11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 27 maggio 2008

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F
ascino.
Quella parola, nel momento in cui la mercenaria si propose allo sguardo di lord Sarnico, trovò la propria più piena completezza, realizzazione, incarnazione: ella, infatti, era oltre la semplice bellezza, nella quale probabilmente la stessa Heska l’avrebbe superata, sfociando direttamente nell’essenza più profonda della femminilità, in un potere di seduzione quasi oscuro che la di lei sensualità emanava in maniera pressoché naturale, centuplicata dalle forme dell’abito indossato per quell’occasione. In realtà ella, in quel momento, non offriva nulla di più di quanto normalmente non concedesse con le proprie consuete vesti, ritrovandosi per certi versi castigata anzi nell’enorme impiego di stoffa posto a copertura delle di lei gambe, del di lei dolce ventre, e solo nella scollatura donava alla luce generose curve solitamente coperte: ma, nonostante ciò, l’aura che in tale momento la circondava risultava fuori dal comune anche per lei. Costretta, qual poi era, dai tacchi alti delle scarpe, tanto scomode nel confronto con i propri calzari fasciati, ella vedeva la propria andatura forzatamente indotta all’ancheggio, trasmettendo maggiormente, se possibile, l’eros dei propri fianchi, dei propri lombi. Nessuno sguardo, nel percorso che ella compì fino all’aristocratico, poté esimersi dall’osservarla, dal bramarla laddove maschile e dall’invidiarla quando femminile. Nessuno, fra i presenti, non poté poi evitare di odiare la maschera dorata che ne celava in larga parte il volto, che privava loro della piena visione di quella sicuramente incantevole visione: tutti avrebbero pagato a peso d’oro il privilegio di poter spingersi per un solo istante a violare quella barriera, a svelarne le piene fattezze, per scoprire a quale nome quella nobildonna, sicuramente vedova data la maturità delle sue forme, rispondesse.
Nelle menti anche dei più giovani nacque uno spontaneo desiderio di possessione per ella, tale da far dimenticare le eventuali compagne presenti ai loro fianchi: simile fu, quindi, la reazione dell’anfitrione, il protagonista di quella festa, la cui cupidigia e lussuria non poterono evitare di rivolgersi frementi e bramose verso quel’offerta così invitante. E così, ancor prima della conclusione di quel percorso a lui rivolto, lord Sarnico aveva già liberato il braccio dall’incomoda presenza della sua schiava e vittima, quasi fastidiosa in quel momento, per potersi inchinare di fronte alla misteriosa ospite.

« Mio signore. » riverì ella, mostrando un amplio sorriso « Ti ringrazio per l’immenso onore concessomi nell’essere qui presente, in questa splendida sera: che gli dei possano vegliare sulla nobile creatura che ti è al fianco e su colui che tanto l’ama. » salutò con un sincero augurio, in un gioco di parole che sfuggì ovviamente a tutti i presenti salvo a Lesia, al di lei fianco nel ruolo di valletto.
« Sono le tue parole a rendermi onore, cugina adorata. » rispose egli, risollevando il capo e salutandola come proprio pari.

Come Midda aveva previsto, egli stava dando per scontato che ella fosse effettivamente ciò che appariva, nonostante nella sua memoria non vi potessero essere tracce di una donna tanto ammaliante, eccitante quale era colei che a lui si offriva in quel momento, dato che mai prima di allora si erano incontrati. In tale situazione, del resto, sarebbe stata un’imperdonabile assenza di tatto nei di lei confronti porle questioni sulla propria identità, per quanto il giovane aristocratico stesse letteralmente impazzendo dentro di sé nel tentativo di identificarla, nel cercare di comprendere quale nome possedeva colei che non sarebbe potuta non essere sua sposa.

« La tua presenza a questa mia festa non può colmare di gioia il mio cuore. » riprese l’anfitrione, ormai dimentico dell’interno mondo attorno a loro « Ti prego, cugina, parlami della tua famiglia dato che da troppo tempo non mi sono giunte loro notizie: tuo padre gode di ottima salute come sempre, non è vero? »
La donna guerriero comprese subito il tentativo indiretto da parte del giovane di giungere alla di lei identità attraverso la ricostruzione del di lei albero genealogico e, sorridendo in cuor suo per l’innegabile divertimento di quella scena, si mostrò immediatamente crucciata in conseguenza di una simile affermazione: « Mio signore. Credevo fossi stato informato. »
L’espressione che comparve sul volto di lord Sarnico a quel punto, fu tale che per la mercenaria non risultò semplice evitare di scoppiare a ridere: « Cosa intendi, cugina? Non so nulla… »
« Il lord mio padre è venuto a mancare ormai undici mesi or sono. » scosse il capo ella, con simulata commozione e malinconia, coprendosi appena gli occhi nell’appoggiare la mano sulla propria maschera come a non voler mostrare delle lacrime inesistenti.
« Oh… questa notizia mi strazia il cuore, rendendo funesto un giorno altrimenti lieto. » commentò egli, in imbarazzo per la tremenda mancanza di tatto offerta con la propria domanda « Le mie più sincere condoglianze per la tua perdita, cugina: egli era un uomo come pochi esistono o sono esistiti in tutta Kofreya. Piango per la sua perdita. »

Mentre Midda si divertiva nel beffeggiare il proprio nemico, simile ad un gatto in gioco con il topo, il di lei compagno in quell’avventura, pur restando in silenziosa disparte come era nel proprio ruolo, cercava di catturare con il proprio sguardo quello di Heska, la quale al contrario sembrava persa in un mondo lontano: più volte i loro occhi si erano incontrati, ma da parte di ella non era giunta alcuna reazione, alcun segno di riconoscimento verso colui che pur non poteva aver già scordato. Per quanto poteva apparire a Lesia, era quasi come se ella fosse fisicamente lì ma, al tempo stesso, non avesse alcun controllo su di sé o sulle proprie azioni, forse drogata con qualche erba proveniente da levante, dal continente di Hyn: se così realmente era, inutile sarebbe stato ogni tentativo di risvegliarne la coscienza, ogni sforzo per farle intendere che, in quello stesso momento, una strategia di salvataggio per lei e per tutti i profughi di Konyso’M era in atto e che, presto, avrebbe potuto riconquistare la libertà perduta.

« Ti ringrazio per la tua partecipazione al dolore per questa incommensurabile perdita, mio signore, ma non è mia intenzione render tragica l’atmosfera in questo lieto evento. » intervenne dopo un momento di silenzio la donna, scoprendo nuovamente gli occhi per tornare a volgerli, nelle loro glaciali tonalità, verso la propria preda « Un’organizzazione impeccabile, degna di un sovrano. »
« Troppa bontà nel tuo giudizio, cugina. » sorrise egli, sempre più perso nell’estasi dei propri sensi per ella, lontano dal resto dell’universo, da chiunque altro fra i presenti.
« L’eleganza nelle decorazioni denota l’intervento di un gusto spiccatamente femminile. » continuò la mercenaria, compiendo un’ampia giravolta utile a meglio mostrarsi alla propria vittima e, formalmente, a prestare nuova attenzione al salone « Devo ipotizzare che l’incantevole fanciulla ancora non presentatami sia l’artefice di tutto questo? Tua sposa, dunque? »

Assolutamente smarrito nella contemplazione della propria ospite, il nobile si era del tutto scordato dell’esistenza della sua vittima, ritrovandosi in quella questione a domandarsi di cosa ella stesse parlando: solo dopo un lungo istante, egli riuscì a riprendersi, scuotendo il capo e voltandosi a guardare Heska per riportare alla propria memoria chi fosse e perché fosse lì.

« Lei? Oh… no. » scosse di nuovo capo quando ritrovò la coscienza perduta, esprimendo in questa occasione chiaro segno di diniego « Ella attende unicamente ad alcune esigenze personali: è una popolana, lontana dall’essere degna dell’onore riservato ai nostri pari… lontana dall’essere comparabile a te, cugina. »

3 commenti:

coubert ha detto...

Meravigliosa questa scena!!!

Midda lo sta perculando divinamente!! :lol:

Palakin ha detto...

Un pò pirla oltre che verme, eh! :P

Sean MacMalcom ha detto...

Che sia pirla (oltre che verme, con rispetto parlando per i vermi) è indubbio... ma aspettiamo domani prima di trarre le conclusioni! :D