11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 12 maggio 2008

123


S
tava avendo inizio il quarto giorno di navigazione quando la Figlia di Marr’Mahew, in silenzio al timone della piccola nave, avvistò in lontananza la meta del loro viaggio: il porto di Kirsnya. Sul cielo chiaro del mattino, le bianche torri della città non si delinearono con chiarezza, ma la scura barriera delle mura di legno posta a protezione del limite marino della stessa insieme ai fari sempre incandescenti alle sue estremità, colpirono immediatamente lo sguardo della mercenaria, la quale pur non avendo memoria di della stessa non fece fatica a riconoscerla nelle descrizioni offerte a lei dai due compagni di viaggio. Lafra e Mab’Luk, in quel particolare momento, stavano concedendosi il proprio turno di riposo e la donna, pur non avendo desiderio di turbare quella quiete, fu costretta a chiedere loro di ridestarsi, per assolvere alla principale funzione della loro presenza in quella missione: solo per mezzo dei due abitanti di Konyso’M, infatti, ella avrebbe potuto accedere alla città, superando i controlli della capitaneria di porto.

« E’ ora di abbandonare il regno del sonno per tornare alla dura realtà. » esclamò la donna, con tono duro eppur appena vellutato « Svegliatevi, pigroni! » aggiunse conducendo l’imbarcazione una brusca virata e schizzandoli, così, nell’effetto conseguente all’infrangersi onde contro la chiglia.

L’uomo ed il giovane si ripresero così di colpo a quel richiamo ed alla doccia imprevista, scuotendo il capo per combattere contro l’intontimento generato dal riposo interrotto troppo presto e troppo rapidamente: Lafra, prima di Mab’Luk, fu cosciente della situazione e tornò verso il timone, a sostituire la mercenaria nel ruolo di comando.

« Circa sei ore oltre la media. » commentò il vecchio fabbro, cercando ancora di scrollarsi il sonno di dosso, controllando poi le vele « Il vento non ci è stato amico, ma per fortuna neanche avversario: ricordo che una volta, diversi anni fa, impiegai addirittura sette giorni per riuscire a tornare ad avvistare terra all’orizzonte. In quell’occasione il vento e le maree spinsero la nave a compiere un’assurda parabola raddoppiando il percorso effettivo e portandoci a dubitare seriamente di poter sopravvivere a causa delle limitate scorte di viveri. »
« Non ricordavo di avertene mai sentito parlare. » commentò il figlio, sbadigliando vistosamente come reazione alla stanchezza accumulata « Quando è successo? »
« Credo quand’ancora te ed Heska eravate bambini. » sorrise l’uomo, salvo poi essere distratto da alcuni segnali luminosi « Ecco… i primi controlli stanno già iniziando. Mab’Luk… ti ricordi ancora come fare? »
« Sì… » annuì, fregandosi rapido gli occhi con le mani per poi cercare lo specchietto di segnalazione « E’ passato un po’… ma dovrei ancora averne memoria. »
« Ci stanno domandando chi siamo e cosa cerchiamo… » intervenne in quel momento la donna, stringendo appena gli occhi verso quell’orizzonte luminoso, dove le guardie giocavano con la luce del sole per rivolgere loro, pur ancora distanti, tale questione.
Un momento di silenzio seguì tale affermazione, mentre sia il giovane che il vecchio osservarono a loro volta il messaggio diretto verso di loro ciclicamente: « E’ corretto. » commentò, poi, Lafra, aggrottando la fronte « Mab’Luk… rispondi loro con le mie credenziali e spiega che siamo qui per vendere nuova mercanzia. » chiese poi al figlio.

Il promesso sposo, a quel punto, levandosi in piedi e spingendosi verso la prua della piccola imbarcazione, iniziò ad armeggiare con lo specchietto, a rispondere a quel messaggio seguendo i voleri dell’uomo. Il sole, così riflesso sulla lastra di metallo lucente ed argentato, scandì un nuovo e ritmato segnale verso i guardiani del porto, nel permettere loro di avere conoscenza delle intenzioni offerte dagli occupanti della nave e, soprattutto, del fatto che essi non fossero completamente estranei al porto ed alle sua usanze, nella familiarità con il codice di quel sistema di comunicazione.

« Se conosci il cifrario di Kirsnya devi essere già stata da queste parti. » commentò in quel mentre il fabbro, rivolgendosi verso la Figlia di Marr’Mahew « Del resto, se sei stata una marinaia e se provieni da sud come sembra che sia, è possibile e molto probabile che tu abbia fatto altre volte scalo in questo porto. »
« Sinceramente la prospettiva non mi entusiasma. » rispose la donna.
Prima che, però, l’argomento potesse essere approfondito, Mab’Luk riprese la parola, interpretando una nuova comunicazione da parte del porto: « Siamo autorizzati a procedere, padre. »

La piccola nave venne condotta, pertanto, con maestria all’interno delle enorme mura galleggianti di Kirsnya, sotto lo sguardo vigile dei suoi controllori. L’ingresso fu meno semplice ed immediato di quanto si avrebbe potuto immaginare, nel doversi coordinare con il flusso in entrata ed in uscita dal vasto scalo, principale nel regno di Kofreya: per quasi due ore il natante dovette restare in attesa della possibilità di proseguire senza incidenti, facendosi poi strada in direzione dei moli minori, dove la capitaneria di porto aveva già riservato loro un posto comunicato loro attraverso il classico codice luminoso al momento dell’effettivo passaggio attraverso il varco fra le mura. Quel particolare processo, per quanto apparentemente complesso, era l’unico che permettesse sia di controllare che di gestire in maniera ordinata uno spazio grande e complicato come tale era quello, dando nel contempo impiego pubblico ad un alto numero di incaricati al mantenimento di tanta vigilanza: nulla di cui preoccuparsi, pertanto, fu in Lafra nello scorgere un compatto gruppo armato ad attenderli proprio nella posizione loro riservata, nell’esecuzione di una routine già collaudata, sperimentata in ogni altro viaggio verso tale metà.

« La benedizione degli dei su voi e sulla città che custodite. » esordì con un leggero ma necessario servilismo l’uomo, non riconoscendo alcuno dei volti delle guardie ed incerto, pertanto, sul comportamento che avrebbero adottato nei loro confronti « Il mio nome è Lafra Narzoi, fabbro dell’isola di Konyso’M. Questo giovane è mio figlio, sposo promesso per la mia dolce Heska, ed ella è mia aiutante, apprendista di bottega. »
« Benvenuto nel porto di Kirsnya, Lafra Narzoi, fabbro. » salutò l’uomo che si propose a capo del gruppetto, squadrando con lo sguardo il trio, nonostante l’apparente cortesia di quelle parole « Se non è la vostra prima visita, saprete che sono necessari alcuni controlli di prassi prima di autorizzare il vostro sbarco. Vi invitiamo ad avere, pertanto, pazienza. »

Mentre egli parlava, un altro uomo della squadra di vigilanza estrasse un libro, apparentemente un registro, che iniziò a sfogliare con attenzione, nonostante l’evidente monotonia di tale compito, nel passare fra le pagine lì raccolte ed i visi dei due uomini e della donna.
Mab’Luk, che già conosceva le usanze della città, sapeva bene che quel controllo era utile a verificare che nessun pregiudicato o ricercato potesse superare quel secondo livello di guardia, rischiando di offrire caos alla quieta vita lì imposta con pugno di ferro. Ma proprio al giovane non sfuggì una lieve irrequietudine con cui, al contrario, la mercenaria accolse quel controllo, forse intuendone a sua volta la natura, sfiorando in un incontrollato e psicologico nervosismo l’elsa della propria spada. Anche Lafra non ignorò tale sintomo, a tutti gli effetti non soddisfatto dal controllo che stavano subendo e che, probabilmente, se solo avesse avuto modo di conoscere almeno una delle guardie del gruppo non sarebbe stato loro riservato.
Purtroppo, però, la Figlia di Marr’Mahew non stava offrendo agitazione senza ragione alcuna, come i fatti dimostrarono nel momento in cui l’attenzione della guardia che poco prima aveva rivolto loro parola fu distolta dal compagno, ad indicare qualcosa all’interno del proprio registro.

« Midda Bontor. » commentò, quindi, il capo del gruppetto « Questo nome risulta noto a qualcuno fra voi? » domandò nel contempo in cui i vigilanti suoi pari sollevarono le balestre che trasportavano con sé, a volgerle con fare minaccioso nella loro direzione.

2 commenti:

coubert ha detto...

Che avrà combinato in quella città Midda, per essere ospite non gradita?

Sean MacMalcom ha detto...

[quelo]La risposta è dentro di te, ma è... sbagliata![/quelo]

:))