11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 19 maggio 2008

130


L
e armi che Lafra aveva portato con sé fino a Kirsnya, come scusante per il suo arrivo in quel lido, erano oltre tre dozzine, tutte forgiate in una splendida manifattura a cui non poteva evitare di corrispondere un alto prezzo: eppure, nonostante non avesse concesso alcuno sconto ai propri clienti o potenziali tali, all’alba del terzo giorno dal loro arrivo ben poche erano i pezzi ancora da vendere. Anche in quell’occasione, come sempre, per il fabbro di Konyso’M la visita al mercato della capitale era stata assolutamente vantaggiosa, confermando l’apprezzamento delle proprie opere da parte dei kofreyoti, nell’acquisto di tutte le sue offerte e nella raccolta di nuovi e specifici ordini per future commissioni.
Ma il grande successo che egli stava riscuotendo, in verità, non lo rallegrava ed, al contrario, si stava ritorcendo contro allo stesso ed al giovane Mab’Luk che lo accompagnava: il loro comune desiderio, infatti, sarebbe stato quello di riuscire a permanere in città più a lungo possibile, in attesa di un qualche segnale da parte della Figlia di Marr’Mahew o di qualche rivelazione concreta sul destino dei propri esuli, nonostante il pericolo che stavano evidentemente correndo in tali ricerche. Rischioso si era dimostrato da parte loro cercare informazioni specifiche in merito alla mercenaria ed al di lei fato, a causa delle forti accuse pendenti contro di ella e del legame fra loro che non volevano far esaltare in maniera eccessiva agli occhi delle autorità. Azzardato, poi, era stato tentare di raccogliere notizie in merito ai propri concittadini: le poche voci che erano loro giunte a tal riguardo, in maniera mai esplicita, erano sempre state nebulose e controverse e, nonostante ciò, tutte avevano comunicato loro inequivocabilmente l’invito a lasciar perdere, a non proseguire in tali indagini, a non porre ulteriori richieste se avevano interesse alla propria incolumità e, soprattutto, alla salvezza dei propri cari. Lafra, più paziente e pragmatico rispetto al figlio, era riuscito a trattenere a stento lo stesso dal fare di testa propria: il pensiero che presto, comunque, sarebbero rimasti privi di armi da poter vendere stava rendendo sempre più ingestibile la questione, perché con la conclusione delle loro possibilità di offrire mercanzia alla città sarebbe stata loro imposta la necessità di ripartire.
Tali necessità e conseguenti preoccupazioni, però, vennero meno quando una nuova figura apparve sulla scena in quel terzo giorno di permanenza in città.

« Mio signore… » offrì un lieve e formale inchino Lafra, rivolgendosi al nobiluomo giunto ed alla sua piccola corte di guardaspalle « La tua presenza mi onora e mi gratifica. »

In opposizione alla propria reazione, quando l’anziano fabbro vide giungere al loro improvvisato banco la figura di lord Sarnico non poté che provare un interiore timore per le reazioni che Mab’Luk avrebbe potuto offrire al giovane signore: quel nome, del resto, era stato l’unico indizio loro giunto insieme ai velati consigli di non proseguire oltre nel cammino di indagine che avevano intrapreso.
Vestito in bianche ed eleganti vesti, con pantaloni in pelle scamosciata e scarpe morbide, il nobile rampollo non aveva resistito al piacere forse sadico di presentarsi personalmente ai due uomini di Konyso’M non appena aveva saputo della loro presenza all’interno delle mura di Kirsnya: l’aspetto di egli non dissimulava in alcun modo la sua giovane età, vent’anni da poco compiuti, mostrando un viso ancora fanciullesco, in forme delicate e leggermente tondeggianti. Una chioma spettinata dal vento di folti capelli castani incorniciava la pelle chiara del volto, al centro del quale due occhi di egual colore risplendevano di una luce strana, estremamente ambigua e, forse, malvagia, resa ancor più evidente da un sorriso sardonico che non sembrava abbandonarlo in alcuna occasione, mostrando una lunga fila di bianchi denti sotto un naso aquilino. Le voci del popolo volevano che quell’espressione fosse comparsa sul suo viso per la prima volta al compimento del quattordicesimo anno d’età, quando egli aveva finalmente avuto accesso alle ricchezze della propria famiglia: come molti altri figli di nobili di Kirsnya e non solo, infatti, il giovane era stato allevato e cresciuto in assoluta povertà, per essere educato ai valori del rispetto verso il denaro ed i privilegi, nel tentativo di non creare in lui vizio, di non lasciargli mai considerare come scontato il proprio retaggio. Ma, come alcuni figli di nobili di Kirsnya e non solo, anch’egli aveva reagito in maniera non positiva all’improvviso potere, all’inattesa forza offertagli e, ben presto, si era ritrovato a bramarne in quantità sempre maggiori. Nessuna prova era riuscita a collegare il giovane lord alla morte accidentale dei propri genitori, durante un ritiro nella residenza di caccia lontana dalla città, così come alcuna indagine aveva rivelato un qualche collegamento fra egli e le tragiche scomparse dei suoi due fratelli e di sua sorella, a lui maggiori: il sospetto, ovviamente, non poteva mancare ma egli era e restava, pur sempre, l’ultimo erede dei possedimenti della propria famiglia, di una delle più influenti casate della provincia e del regno intero, e questo non sarebbe potuto essere ignorato.

« Tu devi essere Lafra Narzoi, dell’isola di Konyso’M. » affermò con sicurezza il giovane nobile « Ho sentito molto parlare della tua arte e della tua bravura. »
« La gioia nel mio cuore di fronte alla generosità delle tue parole è incommensurabile. » rispose con formale cortesia, ed altrettanta falsità, il fabbro « Se una sola fra le mie creazioni potrà offrirti diletto, la mia esistenza troverà in esso significato e completezza. »

Il servilismo offerto da Lafra non era nulla di insolito o di nuovo nei mercanti del porto, laddove si dovessero rivolgere ai signori locali, ed anzi era quasi loro richiesto, se non imposto, al fine di evitare problemi di ordine legale: la loro presenza, in quanto stranieri, era solo tollerata in virtù dei beni che avrebbero potuto offrire alla comunità di Kirsnya ma tale concessione loro donata appariva sempre in un fragile equilibrio, che un solo, semplice gesto frainteso avrebbe potuto far precipitare. Pur consapevole di ciò, Mab’Luk non riuscì a proporsi con simile remissione e per tale ragione preferì restare in disparte, quasi allontanandosi dal padre prima di compiere qualche gesto per cui entrambi avrebbero poi pagato amare conseguenze.

« Noto con piacere che ciò che ho udito corrisponde al vero. » riprese a quel punto lord Sarnico, osservando le armi esposte.

Nonostante poche fossero rimaste le merci ancora invendute, fra esse erano anche le migliori e di più alto costo fra tutte quelle che il fabbro aveva condotto con sé: una, in particolare, sembrò attirare l’attenzione del giovane nobile, che si ritrovò a fissare con interesse un lungo spadone a due mani, di foggia insolita come solo la bravura di un artigiano esperto avrebbe potuto creare. Essa presentava una lama che si sarebbe potuta ritenere quasi sottile rispetto ad altre armi della stessa categoria, invero estesa in larghezza non più di uno stiletto nonostante una lunghezza complessiva di oltre cinque piedi: una simile composizione, fuori da normali canoni, rendeva quell’opera incredibilmente agile e leggera, pur offrendo maggiori possibilità di affondo e di fendente rispetto ad una consueta arma ad una mano o ad una spada bastarda. L’elsa studiata e plasmata con cura dal fabbro, poi, si mostrava estremamente artistica, conformandosi nell’esigenza di protezione della mano come una coppia di ali spiegate, sotto la quale una lunga impugnatura nera trovava conclusione in un pomo a punta di freccia, utile in un’eventuale necessità di offesa a tradimento. Negli ultimi giorni, in molti si erano persi nell’osservare con desiderio quella creazione, più per la sua bellezza artistica che per un vero e proprio interesse guerriero: quasi inevitabile, pertanto, fu l’attrazione che essa esercitò anche gli occhi del nobile rampollo.

« Questa lama ha già trovato un qualche acquirente, mastro fabbro? » domandò egli, indicandola.
« Nessuno, mio signore. » sorrise l’uomo, scuotendo il capo « Se la desideri è tua. »
« La desidero. » rispose immediatamente il giovane, con la sicurezza di colui che non era abituato a negarsi ciò che bramava.

2 commenti:

coubert ha detto...

Stolto arrogante... Midda la riporterà indietro con tutti gli abitanti. :P

Sean MacMalcom ha detto...

Beh... dai! :D
La spada la vuole acquistare! :D