11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 23 maggio 2013

1949


« Spiacente… perché già pregusti l’amaro istante in cui potrai fare ritorno alla riunione di famiglia così estemporaneamente interrotta?! » replicò Av’Fahr, dimostrando, dopotutto, di esserle rimasto a fianco sufficiente tempo da aver maturato un certo grado di confidenza con lei e con i suoi pensieri, tanto da avergli allora permesso di cogliere l’effettiva sfumatura nella quale avrebbe dovuto essere intesa la sentenza per così come da lei appena scandita, in quelle parole scelte tutt’altro che in conseguenza a un semplice giuoco del fato, a uno scherzo del destino.
« Vedo che per te sono ormai un libro aperto, mio caro… » ironizzò la mercenaria, ritraendo la propria spada e impegnandosi, immediatamente, in una rapida giravolta, utile a permetterle di arginare l’offensiva che, alle sue spalle, stava per sopraggiungere a opera di un altro aggressore, di un altro ippocampo desideroso, se non di vendicare il proprio compagno appena caduto, quantomeno di assaporare quelle membra che, la difficoltà a conquistare le quali, stava rendendo istante dopo istante sempre più desiderabili e desiderate, contraddistinguendole con il sublime sapore caratteristico di quanto normalmente negato, di quanto esplicitamente proibito « Attento a non sfogliarmi con troppa attenzione, però… o la tua bella potrebbe avere ragione di che risentirsi per tanta premura! » soggiunse, scherzosa e maliziosa, al contempo levando proprio destro a bloccare quei denti simili a lame diretti in contrasto alla sua nuca e, quasi nulla stesse avvenendo, canzonando il proprio interlocutore, nella pur non malevola volontà di porlo in difficoltà innanzi al giudizio di Masva, che avrebbe potuto definirsi a condanna di un comportamento tanto licenzioso nei propri riguardi, qual, in tal modo, ella si stava impegnando a lasciar trasparire.

E la rossa, pur consapevole di quanto fra il proprio compagno e la donna guerriero non fosse occorso nulla, conscia di tale verità in grazia a quell’attenzione al dettaglio tipicamente femminile e tale da non concedere ad alcun uomo di nascondere neppure i propri pensieri alla propria amata, persino quand’anche a se stesso ancora sconosciuti, del tutto ignoti; non si lasciò sfuggire l’occasione offertale dalla propria supposta rivale, cogliendo al volo tale opportunità allo stesso modo con cui, approfittando di un fugace e fortunato istante, poté penetrare entro i limiti della bocca di una delle quattro creature con le quali stava allora duellando, per spingere la poderosa lama della propria arma sino al cervello del mostro e, senza incertezza alcuna, trapassarlo da parte a parte, per stroncare, da lui, ogni ulteriore insistenza, ogni spiacevole perseveranza, qual pur, sino ad allora, le era stata dimostrata.
Così, nel mentre in cui impose morte su un fronte, ella si premurò, non di meno, di destinare un preciso affondo anche su una ben diversa linea, colpendo, seppur per semplice ludo, per mero diletto, forse con ancor più severità di quanto, dall’altra parte, non avesse avuto interesse a riservarsi occasione di insistere…

« Quindi è così, fedifrago che non sei altro?! » prese voce, sforzandosi di apparire più altera possibile, benché oggettivamente difficile, per lei, fu ovviare a un ampio sorriso divertito « Dopotutto non sei poi così insensibile alle sue forme…! » lo accusò, quasi a ricollegarsi a un discorso prima rimasto in sospeso, a un argomento già affrontato nel corso di quella stessa sera e non approfondito in misura tale da giungere a quella scabrosa verità « Porco… come tutti gli uomini, sei soltanto un porco! »

Proprio discapito più innamorato di quella donna di quanto probabilmente non avrebbe saputo dimostrarsi capace di esprimere; il figlio dei regni desertici centrali, nel trovarsi soggetto di un tanto impietoso attacco verbale, si lasciò fugacemente distrarre dal conflitto allora in corso, dalla battaglia nel cuore della quale si era sospinto, armato della pur micidiale lancia della sorella perduta, rendendo propria una leggerezza, un’ingenuità della quale, immediatamente, ebbe ragione di rimproverarsi, laddove in conseguenza di simile comportamento, difficilmente riducibile a una semplice fatalità, egli avrebbe potuto ritrovarsi proprio malgrado in repentina gloria ai propri lontani dei, alle proprie divinità così estranee in quell’area meridionale del continente di Qahr, vittima, ancor prima che degli ippocampi, della propria sola stolidità.
Propria fortuna, allora simile a una benedizione a lui rivolta da quelle medesime divinità, da quegli stessi dei al cospetto dei quali avrebbe potuto rischiare di ascendere, Av’Fahr non venne allora punito sì impietosamente qual avrebbe potuto essere per la propria distrazione, ritrovandosi a essere certamente colpito da uno dei mostri a lui circostanti e, ciò nonostante, non colpito a morte, qual pur avrebbe potuto avvenire. Complice, sicuramente, in tal miracolosa salvezza, avrebbe dovuto essere riconosciuta la non eccessivamente tardiva ripresa di controllo su se stesso, e sul proprio corpo, in misura allora sufficiente a permettergli di eludere, seppur solo in parte, quell’offensiva, ovviando alle sue peggiori, e ineluttabilmente tragiche, conseguenze, per limitarsi a essere colpito solamente quasi di striscio, e pur, ciò nonostante, in misura egualmente sufficiente a vedere un ampio, e non gradevole, squarcio in corrispondenza al proprio pettorale sinistro, dalla spalla al centro del possente addome.
Un’aggressione rivolta al suo cuore, palesemente e incontestabilmente, ma che, pur non senza conseguenze, non si riservò opportunità di soddisfazione alcuna…

« Ga… ahh’Ad! » bestemmiò il nome del proprio dio prediletto, lasciando animare la propria voce da un tono di rimprovero, anche ove, oggettivamente, il solo rimprovero che mai avrebbe potuto avere ragione di formulare avrebbe dovuto essere considerato a proprio esplicito discapito, primo e unico colpevole per quanto appena accaduto, per il sangue che, simile a un crudele pegno, venne allora da lui preteso a compenso per la propria sciocca mancanza.
« Tarth! » imprecò Masva, maledicendo, in tal invocazione, non tanto il dio del mare al quale l’intera Tranith avrebbe dovuto il proprio nome, quanto e piuttosto se stessa, temendo che, con un’infantile beffa si potesse essere resa responsabile della prematura scomparsa del proprio amato, della morte di chi soltanto colpevole di essere a lei sì legato da non riuscire a intendere quanto semplicemente e stupidamente scherzoso avrebbe dovuto essere intesa quella sua accusa, in alcuna misura trasparente di una qualche gelosia nei confronti della Figlia di Marr’Mahew o di altre donne.
« Thyres… » concluse la stessa Midda Bontor, richiamando a propria volta la divinità con la quale, da sempre, si era interfacciata tanto nelle proprie preghiere, quanto in occasioni meno rispettose, meno timorate, seppur, sempre contraddistinte dall’assenza di una qualche concreta volontà d’offesa nei suoi confronti, nei suoi riguardi, non tanto per una qualche reverenziale ritrosia all’idea di potersi porre in aperto contrasto con essa, quanto e piuttosto per una ragionevole assenza di motivazioni utili a giustificare, da parte propria, un’altrimenti del tutto gratuita insolenza, innanzi alla quale tanto la dea dei mari, così come qualunque altra divinità, avrebbe avuto ogni diritto volto a pretendere vendetta.

Ancor più di qualunque possibile rassicurazione verbale, in conseguenza a quanto accaduto, e a come avvenuto, a placare i legittimi timori sorti nei cuori delle due donne per la sorte di Av’Fahr poterono le sue azioni, o, più precisamente, le sue reazioni in risposta a quell’offesa, a quell’aggressione che, seppur non la vita, gli era costata una brutta ferita che, anche nella migliore delle ipotesi, anche nel momento in cui si fosse completamente rimarginata senza infezione alcuna e senza drammatici rischi di setticemia, avrebbe sicuramente lasciato ricordo di quegli eventi per gli anni a venire, sino all’ultimo dei suoi giorni, quasi un monito per imporgli di rimembrare sempre quant’anche il tempo proprio di una minima frazione di battito di ciglia avrebbe potuto distinguere la vita dalla morte, la sopravvivenza dal trapasso. Perché allora, a dimostrare quant’ancora avrebbe dovuto essere riconosciuto affezionato alla propria esistenza terrena e alla caducità di quella quotidianità da creatura mortale, egli mosse con furia e, pur, con controllo, il proprio intero corpo a condurre la fiera arma appartenuta alla straordinaria Ja’Nihr a trafiggere in cranio del proprio quasi aguzzino, con impeto tale che non ebbe neppure necessità di ricercare un varco attraverso le due pericolose fila di denti simili a lame, creandosi, autonomamente, tale passaggio nell’arrivare addirittura a sfondare, di netto, due fra tali zanne…


Nessun commento: