11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 5 maggio 2008

116


L
o spettacolo concesso dalla Figlia di Marr’Mahew non poteva evitare di attirare l’attenzione di tutti i superstiti dell’isola, verso i quali ella non offriva comunque importanza, nell’assistere a gesti mai veduti prima, a movimenti ma conosciuti in precedenza.
Regolarmente al sorgere ed al calare del sole, ella si ritrovava sulla spiaggia, di fronte al mare da cui era giunta fino a quell’isola, e lì si impegnava in un’intensa ora di attività fisica nella corso della quale dedicava massima attenzione ad ogni muscolo, ad ogni tendine, ad ogni giuntura del proprio corpo. Conclusa quella prima fase, in cui tutta la di lei atletica forma si poneva in estrema evidenza, rivelando agilità, forza e flessibilità fuori da ciò che era comune agli occhi dei di lei spettatori e forse anche al resto del mondo, irretendo senza volontà da parte sua soprattutto i più giovani incantati nell’ammirarla, ella proseguiva per un’altra ora, offrendo tutta la propria attenzione in fittizi e ripetitivi combattimenti simulati, che la vedevano muoversi lungo un’area limitata della spiaggia in salti, capriole, affondi di braccia, gambe o finte armi in opposizione ad avversari invisibili, con tanta passione, con tanta aggressività da lasciar intendere di star realmente opponendosi a qualcosa di invisibile ad uno sguardo comune. Se la maggior parte di tali esercizi la vedevano armata solo del proprio corpo, in altre occasioni ella impugnava un bastone, utilizzandolo di volta in volta come lama o come asta, per provarsi in diverse tecniche d’offesa e di difesa: ella, del resto, non possedeva nulla di proprio fatta eccezione per gli abiti che indossava e, rispettosamente, aveva evitato di pretendere una qualche arma, per quanto fosse evidente il di lei desiderio in tal senso. Se era vero che non riusciva a ricordare chi ella fosse, risultava evidente tanto a lei quanto a chiunque attorno al lei cosa ella fosse: una guerriera.

« Io… ricordo sangue, guerra, morte… ricordo violenza, soprusi, omicidi… ricordo stregoni e mostri che sembrano frutto di incubi più che di memorie. » aveva confidato ella stessa all’uomo, al loro primo dialogo « Ricordo di essere una guerriera… e ricordo… di essere una mercenaria. »

I mercenari, pur rappresentando sicuramente un pericolo inferiore a quello di banditi o pirati, non incarnavano un senso di sicurezza, un sentimento di protezione nella vita quotidiana della povera gente. Erano persone che vendevano i propri principi, i propri valori, i propri ideali al miglior offerente, schierandosi prima da un lato e subito dopo da quello opposto per semplice convenienza economica nel compiere ciò: non animati da alcuna priorità al di fuori del denaro, si proponevano comunque come i più pericolosi guerrieri in circolazione, perché forgiati in prove sempre più ardite, in battaglie sempre mortali, da cui solo al prezzo della vita dei propri avversari ne sarebbero potuti uscire vittoriosi.
Accanto alla natura guerriera esplicita in lei non meno del suo genere femminile, quindi, un’altra parola era riuscita a riemergere dal caos interiore che ella manteneva nella propria mente, un attributo professionale che non poté evitare di inquietare l’animo di Hayton, unico in tutta Konyso’M a conoscere effettivamente le dinamiche del mondo esterno. Nell’apprendere tale memoria, egli si ritrovò in dubbio nel distinguere entro quali limiti poter effettivamente offrire fiducia a quella straniera, nonostante la di lei apparente trasparenza e sincerità, nonostante la docilità comunque loro concessa da dopo il di lei secondo risveglio: per questo l’alcalde le fu in cuor suo grato per non aver mai domandato un’arma ed in conseguenza di ciò nel non averlo mai portato, almeno fino a quel momento, a doverle negare tale possibilità.

Al termine di quella prima settimana, al raggiungimento di quella ricorrenza, comunque anche l’anziano ex-comandante si ritrovò costretto a dover rivalutare la figura della mercenaria: non tanto per quanto ella non aveva compiuto in quel periodo di tempo, comportandosi in maniera ineccepibile ed accettando più che volentieri di collaborare con le operazioni di ricostruzione dell’isola nelle parti di essa danneggiate, quanto per ciò che ella avrebbe potuto compiere, se avesse accettato la di lui proposta.
Le loro donne ed i bambini di Konyso’M erano lontani, dispersi in mete ignote nel mondo: la speranza, ovviamente, era che essi si fossero diretti in porti a loro vicini, ma l’uomo dovette essere sincero con se stesso ed ammettere di aver peccato di ingenuità in quella diaspora così rapidamente e caoticamente organizzata. Se mal gestita era stata la fuga degli innocenti dall’isola, il loro ritrovamento non avrebbe dovuto essere altrettanto, ma ciò di cui si ritrovava egli ad essere carente, in tale necessità, erano le persone adatte ad un siffatto compito: egli conosceva bene il mondo esterno, molto più di coloro che, nonostante tutto, con esso avevano avuto occasione di rapportarsi in viaggi di carattere commerciale. E proprio perché egli era consapevole di tale pericolosa realtà, doveva vagliare con estremo giudizio ogni possibilità a lui concessa, ad evitare di inviare in giro per il mondo dei giovani allo sbaraglio, armati solo di buona volontà e cuore puro, trasformandoli in conseguenza a ciò come dei bersagli ambulanti per i mille predatori del continente, umani ancor prima che animali.

« Figlia di Marr’Mahew. » richiamò l’attenzione della donna, rivolgendosi verso di lei con l’unico nominativo che in quel momento poteva offrirle.
« Alcalde. » rispose ella, chinando appena il capo in segno di rispetto verso l’uomo, senza interrompere i propri esercizi che in quel momento la vedevano impegnata in una serie di torsioni ritmiche del busto a destra ed a sinistra.
« Oggi desidero parlare con te di una questione importante. » continuò l’uomo, con tono serio ma, come sempre, moderato, quasi paterno verso tutti.
« Come desideri. » acconsentì la guerriera, continuando nel proprio movimento alternato e ripetuto, concedendo ai di lei addominali di sciogliersi in quella controllata stimolazione, in quel continuo tendersi e rilasciarsi « E’ possibile qui o è necessario che interrompa il mio allenamento? »
Egli scosse il capo a tale domanda: « Prosegui pure. Non è una questione privata e non è necessario affrontarla ora: desidero, al contrario, indire un’assemblea per questa sera, con il tuo consenso. »
« Il mio consenso? » chiese ella, ritrovandosi nell’imprevista situazione a perdere il ritmo del movimento, cercando però di non interrompersi e riprendere immediatamente dove fallito « Perché è utile? »
« So che non rammenti ancora nulla del tuo passato, se non il mestiere che prima conducevi. » rispose tranquillo Hayton « E proprio in virtù di questo, io desidero comprare i tuoi servigi di mercenaria se tu riterrai possibile offrirmeli. »

Per un lungo momento la donna restò in silenzio, non concedendo alcuna risposta e continuando nella ritmicità. Evidentemente quelle parole non potevano essere accettate con leggerezza da ella, nello stato in cui si ritrovava, nella situazione mentale, più che fisica, in cui era ricaduta: accettare o rifiutare quella proposta avrebbe in ogni caso fatto prendere una piega imprevista a quell’esistenza ormai non più controllata, a quel destino che vagava alla deriva nel mare del tempo. L’anziano alcalde lo comprendeva, intuiva quello stato d’animo e, per tale ragione, attendeva in silenzio: se ella avesse accettato, si sarebbe ritrovata a fare i conti con una realtà da cui forse aveva tentato di fuggire, da un passato che forse desiderava rinnegare; se ella avesse rifiutato, si sarebbe confrontata con la perdita dell’unico frammento di sé che in quel momento possedeva. Ed egli, prevedendo queste complicazioni, era rimasto a lungo in dubbio sull’esprimere o meno una simile richiesta, ma alla fine aveva reputato indispensabile poter conoscere quale via ella avrebbe preferito, per ciò che era necessario compiere al fine di restituire l’isola ai suoi abitanti ed i suoi abitanti all’isola..

« E sia. » acconsentì improvvisamente ella, con voce seria e fredda « Ascolterò la tua proposta, ma solo se la riterrò corretta potremo discutere in merito ad una giusta ricompensa. In caso contrario, non avrai possibilità di obbligarmi. »

2 commenti:

coubert ha detto...

Ottima scelta, alcalde!
Quasi avevo pensato a una Midda che si adattava a fare la vita dell'isolana amerovele finchè non le fosse tornata la memoria... :P

Sean MacMalcom ha detto...

:))

Naaaa... te la vedi indossare una gonnellina e stare tutto il giorno a rammendare reti e cucinare pesce? :P