11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

giovedì 7 marzo 2019

2842


Mercoledì, alle tre e un quarto di pomeriggio, Maddie accettò l’evidenza che Basel non si sarebbe fatto vivo. Certo, facile sarebbe stato obiettare una certa mancanza di coerenza da parte sua, nell’essere tornata sui propri passi a distanza di soltanto due giorni; e, certo, altrettanto semplice sarebbe stato evidenziare quanto, in verità, non fosse mai stato concordato un qualche appuntamento al termine della settimana precedente, ragione per la quale Basel non avrebbe avuto nessuna ragione di essere lì ad aspettarla. Ciò non di meno, Maddie aveva voluto lì provare a fare ritorno, in contrasto a ogni raziocinio, a ogni logica e, soprattutto, a ogni buon senso… e, in questo, non aveva purtroppo avuto occasione di ottenere alcuna soddisfazione.
Del resto cosa avrebbe potuto supporre avvenisse? Ammesso, ma non concesso, che Basel si fosse presentato al loro appuntamento-non-appuntamento due giorni prima, la sua latitanza non avrebbe potuto ovviare a definire quanto, da parte propria, non avesse a esservi alcun desiderio di proseguire in quelle loro chiacchiere, in quei loro confronti pomeridiani, qualsiasi significato, qualsiasi valore potessero avere. E, dopotutto, tale era stato il suo desiderio, per almeno le prime ventiquattro ora: ventiquattro ore a seguito delle quali, dimostrando un’indubbia volubilità di rigolettiana memoria, ella era tornata a desiderare cercare un confronto con lui, fosse anche e soltanto per comprovare a se stessa quanto, dietro quelle fattezze pur tanto similari a quelle del proprio immaginario amato, avesse a celarsi un uomo assolutamente diverso, un uomo che nulla avrebbe potuto aver a essere frainteso per Be’Sihl.
Forse, tuttavia, quello avrebbe avuto a doversi considerare l’epilogo migliore. Un epilogo a fronte del quale quell’effimero capitolo della propria vita avrebbe avuto a doversi riconoscere qual fortunatamente chiuso, risparmiandole, in tal senso, tutta quell’altresì probabile sofferenza alla quale avrebbe potuto votarsi nell’inseguire tanto scioccamente un sogno, e un sogno che a nulla avrebbe potuto portare se non alla distruzione della propria realtà quotidiana, e di tutto ciò che, insieme a Desmond, stava allor costruendo…

« Maddie…? » l’appellò, improvvisamente, una ben nota voce maschile, cogliendola di sorpresa in quel momento di intima riflessione, seduta qual si poneva su quella panchina della piazza.
« Papà! » esclamò la giovane, voltandosi verso la figura paterna, decisamente e ragionevolmente sorpresa di trovarlo lì, in centro, a quell’ora, laddove, come di consueto, avrebbe altresì dovuto essere al lavoro, da tutt’altra parte della città.
« Bambina… come stai?! » sorrise l’uomo, non più giovane laddove neppure le sue due figlie avrebbero avuto a poter ormai vantare un’età giovanile e, ciò non di meno, contraddistinto ancor da uno spirito energico, forte, rinnovato nella propria tempra dall’inatteso, e pur mai insperato, ritorno della stessa Maddie nella propria quotidianità, dopo quei trenta e più anni di coma nei quali ella era rimasta lontana da lui.
« Sto bene, papà… sto bene! » sorrise Maddie, levandosi in piedi per accogliere il genitore « Ci siamo sentiti stamattina al telefono… cosa vuoi che sia cambiato da prima a ora?! » osservò ella, stringendosi fra le spalle a minimizzare qualunque originale e possibile sviluppo della propria giornata, qual, del resto, non era occorso, vedendola vivere la propria vita quotidiana come ogni giorno, nella sola eccezione della passeggiata che, mezz’ora prima, l’aveva condotta a quella panchina, nella speranza di avere ancora una volta a incontrare Basel « Tu piuttosto…? Non dovresti essere al lavoro, a quest’ora…?! »
« Sto bene, non ti preoccupare. » la rassicurò Jules Mont-d'Orb, raggiungendola e abbracciandola delicatamente, in una quieta dimostrazione di affetto per lei « Avevo un po’ di commissioni da fare… e ho preso un giorno di ferie: niente di misterioso, strano o preoccupante. » puntualizzò, baciandola sulle guance.
« Scusami. » arrossì ella, sentendosi in imbarazzo nell’aver così inquisito il padre, quasi egli avesse a doversi giustificare con lei per i propri impegni quotidiani « Non desideravo apparire impicciona… »
« E non lo sei stata, non temere. » confermò egli, scuotendo appena il capo « Piuttosto… è da una vita che non ci prendiamo un pomeriggio per noi. E, casualmente, ho concluso tutto ciò che avevo da fare. » sottolineò, propositivo nei suoi riguardi « Già che siamo qui, che ne diresti di trascorrere qualche ora con il tuo vecchio padre…?! »

Ovviamente a Maddie piacque l’idea e non ebbe ragione alcuna per sottrarsi nel confronto con la stessa… anzi. L’arrivo di suo padre avrebbe allora avuto probabilmente a doversi riconoscere qual la panacea migliore per i propri turbamenti, permettendole, ancora una volta, di archiviare ogni pensiero, ogni dubbio relativo a Basel per concentrarsi su quanto, lì, altresì offertole dalla propria vita, e dalla propria meravigliosa vita: una vita che le era stata restituita dopo troppi anni, e che, proprio per questa ragione, non avrebbe dovuto permettersi di sprecare rincorrendo stupidamente qualche fantasia priva di significato.
Così, dopo l’ineluttabile ed entusiastica conferma a quella proposta, la donna e suo padre iniziarono a passeggiare per le vie del centro, sino a giungere a una caffetteria e lì decidere di entrare per sedersi un attimo a un tavolo e degustare, insieme, un buon caffè. Una proposta, quell’ultima, che nacque da Maddie e che fu benevolmente accolta dal suo genitore, benché, nell’inconsapevolezza della stessa, il luogo da lei allor scelto non avrebbe avuto a doversi giudicare inedito per quest’ultimo… al contrario!

« Sai… sono passati almeno trentacinque anni dall’ultima volta che ho messo piede in questo locale… » commentò Jules, dopo che un giovane cameriere ebbe a raccogliere la loro ordinazione, consistente in un caffè macchiato per l’uomo e in un caffè con cioccolata e fior di latte per sua figlia « … e devo dire che, nonostante tutto questo tempo, non è poi così cambiato, diversamente da molti altri luoghi in città. » osservò, guadandosi attorno con aria nostalgica « Mi piace: sarà che inizio a diventare vecchio, ma non riesco a disdegnare l’idea che qualcosa rimanga immutabile, a ricordarci da dove arriviamo. Sovente, nel nome del progresso, si ha così urgenza di rivoluzionare il mondo da non rendersi conto di quanto, all’atto pratico, si stiano magari ripetendo errori passati, senza realmente sperimentare nulla di nuovo. »
« Trentacinque anni…?! » ripeté Maddie, ascoltando con interesse le parole del genitore « Vuol dire che, l’ultima volta sei venuto qui, Rín e io eravamo soltanto delle bambine e che c’era ancora la m… » si interruppe, lasciando sfumare nel silenzio quell’ultima parola, nel timore, in qualche maniera, di poter ferire il padre nel rievocare l’immagine di loro madre, quella madre che ella, invero, non riusciva neppure a ricordare, al pari, del resto, di tutta la propria reale infanzia, sostituita nella sua mente dagli artefatti ricordi dell’infanzia di Midda Bontor.
« … vostra madre. Sì. » confermò tuttavia egli, sorridendole quietamente a comprovare quanto non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto alcun problema, da parte sua, a riferirsi alla moglie scomparsa, e scomparsa, del resto, da un tempo quasi pari a quello così appena suggerito, per la sua ultima visita in quella caffetteria « Questo luogo era uno dei suoi preferiti, in città. In effetti è stata lei a portarmici per la prima volta, una vigilia di Natale… » puntualizzò, con un sorriso dolcemente trasognante al ricordo della sua amata, e di quell’amata troppo prematuramente sottratta alla vita, e, ciò non di meno, mai realmente allontanatasi dal suo cuore, là dove, ancora, la sua memoria era mantenuta viva, insieme a tutto il sentimento provato per lei, allora come nel giorno del loro primo incontro.

Il cameriere ebbe a ritornare a loro con le ordinazioni, disponendole ordinatamente sul tavolino posto fra i due, prima di dileguarsi con in rispettoso silenzio, limitandosi a rivolgere ai clienti un tranquillo sorriso.

« E’ un bel posto. » commentò la donna, osservandosi attorno nella speranza, in qualche maniera, di cogliere in parte lo spirito della madre, e quello spirito che, in parte, non avrebbe dovuto mancare di aleggiare, metaforicamente, fra quelle sedie e quei divanetti, tanto era stato appena descritto l’apprezzamento da parte della medesima nelle parole di suo padre « Posso comprendere facilmente perché le piacesse… »

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