11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 2 maggio 2008

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« N
on abbiamo ancora notizie da parte delle nostre famiglie… ma siamo confidenti che presto avremo modo di richiamarle a noi. » spiegò l’alcalde, portandosi a sedere accanto al giovane.

Le parole dell’uomo erano calde, modulate per offrire tranquillità e ragione di controllo al promesso sposo. Al tempo stesso, risultava evidente come quel discorso non fosse improvvisato, non derivasse da un’esigenza unica di risposte da parte di Mab’Luk: quelle frasi Hayton le aveva già state offerte molte volte in quei tre giorni, a tutti coloro che lentamente avevano avuto la fortuna di riuscire a riprendersi, ritrovando coscienza e desiderio di vita.
Dei duecento uomini rimasti a difesa dell’isola di Konyso’M, oltre cinquanta avevano ritrovato la propria fine nelle acque del mare, offrendo la prima linea difensiva contro le tre fregate dei pirati, e dopo di loro, insieme a loro, non meno di altri cinquanta trucidati sulla spiaggia dopo lo sbarco dei predoni del mare sfuggiti al destino di fiamme e morte che era stato loro riservato. Il conteggio delle vittime, comunque, era ben lontano dal potersi definire concluso: ai primi cento caduti, infatti, si dovevano aggiungere tutti i feriti gravi che, nei primi giorni successivi allo tragico scontro non erano riusciti a sopravvivere, nonostante tutto l’impegno offerto per la loro salvezza da parte di coloro che erano coscienti ed in grado di muoversi. Per chi, al contrario, riusciva in grazia agli dei a riprendersi, la figura dell’alcalde era sempre ed immediatamente presente, a fornire spiegazioni, informazioni, notizie talvolta tragiche accompagnate comunque dalla speranza e dalle rassicurazioni di una vittoria clamorosa, pur pagata a caro prezzo.

« Mio padre? » deglutì il giovane, guardandosi attorno e comprendendo che l’assenza di egli dalla stanza, in quel momento, non poteva essere segno positivo.
Gli occhi dell’anziano si chinarono appena a quella domanda: « Mi spiace. » rispose con una nota più grave nella propria voce « Purtroppo il mare non ci ha ancora restituito la sua salma. »

Mab’Luk in quei giorni aveva desiderato poter diventare uomo, capo di una nuova famiglia nell’unione con la sua amata Heska: il destino, però, sembrava aver preso una diversa iniziativa per concedergli tale volontà, rendendolo uomo nel dover prendere il posto, nel dover raccogliere l’eredità di suo padre. Ed a quella notizia, egli non riuscì a reagire come richiestogli dal proprio nuovo ruolo, crollando all’indietro sul letto e piegando il capo di lato, per soffocare nel guanciale amare lacrime colme di dolore e nostalgia, offrendo forse per un’ultima volta spazio al fanciullo che egli ancora era.
Hayton comprese perfettamente il dolore provato dal giovane e restò in silenzio, consapevole che alcuna parola di conforto sarebbe valsa in quel momento. Ritenne giusto, infatti, che egli sfogasse la propria sofferenza in quel modo ed il fatto che fosse riuscito a concedersi di piangere non poté che essere giudicato come positivo dall’ex-capitano: trattenere nel proprio corpo qualsivoglia reazione ad una simile notizia, rinchiudendola all’interno del proprio animo e nel proprio cuore senza offrirle una via di fuga, lo avrebbe altrimenti torturato peggio di qualsiasi pena fisica. L’alcalde stesso, del resto, non aveva potuto accettare senza dolore il triste censimento di morte che si era ritrovato a dover condurre: per quanto la sua vita passata lo aveva portato a girare il mondo e conseguentemente lo aveva privato della possibilità di veder visto nascere, crescere o invecchiare i propri concittadini, egli nei lunghi anni del proprio incarico aveva avuto modo di conoscere uno ad uno ogni abitante dell’isola, diventandone amico e, spesso, quasi familiare. Ogni singolo rapporto che aveva instaurato con ogni uomo, donna, bambino dell’isola era unico nel proprio genere e ritrovarsi, come era in quel momento, a dover offrire l’ultimo saluto a tanti volti cari, a così tante brave persone che erano morte innocenti in quell’assurdo e non voluto conflitto, non poteva evitare di straziargli l’anima, sentendosi oltretutto responsabile per ognuna di loro. Anche egli avrebbe quindi preferito poter dare libero sfogo al proprio dolore come il giovane, liberandolo in lacrime d’amarezza, di nostalgia: ma il tempo non era stato clemente con lui, rendendolo sempre più duro nel proprio cuore, nel proprio animo, facendogli dimenticare come poter piangere e condannandolo, in tal modo, all’amarezza soffocante che in quel momento lo dominava.

« Il padre di Heska? » domandò il promesso sposo, cercando di vincere il proprio dolore per tornare padrone dei propri pensieri e dei propri sentimenti.
« Egli vive. » rispose con quiete ma prontezza l’alcalde « E’ rimasto lievemente ustionato per l’incendio in mare, ma i danni riportati, per fortuna, sono stati tanto lievi da vederlo essere fra i primi a porsi all’opera per la ricostruzione. »

Nonostante l’angoscia dominante in sé, Mab’Luk a quella notizia non poté evitare di gioire nel proprio cuore, senza in ciò disonorare la memoria del padre perduto: il genitore della sua quasi sposa, del resto, era da sempre stato un secondo padre, ancor prima della scoperta dell’amore con Heska, in una sola e grande famiglia resa ancor più solida e stretta dalla tragedia avvenuta tredici anni prima. Il pensiero che almeno egli fosse sopravvissuto e che sua figlia l’avrebbe potuto presto riabbracciare, gli offriva così una luce nelle tenebre della disperazione in cui si sarebbe altrimenti abbandonato dopo la morte subita, una speranza per il futuro di cui ringraziare la benevolenza degli dei con tutto il cuore, con tutta la gratitudine che sarebbe stato in grado di dimostrare.

« E… lei? » chiese, infine, riferendosi implicitamente in quel pronome alla donna a lui sconosciuta ma a cui, evidentemente, doveva la propria esistenza.
« Intendi la furia dai capelli corvini? » replicò Hayton, aggrottando la fronte a quella richiesta « La sfregiata che ha combattuto contro i pirati? »
« Sì, lei. » annuì il giovane, imbarazzandosi per il tono adottato dall’alcalde e mostrando tale disagio in un leggero ed incontrollato rossore sul viso.
« Cosa sai di quella donna, Mab’Luk? » insistette l’anziano ex-capitano, piegandosi appena sopra il ragazzo con aria decisamente interessata.
« Io… non so… nulla. » rispose incerto, sempre più in difficoltà.
« Mi hanno detto che sei stato tu a trovarla… »
« E’ vero. » confermò egli, subito aggiungendo « Era sulla spiaggia, svenuta e ferita. Non ho idea di chi possa essere… e non reputandola una minaccia mi era sembrato assurdo rinnegare le nostre tradizioni di ospitalità, nonostante la crisi che stavamo affrontando. »

Per un istante che al giovane parve infinito, l’alcalde si soffermò ad osservarlo, con sguardo serio, che sembrava essere in grado di penetrare nel più profondo del suo animo e metterlo a nudo nei pensieri più intimi. Mab’Luk non aveva mentito, non lo avrebbe mai fatto del resto, e sentiva, sapeva di non avere nulla da nascondere: ciò nonostante non poté affrontare a cuor leggero l’esame di quello sguardo, così improvviso ed inaspettato, peccando di ingenuità nel non comprendere per quale ragione l’anziano interlocutore si potesse star interessando tanto della straniera.

« Quindi non hai idea di chi sia ella, giusto? » domandò alfine Hayton, risollevandosi con ritrovata serenità e distacco, avendo forse accertato ciò che cercava nel di lui animo.
« No… » scosse il capo il giovane « Perché? Chi è? »
L’anziano uomo, con la pelle bruciata dal sole, lo osservò per un momento ancora, prima di voltarsi verso la sola finestra lì presente per raggiungerla e volgere verso l’esterno lo sguardo: « Non lo sappiamo. Nessuno sa nulla di lei. »
« E lei? » incalzò l’altro, non potendo evitare di esprimere la propria curiosità « Non ha voluto presentarsi? »
« Al contrario. Sono certo che ella avrebbe voluto farlo… » rispose, piegando gli angoli delle labbra verso l’alto, in un sorriso amaro « … se solo fosse riuscita a ricordare il proprio nome. »

3 commenti:

coubert ha detto...

Azz, ha perso la memoria? :o

Speriamo che qualche marinaio riconosca dei tatuaggi e la indirizzi verso una fonte di informazioni.

Palakin ha detto...

Mhaa...
Vedremo...

Ps. Comunque, ci credo ceh abbia muscoli d'acciaio, con quel "peso" sul davantia sbilanciarla, gli servono anche solo epr stare in piedi a giudicare dallo sfondo da te creato... :P

Sean MacMalcom ha detto...

@Coubert:

Il titolo dell'episodio, a tutti gli effetti, in questo momento si rivela per la sua reale natura. :D
La "deriva" non è tanto fisica (è vero che è naufragata e chissà per quanto è rimasta priva di sensi a mollo nel mare), quando mentale! :D
Non di certo un'idea nuova quella dell'amnesia temporanea (credo che praticamente il 90% dei serial affronti un tema simile), ma ho ritento utile affrontarlo in questo particolare punto di svolta degli eventi, soprattutto con la figura di Midda come comprimaria e non protagonista! :D

@Palakin:

E' una donna con ottime argomentazioni! :P
E poi non è nulla di più di quello che normalmente vediamo nei fumetti americani! :))