11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 8 maggio 2008

119


P
er Mab’Luk i giorni trascorsi dal risveglio non erano stati propriamente sereni.
Fisicamente il giovane si era più che ripreso, non avendo riportato per fortuna gravi danni: certo, molte cicatrici lo avrebbero accompagnato fino alla morte, a ricordargli il giorno in cui si sarebbe dovuto sposare ed in cui, altresì, era quasi morto. Emotivamente, però, egli si era ritrovato ad essere estremamente confuso, spiazzato dai propri pensieri, spaventato dalle proprie emozioni. La questione si era presentata estremamente semplice ed, al tempo stesso, estremamente sconvolgente: per quanto fosse difficile ammetterlo, soprattutto a se stesso, non riusciva a togliersi dalla mente la figura della Figlia di Marr’Mahew, in quella che stava iniziando a diventare una vera e propria ossessione, un pensiero fisso che troppo spesso andava ad offuscare il ricordo dell’amata, della sua dolce promessa, di colei a cui desiderava votarsi per il resto della propria esistenza. Non aveva mai parlato con quella donna, a malapena ne conosceva il tono di voce, nulla sapeva di ella, ma le memorie della di lei apparente fragilità sul bagnasciuga in contrapposizione a quelle della di lei temibile energia in lotta contro ai pirati lo ammaliavano, lo turbavano, lo eccitavano.
Nella sua vita egli non aveva mai vissuto una simile situazione: quand’ancora non provava alcun genere di emozione verso le donne, Heska era già nella di lui vita, come un’amica, come una sorella; quando poi entrambi erano cresciuti, insieme avevano scoperto nuove sfere emotive e fisiche, avevano esplorato l’amore in ogni sua forma, nell’animo, nella mente, nel cuore ed anche nel corpo. Meravigliosa era da sempre l’intesa con la sua promessa, due metà di un unico essere: senza bisogno di parole era da sempre stata la loro complicità amorosa, in una naturale, spontanea, continua ricerca l’uno dell’altra. Si erano amati, fisicamente, in ogni situazione, in ogni contesto, senza mai dubbi, senza mai remore: il loro non era mai stato un mero atto sessuale, ma un’incredibile, incommensurabile e completa fusione, capace di proseguire senza stanchezza, senza spossatezza, senza alcuna distrazione per ore, attraversando intere giornate o nottate in un isolamento dal mondo, dall’universo che, in effetti, solo in tale unione trovava ragion d’essere. La sua compagna, oltre ad essere la sua migliore amica, era pertanto la sua migliore amante, sua complice, padrona e schiava, a cui mai avrebbe pensato di offrire solo il pensiero di un tradimento: solo un idiota avrebbe potuto cercare altro rispetto ad ella, così bella, passionale, dolce, intelligente, premurosa e spiritosa. Solo in lei egli sapeva di essere completo, solo in lei egli sapeva di poter esistere.
Eppure…
Eppure, in quei giorni, nella mente di Mab’Luk non riuscivano a cancellarsi i frammenti di memoria riguardanti quella furia dai capelli corvini e dagli occhi di ghiaccio: come uno stupido egli si ritrovava a rimirare di nascosto quella straniera sconosciuta, ripensando alle proprie braccia a sorreggere quel corpo, a contatto con la pelle di lei, come era stato quando l’aveva trasportata al riparo dalla spiaggia. Ed egli non era felice di tali pensieri, non era contento di tali emozioni: si odiava, si detestava con tutta l’anima per il torto che, pur solo mentalmente, stava offrendo alla propria amata. Ma le forme prorompenti della Figlia di Marr’Mahew non riuscivano a smettere di torturarlo, non gli offrivano alcuna possibile libertà di pensiero: certamente la di lei età superava di molto quella della propria amata, ma proprio in quella meravigliosa maturità fisica ella quasi cancellava il ricordo del corpo della propria compagna, della propria amante, giovane, quasi acerbo in tale confronto. Egli desiderava poter stringere nuovamente a sé la mercenaria, bramava poter sfiorare ancora una volta quelle carni e si sentiva sporco, si sentiva male per quel pensiero, ma negarlo sarebbe equivalso a mentire a se stesso: avrebbe dato la vita per poter giacere solo una notte in di lei compagnia, avrebbe dato la propria anima per poterle restare al fianco per il resto della propria vita.
Quel turbamento, quell’ossessione rivolta verso la sconosciuta, dominò in Mab’Luk più a lungo di quanto egli avrebbe desiderato ma, all’improvviso, esso venne meno proprio nel giorno in cui Hayton annunciò l’esigenza di indire una riunione per quella sera. Il giovane non seppe spiegarsi come ciò accadde, ma similmente ad una doccia gelida, qualcosa colpì il suo animo, straziò il suo cuore, portandolo per un istante ad immobilizzarsi, a pietrificarsi, con lo sguardo perso nel vuoto: in quella sensazione, egli ebbe conoscenza che l’unico vero amore della sua vita, l’unica donna che realmente desiderava e con la quale voleva vivere per sempre, aveva bisogno di lui. Non poteva razionalmente motivare ciò che lo aveva riportato alla realtà, ciò che lo aveva liberato da un incanto ammaliatore verso la mercenaria oggetto dei suoi desideri in quegli ultimi giorni, ma nel suo cuore, nella sua mente e nel suo animo egli era certo che Heska si trovasse a Kirsnya e che se non l’avesse raggiunta quanto prima il loro amore sarebbe stato per sempre perduto, insieme alla vita di lei. Era stato solo tre volte nella capitale portuale di Kofreya e, sinceramente, non avrebbe saputo neanche riconoscere la rotta da seguire per raggiungerla: ma ciò non era importante, tutto quello non aveva senso nel confronto con il pericolo che era diventato concreta certezza in lui.
Doveva partire e partire al più presto.

« Le tue ferite si stanno ancora rimarginando, Mab’Luk. » scosse il capo l’alcalde a quella proposta da parte del giovane « E la tua competenza ed il tuo lavoro sono indispensabili per questa città, Lafra, ora più che mai. » continuò, rivolgendosi al fabbro.
« Hayton. » intervenne a quel punto l’uomo, voltandosi appena a guardarlo nel riavvolgere il panno con i pugnali « Sai quanto ti rispetti e quanto io ti abbia sempre appoggiato, fin dal tuo ritorno a Konyso’M. Ma, qualsiasi cosa tu dirai non potrà farmi cambiare idea, non potrà impedirmi di offrire il mio contributo nella ricerca delle nostre famiglie… di mia figlia. »
« Alcalde. » riprese il giovane, cogliendo al volo il discorso offerto dal padre dell’amata « Io ero pronto a morire per difendere l’isola dai suoi nemici seguendo le tue parole. Ti prego, non negarmi questa possibilità: desidero restare al fianco dell’unico padre che mi sia rimasto nella ricerca della mia promessa, della mia sposa. E con la Figlia di Marr’Mahew al nostro fianco non avremo nulla da temere. »

Lo sguardo dell’ex-capitano si mosse fra i due interlocutori, osservandoli alternativamente, con fare indagatore: i suoi occhi, ancora una volta, sembravano poter perscrutare l’anima di coloro che osservavano, ma in questa occasione Mab’Luk non trovò motivo di imbarazzo, non visse incertezze o remore di fronte ad egli. Lo sguardo del giovane si mantenne fermo in quello dell’anziano, ed in tale forza l’alcalde parve trovare ciò che desiderava, ciò che cercava.

« A te la scelta, mercenaria. » concluse Hayton, rivolgendosi direttamente alla donna « E’ tua preferenza operare sola o pensi di poter essere accompagnata in questo tuo viaggio da loro? »

Anche gli occhi di ghiaccio della donna, a tale richiesta, si volsero verso i due possibili compagni di ventura: in quelle iridi tanto chiare da apparire quasi indistinguibili dal resto dei bulbi, l’intento che dimostrò non fu diverso da quello dell’uomo, ma il sentimento che trasmise né risultò praticamente opposto. Per quanto ella potesse aver smarrito la propria identità ed il proprio passato, in quello sguardo Mab’Luk scorse l’abisso, il pericolo della perdizione assoluta per la propria anima, e ciò che vide non poté evitare di farlo tremare involontariamente ed incontrollatamente, facendogli negare in maniera assoluta qualsiasi infatuazione che aveva potuto provare verso di ella.
Quella donna, chiunque ella fosse, meritava il nome che le era stato concesso sull’isola e ciò, probabilmente, non era da considerarsi come un complimento.

« Mab’Luk… » scandì ella, per la prima volta, il nome del giovane « Tu sei il ragazzo che mi ha tratta in salvo: è corretto? »
« S-sì. » rispose l’interpellato, non riuscendo a mantenere fermo il tono della propria voce.
« Non ho nulla da opporre alla vostra presenza. » affermò allora, tornando a volgersi all’alcade ed accennando un lieve sorriso « Da chi ha saputo dare vita a questa lama e da chi ha deciso di sottrarmi alla morte, sono sicura non subirò disturbo nel compimento della mia missione. »

2 commenti:

coubert ha detto...

La compagnia del vascello!

Sean MacMalcom ha detto...

Un po' ridotta come compagnia! :D