11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

mercoledì 20 marzo 2019

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Nei panni di Midda Namile Bontor, quanto ella non avrebbe mai accettato di rendere propria sarebbe stata un’ingiusta ambiguità sentimentale: sebbene, infatti, nel corso della propria vita ella non si fosse lasciata mancare alcun compagno, vivendo quell’aspetto della propria esistenza con la stessa libertà propria di ogni altro fronte; la donna guerriero dagli occhi color ghiaccio non aveva mai reso proprio alcun dualismo emotivo. Così, mai ella aveva frequentato più di un uomo alla volta, o si era concessa occasione di tradire la fiducia dell’uno con un altro, nel rispetto che non aveva mai voluto mancare di offrire ai propri compagni, o, quantomeno, a quei compagni degni di tale titolo, lasciando in ciò perdere le frequentazioni occasionali con le quali, di tanto in tanto, non aveva mancato di accompagnarsi, ma sempre e soltanto in periodi della propria vita nei quali non avrebbe potuto vantare altro compagno, altro impegno al di fuori di quello.
In ciò, con la morte nel cuore, ma con una consapevolezza rinnovata nel dover abbracciare quella strada, per comprendere in quale direzione avrebbe mai voluto realmente e consapevolmente guidare la propria vita, senza permettere che fosse la vita stessa a guidarla, tornata a casa, quella sera, Maddie dovette affrontare Desmond. E dovette affrontarlo per ringraziarlo dello splendido tempo che le aveva donato, di quei mesi, di quell’anno e più, che avevano condiviso insieme, e per tutto ciò che, in tal mentre, era stato fra loro. Ma, anche e soprattutto, per comunicargli quanto, non per sua responsabilità, non per sua colpa, quel loro rapporto non avrebbe potuto proseguire, non avrebbe potuto continuare nella medesima direzione nella quale, sino a quel momento, si erano armoniosamente mossi, per quanto, necessariamente, ciò avrebbe per lei rappresentato una serie incredibile di rinunce, a partire dallo splendido appartamento che condividevano, per poi proseguire con tutti gli agi di quella vita che egli le aveva concesso, le aveva donato, senza chiederle nulla in cambio se non il suo amore.
E se Des, ovviamente, non riuscì a comprendere il perché di quell’evoluzione, e di quell’evoluzione così inattesa, arrivando a supplicarla di volerci ripensare, e, addirittura, di tentare di recuperare quel loro rapporto rivolgendosi a qualche aiuto esterno, da parte di Jacqueline, magari, o di un qualunque suo collega più specializzato in quel genere di situazioni; Maddie non poté concedersi di cedere al desiderio di tornare ad abbracciare quel meraviglioso corpo, di baciare le sue labbra, e di lasciarsi tutto quello alle spalle. Perché fino a quando avesse teso la mano verso Desmond, non avrebbe potuto permettersi di esplorare realmente l’alternativa rappresentata da Basel e, in ciò, di comprendere realmente se stessa, e il perché di quel proprio assurdo turbamento nei riguardi di quell’uomo. E se anche, alla fine, con Basel non si sarebbe giunti da alcuna parte, per lo meno ella avrebbe potuto rendere propria l’orgogliosa certezza di averci tentato… e di averci tentato nel rispetto più assoluto di se stessa e di chiunque altro, ovviando a ridurre impietosamente Des a una semplice alternativa sicura, per così come, in troppi, nei suoi panni, non avrebbero esitato a compiere. Ella, tuttavia, non desiderava essere parte di quei troppi: ella, in quel momento, desiderava essere Midda Namile Bontor, e, come tale, mai avrebbe potuto concedersi una simile, imperdonabile, ambiguità.

Nei panni di Midda Namile Bontor, quanto ella poi avrebbe sicuramente reso propria, sarebbe stata una maggiore determinazione nella ricerca di se stessa, e dei propri obiettivi: per quanto, infatti, nel corso della propria vita non le fosse mancata occasione di doversi reinventare, e di doversi reinventare drasticamente sovente non per propria effettiva volontà, quanto e piuttosto in risposta a eventi a lei esterni, a lei estranei a confronto con i quali altra occasione non avrebbe potuto riservarsi se non quell’evoluzione; la donna guerriero dagli occhi color ghiaccio non aveva mai subito passivamente simili situazioni, trovando sempre occasione di divenirne non soltanto partecipe, ma, addirittura, protagonista. Così, mai ella avrebbe lì potuto permettersi di attendere il giorno in cui, nuovamente, il fato avrebbe voluto concederle di incontrare Basel, ma, al contrario, si sarebbe dovuta impegnare al fine di rendere tale giorno realtà, e una realtà per così come da lei, quindi, desiderata.
In ciò, pur fondamentalmente inconsapevole nel merito di come essere in grado di rintracciare quell’uomo, avendo a malapena conoscenze utili a comprendere come muoversi in quel mondo che, troppo sovente, le appariva ancora estraneo, ancora sconosciuto nella propria complessità, Maddie non avrebbe potuto rinunciare a impegnare tutte le proprie energie nella ricerca di Basel. Una ricerca, la sua, allora non banalmente motivata dalla necessità di soddisfare una qualche brama d’amore, quanto e piuttosto definita dalla necessità, in tutto ciò, di riuscire a comprendere meglio se stessa e, in ciò, di trovare occasione per comprendere in quale direzione, in futuro, avrebbe potuto avere a desiderare muovere i propri passi, che questi avessero a vederla affiancarsi a quell’uomo oppure, chissà, a chiunque altro nel mondo: in questo, quindi, il sogno rappresentato da Basel, o Be’Sihl che dir si volesse, non avrebbe rappresentato un fine, quanto e piuttosto un mezzo, e un mezzo per avere realmente occasione di riconciliare le proprie due nature, le proprie due storie, il proprio passato come Midda, e il proprio presente come Maddie, e, in tal maniera, avere possibilità di comprendere chiunque avrebbe avuto poi a poter divenire in futuro.
Ovviamente, e per l’appunto, ella non avrebbe potuto avere idea di come ritrovare un singolo individuo in una città di più di ottocentomila abitanti. Ma questo non ebbe a frenarla, non ebbe a esser per lei ragione di ostacolo, non rafforzata, qual si trovò a essere, dal sostegno, a margine di quella ricerca, da parte della propria famiglia: sua sorella Nóirín, innanzitutto, colei che, nel proprio nuovo ruolo di confidente, più di chiunque altro avrebbe potuto vantare confidenza con le reali motivazioni dietro alla fine del suo rapporto con Desmond e dell’inizio di quella nuova, e folle, avventura; ma anche loro padre Jules, il quale, dal canto proprio, ebbe ad accogliere con una certa tranquillità quella piccola rivoluzione, non offrendo evidenza di voler ipotizzare neppure per un istante di chiedere alla propria amata figliuola cosa fosse accaduto, quanto e piuttosto, semplicemente ma meravigliosamente, sostenendola, e sostenendola in tutto e per tutto, ritrovando, condizione necessaria e sufficiente alla base di ciò, il semplice fatto di essere lui suo padre e lei sua figlia, in un rapporto che nulla al mondo avrebbe potuto mutare e che, pertanto, l’avrebbe sempre visto pronto a schierarsi in suo sostegno, a sua difesa. Così, sostenuta e aiutata dai propri cari, Maddie non ebbe a poter recriminare le proprie scelte, le proprie decisioni, quanto, e piuttosto, dopo un ineluttabile sconforto iniziale, una irrinunciabile sensazione di disagio nel confronto con l’incognita rappresentata da quella piccola rivoluzione della propria quotidianità, ella ebbe, giorno dopo giorno, a riconquistare sempre più fiducia in se stessa, riscoprendo un’energia che, in effetti, nel corso di quell’ultimo anno aveva dimenticato di possedere, una forza d’animo che aveva lasciato affievolire nel proprio cuore, vittima di un impietoso confronto con se stessa, e con la se stessa protagonista delle proprie memorie, dei propri ricordi, dei propri racconti, e, ciò non di meno, incapace a trovare occasione per dimostrarsi di non essere poi così diversa, di non aver perduto, in fondo, nulla di ciò che era da sempre stata. E ritrovando costantemente, un po’ di più a ogni nuova alba, consapevolezza di sé e delle proprie possibilità, ella ebbe a superare i limiti di quell’inedita timidezza, di quell’estenuante insicurezza dietro la quale si era nascosta per troppo tempo, allo scopo di iniziare a setacciare al pettine, quasi letteralmente, quell’intera città, al solo scopo di rintracciare il proprio obiettivo, l’uomo al centro dei propri interessi. 
Purtroppo, per quanto impegno, per quanta passione ella avrebbe potuto impiegare in una ricerca a tappeto, le fu presto evidentemente quanto tentare di raggiungere un qualunque risultato in quella maniera avrebbe equivalso a ipotizzare di trascorrere un tempo non meglio precisato, variabile fra un’ora e il resto della propria esistenza, a girovagare senza meta all’interno della città. Motivo per il quale, dopo essersi concessa una prima settimana in tal direzione, e una prima settimana comunque utile a permetterle di superare le incertezze iniziali per abbracciare, ormai con piena convinzione, quell’iniziativa, quella missione, Maddie ebbe a cercare di sostituire alla mera tenacia, anche un minimo di senso pratico. E quel minimo di senso pratico per lei allora utile a tentare di percorrere diverse strade, cercando di rintracciare, con piglio indubbiamente degno di qualunque investigatore privato, il proprio obiettivo, a partire dalle informazioni note, a di lui riguardo, e da lei lì consapevolmente possedute, nulla lasciando di intentato anche nel momento in cui, invero, tutto ciò non avrebbe potuto ovviare a risultate quantomeno effimero nel proprio intrinseco valore e nelle possibilità che, da ciò, avrebbero potuto razionalmente derivare.

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