11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Per le nostre Cronache è finalmente giunto il momento di spegnere undici candeline!
Tanti auguri, Midda's Chronicles!



E grazie a tutti coloro che, con il proprio affetto, hanno accompagnato il viaggio della Figlia di Marr'Mahew in questi primi undici anni!

Sean, 11 gennaio 2019

venerdì 22 marzo 2019

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« Perché mi stavi cercando, Maddie…? » sorrise verso di lei, riconoscendo di dover essere probabilmente in imbarazzo per tanto interesse da parte sua e, ciò non di meno, ignorando la ragione del medesimo, soprattutto a confronto con quanto aveva presunto essere il suo desiderio nel loro recente passato, ossia quello di non avere a che fare ulteriormente con lui.

Dopo tante parole, a confronto, nuovamente, con quell’interrogativo, e senza, ora, occasione utile a eluderlo, la donna si ritrovò costretta a riservarsi un lungo momento di silenzio, e un lungo momento di silenzio in conseguenza alla necessità di individuare una risposta utile a quella stessa domanda. Perché, per quanto ella fosse certa della ragionevolezza di ritrovare Basel e di affrontarlo, difficile sarebbe stato, in verità, avere a condividere tale sicurezza con qualcuno e, in particolare, proprio con lui.
Cosa avrebbe dovuto dirgli? Avrebbe dovuto spiegargli la verità esistente dietro alle storie di Midda e, in ciò, condividere con lui il proprio turbamento a confronto con colui che, in quel mondo, in quella realtà, ai suoi occhi appariva qual il corrispettivo del proprio amato Be’Sihl…?!
Nel migliore dei casi, egli l’avrebbe presa per pazza. E difficile sarebbe stato non offrirgli torto.
Perché, improvvisamente, tutto quello che un istante prima sembrava così chiaro innanzi al suo giudizio, soprattutto a seguito della splendida chiacchierata in compagnia della propria gemella, ora non avrebbe potuto ovviare ad apparire terribilmente confuso? Perché il proprio cuore stava iniziando a battere e a battere a una velocità insolitamente accelerata nell’evidenza di una situazione di crisi, e una situazione di crisi a confronto con la quale non avrebbe potuto ovviare a dirsi terrorizzata dai risvolti che avrebbero potuto conseguire a ciò…?!

« Perché…?! » ripeté egli, con tono che desiderava mantenersi ancora quieto e, ciò non di meno, con una crescente serietà, o, per lo meno, tale interpretata nel confronto con il giudizio alterato della donna posta innanzi a lui, di quella donna che non aveva fatto altro che inseguirlo per giorni, cercarlo senza tregua, salvo, ora, non essere apparentemente più in grado di offrire una singola parola nel confronto con lui.

Il mondo attorno a Maddie parve rallentare, nel confronto con l’ansia generata da quel momento, da quel confronto. Un’ansia invero ingiustificata, e che pur, nel profondo del suo cuore, non avrebbe potuto essere equivocata in altro modo, nel non permetterle quasi di avere occasione di respirare.
Cosa aveva fatto...?! Aveva veramente mandato al diavolo la felicità che lì, finalmente, era stata in grado di conquistare, con il proprio compagno, con la propria famiglia, con il proprio lavoro, per inseguire la chimera rappresentata da quell’uomo e da quell’uomo a lei sconosciuto? Era stata davvero così stupida…?!
Era stata felice. Dopo trentatré anni di coma, e un ulteriore, interminabile anno speso a riconquistare la propria vita, il proprio corpo, la propria libertà, il fato le aveva concesso l’occasione di essere felice, insieme a Desmond, insieme alla sua famiglia, in quel nuovo mondo scevro di ogni follia. E quanto ella era stata in grado di fare, semplicemente, banalmente, era stato mandare tutto all’aria…
… per cosa poi? Per poter essere un personaggio nato dalla sua stessa immaginazione?!
Beh… in tal caso, forse, ci stava riuscendo meglio del previsto, giacché nel corso della propria vita come Midda, a ben vedere, avrebbero avuto a dover essere elencate di più le mosse azzardate rispetto a quelle assennate, di più gli errori rispetto alle scelte corrette. Tale era sempre stata Midda Bontor: l’incarnazione stessa della libertà, e della libertà di sbagliare, e di sbagliare non in maniera fine a se stessa, ma per crescere, per diventare continuamente una versione migliore di sé, anche a costo, in tal modo, di essere costretta a lasciare la felicità che avrebbe potuto contraddistinguerla, la serenità che avrebbe avuto a doversi riconoscere altresì alla base della propria quotidianità.
Ma essere Midda Namile Bontor, la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya, la donna da dieci miliardi di crediti, non avrebbe dovuto essere frainteso qual qualcosa di semplice, qual qualcosa di gradevole. Non sempre. Perché ogni errore avrebbe avuto il proprio prezzo da pagare… e, in quel caso specifico, in quella propria rinnovata ricerca di autodeterminazione, ella si stava allor ponendo a confronto con il conto, e un conto che, forse, non avrebbe voluto saldare, per quanto, ormai, non vi fossero alternative.

« Perché, Midda…?! » insistette la voce di Basel, in quel momento quasi inudibile alle sue sorde orecchie, in quell’assurdo stallo nel quale la sua mente si stava allor ponendo, in un terrificante attacco di panico.

“…”

Se già il mondo attorno a Maddie era parso rallentare, innanzi a quell’ultimo interrogativo esso ebbe a fermarsi completamente a confronto con la sua percezione della realtà, in un arresto, in un blocco totale dovuto, nel dettaglio, a una singola parola da lui così pronunciata.
Una singola parola che, altro, non avrebbe avuto a doversi riconoscere se non un nome e un nome volto ad appellarla, ma, allora, non ad appellarla come Maddie, quanto e piuttosto come…

“… Midda…?”

L’aveva veramente chiamata Midda…? Perché avrebbe mai dovuto chiamarla Midda...?!
Nella migliore delle ipotesi, ella aveva udito male, fraintendendo la pronuncia del proprio nome in quella diversa declinazione. Nella peggiore delle ipotesi, egli doveva averla realmente chiamata in tal maniera, e questo avrebbe potuto aprire dozzine di scenari, nessuno dei quali propriamente positivo.
Che ella si fosse sbagliata su quell’uomo e, allorché essere un possibile amico, avrebbe avuto a doversi considerare un pazzo visionario che aveva creato un pericoloso cortocircuito fra l’autrice e la sua protagonista? Che ella si fosse sbagliata su quell’uomo e, allorché essere stata lei a dare la caccia a lui, avrebbe avuto a doversi riconoscere esattamente l’opposto, con lui che, in maniera indubbiamente meritevole di lode, l’aveva perseguitata sino a quel momento senza rendere nulla di tutto ciò realmente palese al punto tale da offrire spazio a quell’impropria, e forse solo supposta, inversione delle parti? In effetti, rieleggendo gli eventi occorsi sino a quel momento, sino a quel giorno, sotto una tanto paranoica interpretazione della realtà, tutto avrebbe potuto acquisire un diverso significato, a partire dal salvataggio di Santiago, tutt’altro che casuale, sino a ritornare a quelle sue continue e ossessive apparizioni innanzi al suo sguardo, in termini tali da alimentare in lei la curiosità di conoscerlo meglio, con la volontà di scambiare con lui quattro chiacchiere per così come poi era stato.
Ma se tale avesse avuto a doversi considerare la realtà, a dir poco terrificante avrebbe avuto a doversi riconoscere la follia di quell’uomo, sospintosi a livelli ben oltre qualunque ipotesi di molestia o di persecuzione…
… no. A parlare, allora, avrebbe avuto a dover essere considerata soltanto la sua paura.
La stessa paura che, in quel momento, la stava bloccando. E attorno a lei stava bloccando la sua intera percezione del mondo…

… o forse no?!

« … ma cosa diavolo…?! » sgranò gli occhi la donna, così sorpresa da superare persino il concetto stesso di spavento o terrore, nell’impossibilità a credere a quanto allora stava accadendo.

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