11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

sabato 16 marzo 2019

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« Riprovaci… » la invitò Rín, inarcando un sopracciglio con fare critico « … che tu ti sia espressa in tal maniera, francamente, non ci credo. E ho qualche dubbio anche sulla reazione di Be’Sihl, decisamente più composta di quanto non sarebbe stato umano attendersi in un tale scenario. » precisò, escludendo in tal maniera la veridicità di quell’ultima parte del racconto, evidentemente abbellito, nei propri toni, per distrarla dal disastro della quale la propria gemella aveva appena confessato di essersi resa protagonista.
« Uff… » sbuffò Maddie, gonfiando le guance con fare giocosamente infastidito da quel velato rimprovero da parte della propria ascoltatrice, la quale aveva così dimostrato di non volerle concedere cieca fiducia o, forse e piuttosto, di conoscerla meglio di quanto ella non avrebbe avuto a poter scommettere che fosse, nel rifiutare da parte sua… o, per meglio dire, da parte di Midda, una risposta tanto composta « … diciamo che stavo soltanto cercando di aggiungere un po’ di epicità alla scena, rivedendo in minima parte i dialoghi. Ma, all’atto pratico, non c’è stata poi una sostanziale differenza nei contenuti… soltanto nei toni. » ammise pertanto, cercando, comunque, di riservarsi comunque una minima possibilità di rivalsa nei riguardi della storia da lei narrata, e di quella storia che non le era stata concessa occasione di alterare a proprio piacere, secondo i propri gusti « Comunque sia, ecco quanto Be’Sihl ebbe a dirmi, rivolgendosi a me per la prima volta con braccia incrociate al petto e sguardo decisamente critico nei miei riguardi:  ̶  Se mi posso permettere l’interrogativo, straniera, hai in programma di fermarti a lungo in città…? Lo domando unicamente allo scopo di valutare se mi conviene cambiare mestiere, nel considerare la misura in cui potresti essere in grado di danneggiarmi da qui alla tua ripartenza…  ̶  »
«  ̶  Esagerato…  ̶  ridacchiai per tutta risposta, scuotendo il capo  ̶  Si tratta soltanto di qualche piatto e un paio di sedie… non ti ho mica dato fuoco al locale!  ̶  dichiarai, a cercare di porre la questione entro un più razionale punto di vista, in quella che, con il proverbiale senno di poi, mi rendo ora conto essere stata una profezia quantomeno ironica nella propria formulazione, nel considerare come, di lì a tre lustri più tardi, avrei effettivamente finito con il dare fuoco alla sua intera locanda, se pur non in conseguenza a una semplice rissa, sia chiaro  ̶  Il mio nome è Midda Bontor… e se vorrai concedermi un minimo di credito, e ti assicuro che, da qui a un mese, sarai ampliamente ripagato: formula una cifra, e te la raddoppierò!  ̶  »
«  ̶  Un’affermazione quantomeno audace da parte tua, Midda Bontor.  ̶  accennò egli, quindi, un sorriso divertito, nel voler in tal maniera reagire a quella che, da parte della medesima, avrebbe avuto più a ipotizzarsi qual una provocazione, rispetto a un’effettiva occasione di accordo, almeno dal suo personalissimo punto di vista  ̶  E, aiutami a comprendere, in quale modo stai ipotizzando di poter accumulare così tanto oro in così poco tempo…?! Vorresti forse impiegare questa tua predisposizione ai guai per porti al servizio del primo lord disponibile a offrirti un ingaggio…?!  ̶  ebbe a domandarmi, nel riconoscermi, in tal senso, qual una combattente allorché una qualunque altra figura professionale, negandosi di cadere nella facile trappola di ben più banali alternative. »
«  ̶  Non proprio del primo… diciamo di colui che riuscirà a stuzzicare maggiormente la mia fantasia.  ̶  sorrisi per tutta risposta  ̶  Il dramma di ogni avventuriero è quello di riuscire a trovare nuove avventure a cui potersi dedicare, in fondo: e colui che sarà in grado di offrirmele, e di offrirmele insieme a un giusto compenso, certamente, incontrerà soltanto il mio favore e la mia fedeltà.  ̶  »
«  ̶  Se lo dici tu, non posso fare altro che crederti, Midda Bontor.  ̶  ripeté ancora il mio nome, soppesandone ogni singola sillaba, quasi stesse assaporando un liquore molto invecchiato, da trattenere delicatamente sulla punta della lingua allo scopo di poterne cogliere ogni diversa intonazione  ̶  Ciò non di meno, concedimi la possibilità di diffidare di tanta ammirevole ricerca di indipendenza e autodeterminazione da parte di chi desiderosa di avere a rivendersi qual mercenaria al miglior offerente…  ̶  puntualizzò, in quella che quasi apparve, allora, qual una critica, e una critica non particolarmente velata nel confronto con il mio intento. »
« In silenzio ebbi quindi a osservarlo, e osservarlo con serietà, nel non volergli concedere gratuita occasione d’offesa a mio discapito e, ciò non di meno, non essendo in tutto ciò realmente in grado di discriminare quanto, dietro a tali parole, avesse a doversi considerare presente una qualche offesa. » puntualizzò, storcendo appena le labbra verso il basso « Se, infatti, facile sarebbe stato definire tutto quello qual una spiacevole aggressione, nello sguardo di quell’uomo, e in quei suoi meravigliosi occhi quasi arancioni, non ebbi a cogliere una qualche evidenza di concreto antagonismo nei miei riguardi, quanto, e piuttosto, quasi una certa delusione. E una delusione che, in quel mentre, ebbi a comprendere in diretta conseguenza all’idea che, ambizione nella mia esistenza, avesse a essere quella di divenire mercenaria. » rimembrò, perdendosi per un istante con il proprio sguardo glaciale a fissare il nulla innanzi a sé, o forse, e piuttosto, a rievocare le memorie sempre più distanti di quegli eventi sicuramente lontani, ma mai dimenticati « In effetti, fu quasi come se egli stesso avesse ben inteso quanto, al di là di ogni volutamente evidente entusiasmo, per me, tutto quello, avesse a doversi riconoscere semplicemente qual un piano di riserva, una soluzione alternativa a quanto, altresì, avrei potuto preferire avesse a poter essere riconosciuta la mia quotidianità, lontano da quella città, lontano da quel regno e, più in generale, dallo stesso continente, per poter, altresì, essere libera di viaggiare lungo i mari, continuando lungo quella strada per seguire la quale, dieci anni prima, avevo addirittura abbandonato i miei cari, la mia famiglia.  »
« Possibile che, con uno sguardo e poche parole, quell’uomo, il nome del quale ancora ignoravo, fosse stato così capace di cogliere la verità alla base di quanto, lì, era divenuto il mio presente? » proseguì, senza minimizzare la sorpresa propria in tutto ciò, e in quella così dimostrata straordinaria capacità, da parte di Be’Sihl, di comprenderla, di capirla in termini nei quali soltanto un vecchio amico sarebbe stato in grado di compiere, pur non avendolo mai visto prima di quel giorno, pur non avendolo mai incrociato prima di quel momento.
«  ̶  Ancora non conosco il tuo nome… ma posso già dire che mi piaci, locandiere.  ̶  affermai quietamente, cercando allora di dissimulare la sorpresa che in tal maniera mi era stata imposta da parte sua  ̶  Ma… permettimi una nota polemica, te ne prego: laddove ti poni in tal severa maniera nel confronto con l’idea che io abbia a ricercare un mecenate, come puoi scendere a patti con il pensiero di aver a dover servire un lord della città…?! Perché, per quanto mi risulta, nessuno vive, opera, o muore, in quel della città del peccato, senza avere un signore al quale far riferimento.  ̶  sorrisi sorniona, certa di aver appena imposto un bello scacco, se non addirittura uno scacco matto, al mio interlocutore, in quella disfida morale a chi avesse a doversi considerare più retto in accordo ai propri ideali, ai propri principi. »
«  ̶  Ti sbagli, Midda Bontor.  ̶  scosse il capo egli, escludendo di incassare il colpo da me metaforicamente inferto, sciogliendo alfine la postura a braccia conserte che aveva conservato sino a quel momento, solo per avere ad appoggiare ambo le mani sul legno del bancone lì posto a divisione fra noi  ̶  Perché, a dispetto di quanto credi di sapere, io vivo, opero, e francamente non intendo morire, in quel della città del peccato, senza avere un signore al quale far riferimento.  ̶  sancì, non senza un certo orgoglio, e un orgoglio assolutamente giustificato nel considerare quanto stava lì asserendo, in un’eccezione più unica che rara alle leggi non scritte di Kriarya  ̶  Il mio nome è Be’Sihl Ahvn-Qa, e io sono e sempre resterò l’unico padrone della mia vita.  ̶  dichiarò, in parole che ebbero allora a risuonare ricche di una forza, di un’energia tale che, nel confronto con le stesse, non ebbi più possibilità di dubbio nel comprendere chi, fra tutti i presenti all’interno di quell’edificio, in quella bolgia, allora svenuta o quasi, di nerboruti bruti senza cervello, avesse a doversi riconoscere qual l’unico in grado di possedere quanto necessario per poter essere giudicato, da parte mia, degno di rispetto. »
« Un rispetto, quello che lì ebbe a conquistarsi innanzi al mio sguardo, che, devo essere sincera, quasi mi pose addirittura in soggezione, nell’essersi in tal maniera posto, in quel momento particolarmente complesso della mia vita, qual un esempio, qual un ideale a cui avere a tendere, per cercare di ritrovare la giusta rotta, per riconquistare me stessa, dopo che, come pur senza volerlo ammettere ad alta voce, temevo di essermi irrimediabilmente perduta. »

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