare, invero, non meno rilevante rispetto a colui con il quale, allora, egli aveva appena ammesso di essere dovuto scendere, nuovamente, a patti per la di lei salvezza…

« Nove mesi…? » esclamò quindi e nuovamente, ora non corrucciandosi quanto e più sbalordendosi, nel confronto con un tale pensiero, con una simile idea.

Certo. Entro i confini di quell’illusione, di quel mondo fittizio, il tempo per lei trascorso, o, quantomeno, da lei percepito qual trascorso, avrebbe avuto a doversi considerare di gran lunga superiore, ragione per la quale la prospettiva di poter vedere ridotti un paio di anni a soltanto nove mesi avrebbe avuto a doversi riconoscere fondamentalmente positiva.
Ciò non di meno, l’idea che una trappola mentale architettata da Desmair, un’illusione certamente più complessa rispetto a quanto non avesse mai subito prima di allora, potesse essersi protratta addirittura per nove mesi, avrebbe avuto a doversi giudicare a dir poco disturbante. E, soprattutto, preludio a non poche ulteriori domande, e domande volte a comprendere, a scoprire cosa fosse accaduto nella vera realtà in sua assenza, oltre a quel rinnovato patto di estemporanea alleanza fra Be’Sihl e Desmair, in quanto, spiacevolmente, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual uno spiacevole déjà vu, avendo ella avuto già passata occasione di assistere a dinamiche purtroppo assimilabili che, invero, non avevano poi condotto a risultati privi di uno sgradevole prezzo da pagare… qual, non a caso, l’innesto dello spirito del semidio nel corpo dello stesso shar’tiagho il giorno in cui il primo ebbe a essere ucciso per mano del proprio stesso divino genitore.

« … come è possibile?! » insistette, disorientata da quella notizia, laddove, pur accettando l’eventualità che tutto quello avesse a doversi considerare qual uno strano sogno architettato dal proprio sposo, difficile sarebbe stato comunque accogliere l’idea che quel sogno potesse essere durato tanto a lungo « Le sue illusioni, i suoi incubi non hanno mai durato tanto. »
« Purtroppo, in questa occasione, il suo approccio è stato appunto diverso… e non volto a obbligarti a confrontarti con un incubo, con l’orrore di viscerali paure, quanto e piuttosto con un sogno, e un sogno di pace, e un sogno rielaborato a partire da informazioni che egli è stato in grado di ottenere dalla vera Maddie, e dalla vera Rín, durante la nostra comune avventura nel tempo del sogno, che avesse a potersi offrire sufficientemente veritiero da convincerti e, al contempo, adeguatamente gradevole da non richiedergli, in verità, di doverlo mantenere egli stesso attivo. » tentò di spiegare Be’Sihl, con un lieve sospiro, riconoscendo di doverle concedere quantomeno quelle informazioni di base, e quelle informazioni utili a riportarla, via via, sempre maggiormente alla propria realtà, alla propria concezione della realtà, per così come già stava accadendo in maniera sempre più palese, per quanto ella stessa, ancora, non se ne fosse resa ancora conto « Come ti accennavo, non è stato facile per lui riuscire a trovare il giusto equilibrio di eventi utile a vincere la tua coscienza… ma quando, alla fine, egli ha avuto l’astuzia di porre in giuoco anche Desmond, tutti i pezzi sono andati a incastrarsi da soli e la tua mente ha iniziato ad alimentare autonomamente tutto questo, senza che vi fosse più necessità, per lui, di mantenere in contatto mentale. » precisò, con quieta fermezza in quella spiegazione, in quell’argomentazione, una quieta fermezza per lui conseguente all’aver avuto già personalmente occasione di constatare la verità di tali parole, e, soprattutto, dell’efficacia alienante del mondo lì, in tal maniera, generato « In tutto ciò, anche restituirti finalmente il bracciale dorato del dio Ah'Pho-Is, che in passato ha sempre avuto successo nello schermare la tua mente dagli attacchi di Desmair, non è servito a nulla… perché, ormai, l’unica a tenere in piedi tutto questo eri soltanto tu. »

Il suo bracciale dorato: quel dono, orami risalente a quasi un decennio prima, che Be’Sihl le aveva fatto quasi a costo della propria stessa vita, nel mentre in cui ella, dominata dagli inganni, dagli incubi di Desmair, lo aveva creduto scoprirsi essere una sorta di osceno mostro cannibale e necrofago, sol desideroso di ucciderla. Un dono prezioso, un dono importante, che per quasi un lustro l’aveva protetta dagli attacchi dello sposo, sino a quando, lasciato il proprio mondo e giunta su Loicare, ella era stata arrestata, e ogni suo bene, in quel peculiare momento censibile in un elenco di soltanto due elementi, la sua spada bastarda e quello stesso bracciale, le erano stati sequestrati: e se, a seguito della propria evasione dal carcere lunare entro i confini del quale aveva avuto anche occasione di incontrare per la prima volta le sue due nuove migliori amiche, l’impavida Duva Nebiria e la giovane Har-Lys’sha, ponendo solide fondamenta per quella nuova fase della propria esistenza, e quella fase che, da allora, l’avrebbe vista affrontare le proprie incredibili avventure negli sterminati spazi siderali, ella era stata allora in grado di ritrovare, non senza difficoltà, la propria spada bastarda; per quel bracciale, per quel monile dorato, non vi era stata alcuna possibilità, ritrovandosi costretta, in ciò, a doverlo considerare irrimediabilmente perduto.
Nel contempo in cui, tuttavia, ella e Be’Sihl erano partiti alla ricerca di Reel Bannihil, ufficialmente per conto dello stesso omni-governo di Loicare, in conseguenza al ricatto loro imposto dall’accusatore Pitra Zafral, proprio Duva e Lys’sh avevano reso proprio il delicato incarico volto a ritornare, in maniera discreta, proprio entro i confini di Loicare e lì di riuscire, finalmente, a ritrovare il suo bracciale, nella volontà di porre rimedio al malfunzionamento del collare tecnologico che, sino ad allora, aveva mantenuto Desmair sopito all’interno del corpo di Be’Sihl e che, tuttavia, proprio in quel già non fortunato momento, aveva avuto a terminare il proprio ciclo di vita. Ergo, se pur il ritorno a lei di quel bracciale non era stato sufficiente a salvarla da tutto quello, e da quanto, in fondo, ella si era meritata, nell’aver pensato di poter scendere impunemente a patti con Desmair; quella medesima notizia avrebbe comunque avuto a potersi interpretare in maniera positiva quantomeno nell’ordine di misura nel quale, allora, avrebbe voluto significare che Duva e Lys’sh stavano bene, e che erano riuscite a ritornare alla Kasta Hamina…

« Non sono certa di comprendere con precisione tutto quello che stai dicendo… » ammise allora, scuotendo appena il capo « … ciò non di meno, credo proprio di doverti delle scuse. » dichiarò, in quanto, in quel frangente, avrebbe avuto a doversi riconoscere se non anomalo, quantomeno non consueto, laddove, pur non aliena a scusarsi, a riconoscere i propri errori, difficilmente ciò sarebbe avvenuto in maniera così rassegnata, laddove abitualmente, al contrario, ella si sarebbe ritrovata a tentare comunque di argomentare le motivazioni che l’avevano condotta a simile sbaglio, in termini utili a riservarsi, a prescindere, un’ideale fronte di ragione a giustificazione di quanto avvenuto « Non avrei dovuto prendere accordi con Desmair. E non avrei dovuto farlo senza confrontarmi con te. » sancì, confermando in tal maniera l’anomalia così introdotta, e quella richiesta di perdono priva di “se” o di “ma” a minimizzare le proprie responsabilità « Ho sbagliato. E tremo al pensiero delle effettive conseguenze di questo mio errore… di quanto tu, Tagae, Liagu, Duva, Lys’sh e tutti gli altri a bordo della Kasta Hamina possiate aver dovuto pagare il prezzo di questa mia stolida iniziativa. »

In genere, giunti a quel momento, Be’Sihl non le avrebbe mai lasciato mancare un tenero sorriso, a palesare quanto, a prescindere da qualunque errore da lei commesso, il suo amore per lei non sarebbe mai potuto mutare, e, in questo, ogni colpa, ogni sbaglio, non avrebbe avuto necessità di essere perdonato, giacché mai, nel confronto con il suo cuore, sarebbe realmente stato riconosciuto qual tale. In quell’occasione, tuttavia, sul volto dello shar’tiagho ebbe a comparire sì un sorriso, e, ciò non di meno, un sorriso tirato, il sorriso di un uomo che, pur amando indiscutibilmente la propria compagna, non avrebbe potuto ovviare a riflettere sul peso di accadimenti occorsi, in quegli ultimi mesi, i quali lo avevano definito qual protagonista, e un protagonista decisamente distante da quanto mai ella avrebbe potuto immaginare, costretto, proprio malgrado, a liberare la parte più oscura del proprio cuore, del proprio spirito e giustificandosi, in ciò, con in pensiero, invero sincero, di star compiendo tutto ciò soltanto per lei.

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