11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 30 maggio 2013

1956


« E questo in quale dei due casi potrebbe ricadere…? » domandò, con volontaria e ricercata ingenuità, invero più che consapevole della risposta che il nipote avrebbe potuto offrirle e, ciò non di meno, desiderosa di sentirla da lui stesso scandire, nel proseguo improvvisato del pur attento esame da prima iniziato, e che, almeno al suo sguardo, al suo giudizio, non avrebbe potuto già dirsi qual concluso, qual superato così come, soltanto ponendo serio dubbio nel merito delle proprie capacità di analisi, di confidenza con la natura dell’animo umano e, soprattutto, del suo animo, lo stesso giovane avrebbe potuto illudersi fosse… e, soprattutto, avrebbe dovuto essere considerato essere.
« Probabilmente in entrambi… » asserì questi, dopo un breve momento utile a riflettere nel merito delle alternative così presentategli, e, in tale risposta, non tradendo le aspettative della zia, nel presentare la sola replica che mai ella avrebbe potuto apprezzare da parte sua « Voi siete suoi nemici… e in questo momento vi state avvicinando troppo a obiettivi di concreta importanza per lei. » soggiunse, a meglio esplicitare quanto sopra soltanto accennato e pur, in tal senso, errando appena nella propria interpretazione della realtà, degli eventi per così come a lei piuttosto presentatisi, nel considerare, impropriamente, il loro qual un avvicinamento ancora in corso e non, piuttosto, a una manovra ormai pienamente compiuta, benché il viaggio che la Jol’Ange aveva intrapreso settimane prima non si fosse, concretamente, ancora concluso.

Diversa, in tal senso, avrebbe dovuto essere considerata la scelta effettuata tanto dall’uno, quanto dall’altra, nell’identificazione di quello da lui stesso descritto qual un obiettivo di concreta importanza per la regina di Rogautt, dell’isola dei pirati. Se infatti dall’uno, in ciò, quanto Nissa Bontor aveva desiderato difendere nello scatenare una simile, primordiale e devastante forza distruttrice, avrebbe dovuto essere riconosciuto qual la medesima capitale dell’impero da quest’ultima edificato, eretto dal nulla in sola grazia alla propria forza di volontà, alla propria determinazione e, probabilmente, alla propria brama di vendetta, che l’aveva sospinta a tradurre in realtà quanto mai, prima d’allora, neppur immaginato quale mera fantasia, qual improbabile, sicuramente folle, incubo che in lode agli dei non avrebbe potuto in alcun modo concretizzarsi, non avrebbe potuto in alcun modo assumere dimensione umana; dall’altra, invece, e forse in termini decisamente più semplici rispetto a quanto egli non avrebbe potuto ambire a presumere, alla base dell’operato della propria gemella avrebbe dovuto essere riconosciuto il mero desiderio di riappropriarsi del figlio da loro catturato, da loro trattenuto qual ostaggio e, in ciò, a proprio modo, garanzia di quanto la loro impresa avrebbe avuto da sperare di considerarsi, quantomeno, fortunata, destinata a una non totale disfatta… non, fino a quando, per lo meno, avrebbero potuto rappresentare una minaccia per la sopravvivenza di quel giovane contro il quale, loro malgrado, non avrebbero potuto avere ragione di levare braccio.
Due ben diverse analisi, quelle in tal modo compiute da zia e nipote, che avrebbero potuto sottintendere a una ben diversa mentalità da parte non tanto degli stessi, quanto e soprattutto da parte della stessa Nissa Bontor, la quale, nel ritrovarsi costretta a riconoscere le giuste priorità, non avrebbe dovuto avere dubbio alcuno a scegliere fra il proprio potere e la propria famiglia, i propri figli. Nel qual caso in cui, difatti, Leas avrebbe potuto vantare di aver riconosciuto correttamente le priorità in tal modo espresse dalla propria unica genitrice ancora in vita, non attribuendo valore a se stesso, quanto e piuttosto all’isola al centro della quale ella aveva posto il proprio potere; ben magra consolazione avrebbe potuto essere propria del medesimo, nello screditare, in ciò, qualunque valore egli stesso avrebbe mai potuto illudersi di possedere, nel proprio ruolo non soltanto di figlio, quanto e ancor più di figlio primogenito, seppur di un padre da lei praticamente mai conosciuto e pur, non di meno, spiacevolmente subito in una da sempre attribuitagli identità di vile e violento stupratore, al fedele servizio di una sadica e folle Midda Bontor. Nel qual caso in cui, altresì, fosse stata proprio la Figlia di Marr’Mahew ad aver colto in maniera corretta in quali termini poter e dover interpretare quegli eventi, e, con essi, le priorità che avevano ispirato la propria gemella ad agire così come le era stato attribuito aver agito; per il nipote avrebbe potuto esservi quantomeno il sollievo derivante dal pensiero di non essere meno importante, agli occhi di propria madre, del potere sino ad allora accentrato nelle proprie mani, accumulato nel corso della propria pur certamente non semplice esistenza… potere che pur, mai, avrebbe potuto amarla così come avrebbe saputo dimostrarsi capace di amarla un figlio, di osservarla con sguardo ricolmo di ammirazione e devozione così come soltanto un figlio avrebbe potuto destinarle, non relegandola a un ruolo di mera umanità, di semplice mortalità, ma elevandola, nel profondo del proprio animo, al rango di una dea, una dea alla quale, del resto non metaforicamente, avrebbe dovuto la propria intera esistenza.
Paradossale, nel confronto con tutto ciò, avrebbe dovuto comunque essere riconosciuto l’atteggiamento espresso da parte delle due parti lì poste a confronto, laddove, l’alternativa che più avrebbe potuto e dovuto compiacere il giovane Leas sembrava essere da questi stesso disapprovata, quasi non desiderasse prendere in esame l’eventualità secondo la quale sua madre avrebbe potuto provare un qualche, reale e forte sentimento nei suoi riguardi, tale, addirittura, da vederla porre in dubbio il proprio ruolo di regina dei pirati pur di assicurarsi la sua salvezza, la sua libertà. Una scelta, la sua, tuttavia in perfetta linea con quanto inizialmente dichiarato, quanto espresso in principio a quel confronto, in un’aperta ed esplicita abiura di quella stessa figura materna per l’incolumità della quale solo un anno prima era stato pronto a offrirsi qual scudo con le proprie carni, con le proprie membra, frapponendosi fra lei e quella stessa mai prima conosciuta parente per rincontrare la quale, secondo la propria interpretazione dei fatti, aveva allora deciso di lasciarsi catturare e imprigionare, lì ove allora erano alfine a confronto.
Ma per quale assurda ragione, nel corso di un solo ciclo di stagioni, l’opinione di quel giovane avrebbe dovuto cambiare tanto drasticamente quanto repentinamente, soprattutto dopo una vita intera cresciuta in sicura adorazione a quella figura materna, al pari di quanto ogni figlio non avrebbe potuto evitare di provare nei confronti della propria madre? E, soprattutto, in grazia a quale pericolosa fiducia la Campionessa di Kriarya avrebbe mai dovuto accettare l’idea che tale ravvedimento, se così avesse avuto a doversi considerare, avrebbe potuto essere considerato qual reale, qual sincero, qual concreto, tanto dal poter accettare di relazionarsi al nipote con una fiducia per conquistare la quale, chiunque altro, prima di lui, aveva dovuto affrontare la morte al suo fianco non una, ma molteplici volte, qual severa, e pur sino ad allora infallibile prova utile a permettere alla sua innata paranoia di trovare una pur minima soddisfazione?
Complice, probabilmente e difatti, proprio lo sfregio lasciato non tanto sul suo volto, ma molti anni prima ancora, in età fanciullesca, nel profondo del suo animo dal violento rifiuto della propria gemella all’idea di un qualche ricongiungimento fra loro, di una qualche riappacificazione fra loro, Midda Bontor si era disabituata alla fiducia, si era estraniata a sentimenti di facile fede nei confronti del prossimo, in una reazione, invero e dopotutto, sicuramente comprensibile, certamente giustificabile, nel considerare il rancore che le era stato riservato dalla persona che al mondo avrebbe dovuto essere per lei la più vicina fra tutte. Così, a distanza di oltre un quarto di secolo da quegli eventi, dall’inizio di quella violenta faida fra loro, e benché, in quegli anni le fosse stata concessa la possibilità di legarsi a molte altre straordinarie persone, dando vita a una nuova famiglia nella quale era libera di amare e di essere amata; ella non avrebbe potuto dirsi nuovamente capace di concedere al mondo uno sguardo sereno e, forse, ingenuo, proprio malgrado, anche in quel momento, anche nel confronto con tanta palese insistenza da parte del nipote, così disillusa da non riuscire ad accettare che tutto quello potesse essere qualcosa di diverso da una trappola…

« Probabilmente è come dici. » asserì alfine, scegliendo di non porsi a discutere con lui su un argomento tanto fine a se stesso, soprattutto ove, per quanto la riguardava, egli avrebbe potuto affermare qualunque verità, con il cuore sulle labbra, ed ella non l’avrebbe potuta accettare, non, quantomeno, senza violentare il proprio stesso spirito « Quanto purtroppo non mi è ancora chiaro è come mia sorella potrebbe essere in grado di controllare dei simili mostri, impiegandosi per eseguire qualunque ordine i propri capricci avrebbero potuto ispirarla a imporre loro… » soggiunse, ritornando all’argomento precedente e, in tale quesito, esprimendosi con assoluta trasparenza e concreta curiosità, non riuscendo sinceramente a immaginare un allevamento di simili mostri o, tantomeno, il loro impiego coordinato qual pur, evidentemente, era stato nel corso di quelle ultime ore in loro aggressione.



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