11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 5 maggio 2013

1931


« Non credo di cogliere il punto… » ammise Nivre, quasi in imbarazzo nel non riuscire, effettivamente e sinceramente, ad apprezzare quale ragione di sconforto avrebbe dovuto essere intesa dietro a quella spiegazione, dietro a quell’analisi, in misura tale da rendere addirittura vana ogni brama volta al festeggiare la pur straordinaria vittoria riportata, lo strabiliante successo che sua figlia aveva ottenuto in difesa di tutta Licsia, prima ancora che della propria stessa vita « … né comprendo perché tu ti sia corretto, cambiando la coniugazione verbale della frase dal passato al presente. » soggiunse, aggrottando appena la fronte.

In verità, nello stesso istante in cui egli fece propria sufficiente attenzione da apprezzare quel particolare, quell’apparente nonsenso, la risposta già gli appartenne, gli fu subito propria, benché una parte della sua mente, quella meno abituata al mondo che la propria figliuola aveva abbracciato, aveva reso qual propria quotidianità, volle rifiutarla, volle negarsi in maniera quasi infantile ogni possibilità d’accettazione nel merito di un simile follia, qual solo, quelle dinamiche, non avrebbero potuto che apparire all’attenzione di chi abitualmente estraneo a esse. Una reazione, quella proposta dal padre, che non sorprese né, invero, deluse la mercenaria, la quale, del resto, avrebbe dovuto riconoscergli, sino a quel momento, maggiore elasticità mentale, maggiore apertura psicologica ed emotiva, rispetto a quella che avrebbe potuto attendersi da chiunque altro nei suoi panni, in suo luogo. Non ancora, certamente, quella stessa elasticità, quella stessa apertura, utili ad accettare qual inevitabile l’omicidio di Nissa, benedizione che, da parte sua, obiettivamente assurda sarebbe stata da attendersi, benché non di meno ricercata; e pur, non di meno, già utili a permettergli di aver affrontato gli eventi di quella giornata e, in particolare, di quella serata, con ammirevole autocontrollo, tale da evitargli l’eventualità di una reazione isterica, qual comunque sarebbe stata più che giustificabile, e giustificata, nel rapportarsi con un orrore qual quello rappresentato da primo-fra-tre.
Un orrore, in effetti, innanzi al quale neppure lei, in passato, era stata realmente capace di conservare tutto il proprio pur proverbiale sangue freddo. E innanzi al quale, ancora oggi, probabilmente avrebbe preferito perdere il senno, allorché affrontare in maniera cosciente ogni implicazione conseguente a quanto accaduto… e, soprattutto, la prospettiva di quanto, nei tempi a venire, sarebbe ancora potuto avvenire, nella sfida finale a Nissa, alla regina Anmel e, con loro, all’Oscura Mietitrice.

« Il punto è che, dopo la morte del mio poco amato marito, non avrei dovuto più essere protetta dal potere di primo-fra-tre o di qualunque altro vicario di Anmel… » intervenne ella, rendendo di nuovo proprio l’onere di quella spiegazione, sperando di riuscire a somatizzare, nel mentre di quelle parole, una parte di tutto quell’incommensurabile peso emotivo che, in caso contrario, avrebbe potuto distruggerla anzitempo « … e, quando la sua sfera mi ha colpito a quella distanza tanto ridotta, avrei dovuto essere annientata, e non sarei dovuta essere catapultata sulla spiaggia, a quasi un miglio di distanza, così come invece è accaduto. »

Nell’esplosione di luce, ad alcuno fra tutti i pur numerosi spettatori lì schierati, a contemplare la presunta fine della donna guerriero più famosa di quell’angolo di mondo, era stata concessa la possibilità di cogliere quella minimale, e pur sostanziale, differenza, fra ciò che era allora stato e ciò che avrebbe dovuto altresì essere. Tuttavia ella non era morta come avrebbe dovuto essere e, in conseguenza a ciò, aveva avuto l’occasione di tornare indietro giusto in tempo per schierarsi, con il proprio stesso corpo, a difesa del povero Seem prima che, per lui, non vi potesse realmente essere possibilità di ritorno.

« Forse godi ancora della protezione dal potere di quel mostro in conseguenza alla tua vedovanza… » ipotizzò l’anziano pescatore, ormai consapevole di star prendendo in giro se stesso con quell’ipotesi, e pur, non per questo, negandosi l’opportunità di formularla, nella volontà di porre in giuoco ogni speranza utile a riservarsi, ancora, la possibilità di godere di quella vittoria, di godere di quella serata, senza, in ciò, lasciarsi dominare dalla frustrazione di aver assistito non tanto a un trionfo, quando a una sconfitta mascherata.
« Se così fosse, primo-fra-tre non sarebbe stato tanto sicuro di avermi uccisa. Né sarebbe stato tanto sorpreso di avermi vista tornare. » negò, tuttavia, ella, con ferma dolcezza, scuotendo appena il capo e, proprio malgrado, ritrovandosi in tutto quello costretta a negare al padre quella pur effimera speranza, nell’illusione della quale anch’ella, per un lungo istante, non aveva potuto evitare di crogiolarsi, sperando veramente che nulla di tutto quello avesse a doversi riconoscere per quello che era, salvo, alfine, ritrovarsi costretta a confrontarsi con la realtà, con l’evidenza dei fatti, e in essi giungere a una sola conclusione « No. Purtroppo il punto è un altro… ossia che, per quanto folle a dirsi e a pensarsi, per quanto io stessa abbia offerto alle fiamme il corpo di Desmair, osservandolo bruciare fra le rovine di quella che un tempo era la sua dimora e contemplando la fine del suo regno di spettri; il mio sempre poco amato sposo è tutt’altro che trapassato. E questo, a tutti gli effetti, mi rende ancora immune a qualunque ipotesi d’offesa da parte dei vicari della mia cara… suocera. » sancì, sospirando e sopraggiungendo, in un flebile respiro un’ulteriore precisazione « I vicari di mia sorella. »

Benché, purtroppo, l’avvento di primo-fra-tre aveva negato a padre e figlia di proseguire nel discorso appena introdotto nel merito al rapporto fra le due sorelle gemelle, e alla dichiarata obbligata necessità per Midda di non poter giungere ad altra soluzione se non attraverso la via del sangue per porre conclusione al quarto di secolo di faida che l’aveva vista in conflitto con Nissa; quantomeno sciocco sarebbe stato da parte sua tentare di procrastinare la definizione di quella tanto spiacevole situazione a un imprecisato momento futuro, nella consapevolezza che, nel confronto con il padre, alcun momento, né presente, né passato, né, tantomeno, futuro, avrebbe potuto essere particolarmente più indicato per ascoltare quanto ella aveva da dirgli, la verità che aveva allora da rivelargli, a giustificazione del perché della spedizione allora organizzata verso Rogautt, e, forse, anche verso morte certa, qual pur non avrebbe potuto stolidamente escludere sarebbe stata garantita non soltanto a lei ma, anche, a chiunque l’avrebbe allora accompagnata. Tuttavia, a conclusione di una giornata tanto ricca di eventi e di emozioni, a partire dal ricongiungimento con la propria figliuola in quella stessa mattina, sino a concludersi con la sua supposta morte e il suo ritorno alla vita di meno di un’ora prima; soltanto umana sarebbe da parte di Nivre una difficoltà ad accettare quanto, pur, non avrebbe potuto accogliere con leggerezza, con semplicità, con ovvietà, ragione per la quale, del resto, la stessa Figlia di Marr’Mahew era stata ben attenta a non turbare la serenità del pomeriggio sino a quando non era stata evidente l’impossibilità a proseguire in quel loro quieto confronto senza offrire ulteriore riferimento all’ultimo terzo della loro famiglia, con la quale improbabile sarebbe tristemente stata l’ipotesi di una felice opportunità di sereno ricongiungimento.
Un rischio calcolato, quindi, quello che la vide proporre quella malcelata provocazione finale, in conseguenza al quale ella non volle rendere propria alcuna illusione, alcuna speranza di banale risoluzione, non per mancanza di fiducia verso l’amato genitore, che già per troppi anni aveva commesso l’imperdonabile errore di pregiudicare nei propri sentimenti, nel proprio invero sempre immutato affetto nei suoi confronti; quanto e piuttosto, da parte sua, una sorta di trucco psicologico a propria stessa salvaguardia, onde evitare di ritrovarsi, ancora una volta, a fraintendere negativamente le reazioni del padre così come già, in passato, aveva troppo superficialmente compiuto.

« Tua… sorella?! » esitò egli, quasi a offrirle in quell’interrogativo una possibilità utile a ritrattare quanto appena accennato, anche semplicemente negando l’eventualità nella quale egli avesse udito correttamente, nel preferire, in cuor suo, essere accusato di una senile sordità ancor prima che di accettare l’eventualità da lei, in quelle parole, così suggerito.
E nel proprio rischio calcolato, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio non concesse allora al padre alcuna filiale compassione, nell’abbracciare, con la morte nel cuore, la via di una tanto dura, quanto sincera, schiettezza: « Mia sorella, tua figlia, Nissa Bontor, è recentemente entrata in contatto con lo spirito malevolo di una sovrana di un’epoca dimenticata, ormai appartenente al mito, la regina Anmel Mal Toise. E Anmel, prima di lei, era scesa a patti con un’empia entità superiore, superiore a qualunque concetto di umanità e, anche, a qualunque concetto di divinità… l’Oscura Mietitrice, il principio stesso della distruzione e della distruzione globale… universale. La fine della vita. Di ogni vita. Di ogni cosa. » dichiarò, parole difficili da pronunciare non di meno di quanto non sarebbero allora state difficili da accettare « Mia, tragicamente, ha da considerarsi la responsabilità di tutto questo, della liberazione di Anmel e dell’Oscura Mietitrice da una prigione sicura nella quale erano state segregate per lunghi secoli. E mia, per tale ragione, ha da considerarsi la responsabilità di risolvere tutto questo, impedendo alla brama di dominio di Nissa di permettere alla letale minaccia d… »

Una dichiarazione d’intenti, e d’intenti dei quali ella avrebbe sinceramente fatto volentieri a meno se solo avesse avuto una qualsivoglia possibilità di scegliere, nel confronto con i quali il suo amato padre, quell’anziano pescatore nato, cresciuto e sempre vissuto in quel tranquillo angolo di mondo, ignaro degli orrori propri del resto del Creato, non riuscì allora a riservarsi facile possibilità di confronto, immediata occasione di accettazione. Ragione per cui, così come in parte da lei previsto, se non nei modi quantomeno nei risultati, Nivre Bontor scelse allora di interromperla nel proprio proclama: senza prendere voce verso di lei, senza offrirle rimprovero, senza esprimersi in contrasto a quanto da lei allora dichiarato, ma, semplicemente, retrocedendo, prima, e voltandosi, poi, per allontanarsi da lei e dal suo compagno, nell’invocare, in tal modo, la necessità di una pausa… una tregua utile a ovviare alla sempre più temuta isteria, forse rimasta la sola umana reazione accettabile nel confronto con tutto quello.

« … Midda…?! » la richiamò Be’Sihl, interrompendo il proprio silenzio con tono allora dolce e preoccupato, nel temere, da parte sua, una reazione colma di dolore per quell’apparente rifiuto paterno.
« Lo so. » replicò la Campionessa di Kriarya, voltandosi a sorridergli, seppur con una chiara nota di amarezza « Tornerà. » annuì, a sottolineare la sicurezza intrinseca in quell’affermazione « E mi perdonerà. Se non per l’assassinio di Nissa, quantomeno per aver rovinato la nostra festa di fidanzamento. »
Un accenno, quello così offerto, che quasi strappò una risata al buon locandiere: « Il nostro fidanzamento… potrebbe essere divertente a dirsi, se tutto non fosse straordinariamente tragico a pensarsi. » commentò.
« Lo so. » si ripeté Midda, ancora sforzandosi di sorridere, proprio malgrado sempre più amareggiata dalla follia degli eventi nei quali erano stati trascinati, per colpa o per destino « Purtroppo lo so, amore mio… »

 

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