11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

sabato 11 maggio 2013

1937


« Sono passati più di vent’anni… e, ciò nonostante, lo ricordo come fosse ieri. Provo ancora oggi lo stesso dolore che provai all’epoca. » premesse la mercenaria, ritrovando voce e iniziando a offrire la spiegazione domandatale, la replica invocata dal suo prigioniero, che da inquisito era apparentemente divenuto inquisitore « Quella che tua madre mi inflisse, del resto, non fu una ferita comune, non fu quel genere di lesione, di danno, che il tempo avrebbe potuto curare, avrebbe potuto veder rimarginato. No. Il colpo che ella si divertì a imputare a mio discapito fu tale da mutilarmi per sempre, fisicamente, psicologicamente e emotivamente, così come neppure la perdita dell’avambraccio, che subii solo pochi mesi più tardi, fu in grado di gravare sul mio corpo, sulla mia mente e sul mio cuore. » puntualizzò, a completamento di quel preambolo, forse superfluo, forse inevitabile e irrinunciabile, a evidenziare quanto, da parte sua, quel momento, quel confronto, non avrebbe dovuto essere confuso qual un’occasione di piacevole reminiscenza di esperienze passate, quanto, e piuttosto, di dolorosa rievocazione della pagina più cupa, più tragica, di tutta la propria esistenza.
« Quando, anche recentemente, ho avuto occasione di narrare della prima pugna fra tua madre e me, al suo esordio qual pirata, non ho nascosto la responsabilità di mia sorella nel procurarmi la cicatrice che, per sempre, ha marchiato il mio volto con quello che, da parte sua, avrebbe dovuto essere inteso qual un simbolo d’infamia, la dimostrazione di come, fra noi, non avrebbe più dovuto essere condiviso alcun aspetto in comune, alcuna caratteristica, anche di ordine banalmente fisico, che sin dal giorno della nostra nascita ci avevano reso pressoché indistinguibili anche ai nostri stessi genitori, tradite, soltanto, dalle insanabili differenze caratteriali… » proseguì poi, a collocare in maniera puntuale quell’evento in un periodo storico della propria esistenza e, nella fattispecie, in un momento che già avrebbe dovuto essere riconosciuto, per così come pubblicamente promosso, qual sufficientemente drammatico, soprattutto nel conseguente abbandono della Jol’Ange, la goletta che ella stessa aveva contribuito a restituire al mare dalla carcassa che era al momento della sua acquisizione, e di Salge Tresand, suo amato « Quanto ho sempre evitato di rivelare, invece, è stato come, in quel giorno, questa non fu l’unica aggressione che subii da parte sua… e che rimase impressa nella mia carne in maniera imperitura, destinata ad accompagnarmi fino all’ultimo dei miei giorni e, forse, ancora oltre. » sottolineò, sollevando la mancina ad accarezzarsi lo sfregio sul proprio volto, quel marchio d’infamia, così come l’aveva appena descritto, che tanto, nel corso degli anni seguenti, si era impegnata allo scopo di far divenire simile a un simbolo di valore guerriero, in contrasto a qualunque diffidenza nel merito delle sue qualità, delle sue capacità, da parte di una cultura atavicamente impregnata da uno spirito patriarcale, in ascolto al quale una donna della sua avvenenza, e con le sue generosi proporzioni, non avrebbe dovuto sprecare tempo a gingillarsi con una spada, nel poter offrire il meglio di sé in ben diversi contesti.
« Perché in quel giorno, combattendo contro di lei, questo taglio fu il danno minore che riportai, simile a una leggera escoriazione, un graffio di poco conto, al quale alcun valore avrei potuto attribuire. » insistette, tergiversando nel proseguire oltre, qual palese dimostrazione della propria difficoltà, anche dopo tanto tempo, anche con tutti i propri più fermi propositi, ad affrontare quel ricordo, e a parlarne apertamente, così come stava pur volontariamente cercando di fare « Cogliendomi alla sprovvista, sorprendendomi nel dimostrarsi un’avversaria ben più capace di quanto non avrei potuto ritenere ella avrebbe potuto essere divenuta in un lasso di tempo tanto breve, Nissa riuscì a far calare la sua lama su di me approfittando di una imperdonabile perdita di equilibrio, e a fendere il mio ventre da destra a manca, con un colpo che, potenzialmente, avrebbe potuto veder tutte le mie interiora riversarsi sul ponte della sua nave, come polpa di un frutto troppo maturo. » riuscì ad ammettere alla fine, storcendo le labbra verso il basso con una smorfia tale da arrivare a mostrare i denti e le gengive della mandibola, quasi a tentare di esemplificare, in tal maniera, con simile mimica, l’accaduto.

In silenzio, senza offrire evidenza della benché minima reazione tanto in bene quanto in male, tanto a favore quanto in contrasto alla propria interlocutrice, allora impegnata in un tanto difficile monologo, Leas accolse imperturbato e, forse, imperturbabile quelle parole, ancora una volta non cercando né di dimostrarsi superficialmente solidale con lei, né di aggredirla, a lasciar pesare maggiormente sul suo cuore quel frangente di tanto difficile e spiacevole gestione. Passivo, pertanto, e pur estremamente attento, concentrato, il giovane figlio di Salge Tresand e di Nissa Bontor, non volle concedersi di essere animato da alcuna facile reazione, rispettando nel migliore dei modi, in ciò, il dolore della propria parente, ove in qualunque modo, facendo propria qualunque risposta emotiva o verbale a quel racconto, avrebbe soltanto potuto essere frainteso, avrebbe soltanto rischiato di suscitarne le ire, forse e addirittura attirando a sé quanto, anni prima, sua madre aveva evitato di subire in reazione a tale aggressione.

« Nella versione che ho voluto condividere con il mondo, di questa storia, di questa spiacevole vicenda, ho ovviamente omesso questo dettaglio, questo particolare, preferendo narrare il modo straordinariamente coraggioso in cui tuo padre si catapultò in mio soccorso, traendomi in salvo dal patibolo, dall’ara del sacrificio, sulla quale io stessa mi ero scioccamente sospinta. » proseguì, non senza aver deglutito un paio di volte prima di riuscire a ritrovare voce e volontà di incalzare, ulteriormente, in quella lunga, ma necessaria, spiegazione « E quel dettaglio non deve essere considerato inventato. Al contrario. Perché nella tragica situazione in cui mi ero andata a porre, riversa sul legno intriso di salsedine di quella nave pirata, con il ventre aperto e un occhio reso cieco dal sangue intento a colare dallo sfregio impostomi, fu solo in grazia di Salge che io potei avere salva la vita… fu per merito suo che potei fare ritorno alla Jol’Ange ed essere soccorsa prima che gli dei potessero pretendere da me la vita, qual giusto prezzo per la sconfitta che avevo subito. » sottolineò, a non voler rischiare di minimizzare, in tutto ciò, l’importanza fondamentale e inalterata dell’intervento del proprio primo amante, senza il quale oggi, ella, non avrebbe potuto essere lì presente a intrattenersi in quella poco amabile conversazione con il suo erede, a lui praticamente identico.
« Purtroppo, come soltanto dopo essere guarita riuscii a maturare consapevolezza, quel giorno gli dei avevano comunque richiesto, da parte mia, un prezzo… e un prezzo che, purtroppo, condizionò aspramente il mio destino, convincendomi, più di ogni altra verità, incluse le minacce di tua madre, ad abbandonare la Jol’Ange e, soprattutto, lui, fra le braccia del quale, purtroppo, non mi riuscivo più a sentire a mio agio, quasi mi fosse stata negata la possibilità di essere realmente donna. O, comunque, sufficientemente donna per lui. Per quanto egli avrebbe meritato di avere. » concluse, con la morte nella voce e, indubbiamente, anche nel cuore, per quell’ancor meno piacevole narrazione di eventi già risaputi qual spiacevoli… seppur non a tal punto « E, bada bene, a non fraintendere il senso di queste mie parole! » soggiunse, levando la mancina fra loro a invocare, con l’indice teso, ancora un istante per aggiungere un’ultima postilla a quanto sino a quel momento asserito « Per quanto non abbia mai avuto il coraggio di condividere con lui questo dettaglio, e in ciò le più profonde ragioni per la mia rinuncia alla vita che, sino a quel giorno, avevamo condiviso insieme sin da bambini, non ho mai… e dico mai… dubitato che tuo padre non avrebbe esitato neppure un solo, singolo, istante a restare al mio fianco pur consapevole del fatto che non avrei mai potuto offrirgli un figlio. Che non avrei mai potuto assicurare al suo sangue un retaggio immortale. Perché egli non era, né era mai stato, tanto vile, tanto ignobile, da poter smettere di amarmi così come aveva fatto sino al giorno prima. Né, parimenti, da poter smettere di riconoscermi tutto il rispetto e tutta la fiducia che, sino a quel giorno, ci avevano uniti. »
« Proprio in quanto consapevole del fatto che egli non avrebbe mai rinunciato a me, neppure così ridotta dalle premure della mia cara gemella, e tua madre, preferii evitare di condividere con lui le reali ragioni dietro alla mia decisione di lasciare lui e la Jol’Ange. » terminò, quasi sussurrando, nel tentare di celare, senza particolare successo, un certo, umano imbarazzo per tutto ciò « Amandolo come l’amavo, non avrei mai potuto accettare l’idea di tenerlo legato a me per la vita in quelle condizioni… perché egli meritava una compagna migliore rispetto a quanto io non sarei riuscita a sentirmi al suo fianco. La meritava davvero! »


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