11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 19 maggio 2013

1945


Be’Sihl Ahvn-Qa avrebbe dovuto dormire. O, quantomeno, avrebbe dovuto sforzarsi nel tentare di dormire, benché, oggettivamente, l’ultima cosa che avrebbe potuto desiderare, nonché l’ultima cosa che avrebbe potuto avere possibilità di fare, in quel momento, sarebbe proprio stato dormire.
Sebbene, infatti, il suo stato di veglia non avrebbe contribuito in alcun modo ad aiutare l’amata nell’affrontare quel figlio mancato, quel nipote mai neppure immaginato qual esistente sino a un anno prima; la preoccupazione presente ad animare ogni singolo battito cardiaco del suo cuore per la sfida psicologica e, ancor più, emotiva che ella si stava ritrovando costretta ad affrontare non gli avrebbe concesso alcuna pur labile possibilità di requie. Né, parallelamente, lo avrebbe aiutato in tal senso la tempesta che infuriava attorno a loro, con valanghe di tuoni tanto potenti da offrir l’impressione che neppure le pur solide pareti entro le quali aveva trovato ospitalità avrebbero potuto resistere al confronto, avrebbero potuto reggere la prova in tutto ciò loro riservata, crollandogli addosso da un istante all’altro.
Accanto alla preoccupazione per l’amata e al frastuono derivante dall’infuriare della tempesta, in verità, una terza ragione avrebbe potuto essere accreditata qual responsabile, non solo in quella notte, ma da molte notti a quella parte, per una sincera difficoltà da parte sua nel concedersi una pur legittima occasione di riposo. Una terza ragione, nella fattispecie, che avrebbe avuto a doversi ricercare qual conseguenza dei recenti eventi occorsi nel corso della loro visita presso l’isola di Licsia, là dove la sua adorata Midda non aveva avuto soltanto inattesa possibilità di riconciliarsi con un padre erroneamente ritenuto qual morto ma, anche e peggio, aveva avuto inattesa e spiacevole possibilità di tornare a scontrarsi con primo-fra-tre, un vicario inviato dalla sua gemella all’unico scopo di sterminare tutti gli abitanti di quella stessa isola, anche per lei natia, per ottenere dalle loro morti la piacevole consapevolezza di aver imposto un terrificante colpo a discapito della psiche della propria antagonista, della propria nemesi, che, ancora una volta, avrebbe veduto, per causa sua, morire dei propri cari innanzi ai propri stessi occhi.
Strage, quella in tal modo garantita da quell’orrido mostro e dalla sua ancor più crudele mandante che, tuttavia, la stessa donna guerriero che, a lui, si era offerta qual promessa sposa solo poche ore prima di quegli eventi, era riuscita a ovviare frapponendosi fra l’esecutore e tutti i suoi condannati e, ancora una volta, come già in passato, vanificando ogni suo sforzo a proprio stesso discapito. Apparentemente nulla di cui poter essere preoccupato, pertanto, avrebbe dovuto essere riconosciuto alla base di quanto occorso, dell’ancor sensazionale vittoria riportata dalla sempre più leggendaria Figlia di Marr’Mahew, se non fosse stato che ella non avrebbe dovuto avere possibilità alcuna di sopravvivere a quell’aggressione, di resistere all’offensiva del vicario così come, ancora una volta, come già in passato, si era dimostrata capace di compiere. Alla base, infatti, dell’inumano e irrazionale successo della mercenaria, in passato, era stato riconosciuto essere, a posteriori, l’insano matrimonio che l’aveva vista legarsi, qualche tempo prima di tale confronto, a un orrido semidio immortale di nome Desmair, figlio di un dio minore di nome Kah e della stessa oscura entità presente dietro alle azioni del vicario, la regina Anmel Mal Toise. Entrata, pertanto e di diritto, a far parte di quella famiglia, ella aveva potuto godere di un’inattesa, imprevedibile e inimmaginabile tutela innanzi al pur devastante potere di primo-fra-tre, risultando totalmente immune agli effetti di qualunque suo attacco, per quanto feroce, per quanto dirompente.
Tuttavia, se ciò era valso in occasione del loro primo scontro, simile assunto non avrebbe dovuto essere considerato egualmente valido in concomitanza all’ultimo, dal momento in cui, seppur immortale, lo sposo della sua amata era recentemente caduto sotto l’offensiva in suo contrasto scatenata da parte del suo stesso divino padre, per volere della sua poco amorevole madre; la quale, non paga di averlo segregato in una realtà estranea alla propria, ne aveva decretato la morte nel momento in cui lo aveva compreso intento a sostenere la causa della propria sposa in sua opposizione. Innanzi allo sguardo della medesima Midda Bontor, così, Desmair era caduto e, malgrado ogni dissidio passato, da lei stessa i suoi resti erano stati successivamente affidati all’abbraccio purificatore delle fiamme, nel calore delle quali, secondo le usanze correnti, al suo spirito sarebbe stata concessa opportunità di riposo, finalmente libero dai vincoli del proprio corpo materiale e fortunatamente libero da qualunque possibile, spiacevole minaccia di negromantica dannazione avrebbe potuto rischiare di disturbarne il riposo eterno, nella pace propria dei giusti.
Conseguenza infausta di tale morte, inoltre, non avrebbe potuto che essere trascurata la conclusione di ogni legame fra la regina Anmel, o, quantomeno, il suo spirito dannato, e la Vedova di Desmair; la quale, sciolta da ogni obbligo innanzi agli dei tutti, libera da ogni vincolo che, precedentemente, l’aveva costretta qual legata a quel mostro ipoteticamente immortale in misura molto più sgradevole di quanto non avrebbe potuto esserlo una connessione di natura fisica, non sarebbe stata soltanto libera di risposarsi, ma, anche e soprattutto, non avrebbe più dovuto essere considerata parte di quella famiglia per lei soltanto acquisita, risultando, pertanto, nuovamente vittima potenziale di qualunque capriccio di primo-fra-tre, o di altri vicari suoi pari. E il fatto che ciò non fosse accaduto, il fatto che ella fosse sopravvissuta a un’offensiva diretta da parte di quel mostro, ben poca libertà di interpretazione avrebbe potuto offrire. Quella vedovanza era stata definita con eccessivo zelo, escludendo troppo avventatamente altre possibilità, altre eventualità al di là della mera evidenza, di quanto pur tanto palesemente avvenuto.
Ma dove anche Desmair era sopravvissuto a letali mutilazioni, a terrificanti e ripetute decapitazioni, a lui imposte a opera della sua stessa sposa nel tentativo di liberarsi di lui, ogni qual volta recuperando i pezzi sparsi del proprio corpo e ponendoli nuovamente assieme, con una banalità addirittura disgustosa, tanto estranea a qualunque concetto di umanità, tanto aliena a qualunque ipotesi di mortalità; avrebbe davvero dovuto essere accettata l’idea che egli, non dissimile da y’shalfica fenice, potesse essere risorto dalle proprie stesse ceneri, e non metaforicamente, quanto e piuttosto letteralmente, nell’essere stato, indiscutibilmente, arso nel rogo di una pira funebre? Oppure, egli era sopravvissuto in qualche altro modo, in qualche altra forma nel merito della quale alcuno, sino ad allora, aveva avuto occasione di maturare coscienza? E, soprattutto, cosa avrebbe potuto comportare tale mancata morte per il futuro della sua amata e per il proprio?
Al di là dei patti che, in passato, lo avevano visto collaborare addirittura attivamente con il semidio, sempre in tal senso spronato dall’unica brama si soccorso o sostegno alla propria amata, Be’Sihl non avrebbe potuto vantare particolare fiducia nei confronti di quell’essere dalle fattezze demoniache. E nel confronto con l’evidenza delle proprie nozze sì repentinamente annullate, seppur formalmente soltanto rimandate, con colei che pur aveva atteso per quasi quindici anni, e che, ove necessario, avrebbe atteso ancora per altri quindici e ancora quindici, ove gli dei gliene avessero concesso l’occasione; alcun particolare sentimento di simpatia avrebbe potuto essere dedicato a sostegno dell’idea dell’inalterata esistenza in vita di Desmair, seppur non dimentico di come solo in grazia di ciò la propria stessa amata avrebbe ancora potuto essere viva, seppur reduce da un nuovo, terrificante scontro con primo-fra-tre.
Perso in simili pensieri, in percorsi mentali che, obiettivamente, avrebbero potuto porre a serio rischio la sanità mentale di chiunque, improbabile per Be’Sihl sarebbe stato trovare un’occasione di riposo. Ragione per la quale, fra tutti, fu il primo, dopo Masva, Av’Fahr e la stessa Midda Bontor, a maturare coscienza dell’attacco imposto alla piccola isola di Bael da quella mandria di ippocampi. Un attacco che, nella fattispecie, ebbe possibilità di essere da lui ravvisato, nella propria minaccia, nel momento in cui al frastuono dei tuoni si sovrappose il clangore delle spade in contrasto alle inviolabili corazze di quelle creature, di quei mostri osceni, nello stridio metallico delle lame delle quali egli non ebbe esitazione alcuna a riconoscere l’evidenza di un pericolo, di una minaccia, di un allarme.
Così, laddove un attimo prima il locandiere shar’tiagho si agitava, con insofferenza, su una branda nell’abbraccio della quale era certo non sarebbe riuscito a trovare opportunità di riposo; un solo istante dopo la sua testa fece capolino oltre la prima soglia a lui offerta, e il suo sguardo si ritrovò a confronto con l’immagine di uno di quei mostri, di quelle creature per lui inedite, da lui mai precedentemente affrontate, e che, in quello specifico momento si offrì particolarmente nitida, malgrado la tempesta e l’oscurità. Nitida, per lo meno, quanto avrebbe potuto esserlo nel presentarsi a meno di due piedi di distanza da lui, pronto a volgere in offesa alle sue carni le proprie terrificanti zanne simili a lame.


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