11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 14 maggio 2013

1940


Malgrado tutto ciò, malgrado ella avrebbe potuto subire un certo, spiacevole, condizionamento emotivo, tale da farle pesare l’essere banalmente venuta dopo colei ora conosciuta qual Figlia di Marr’Mahew, quasi una sorella minore posta a confronto con il mito di una troppo celebre primogenita; Masva si era sempre dimostrata assolutamente posata nel proprio confronto con Midda ogni qual volta era stato necessario, fra loro, una qualche relazione, non offrendole né una qualche stolida e inutile sudditanza, né, parimenti, approcciando a lei con fare indisponente, insofferente, così come solamente avrebbe potuto compromettere qualunque genere di cooperazione. Al contrario, decisa a dimostrare di essere semplicemente se stessa a prescindere da chiunque fosse sopraggiunta prima di lei, ella si era sempre comportata in maniera serena e spontanea, offrendo una pacifica indifferenza nel confronto con il mito proprio dell’altra, sulla quale porre le migliori basi per una solida possibilità di alleanza fra loro.
Di tale più assoluta assenza di gelosia, ovviamente, Av’Fahr si sarebbe potuto dire più che consapevole, nel ben conoscere il carattere della propria amica e compagna d’avventure, ancor prima che amata e amante, qual ella era stata per ormai tanti, e pur mai troppi, anni. E proprio in quanto più che consapevole della misura nella quale, in tutto quello, null’altro che giuoco avrebbe dovuto essere frainteso, egli poté concedersi la possibilità di insistere ulteriormente in quella direzione denunciata qual fonte di gelosia, qual ragione di invidia a discapito della propria interlocutrice, incalzando in quel pur malizioso scherzare, qual solamente sarebbe potuto essere nel riferirsi a tematiche di natura tanto esplicitamente sessuali…

« Proprio non comprendo questa vostra fissazione femminile per le dimensioni del seno. » sbuffò, sollevando lo sguardo al cielo e, solo in quel momento, rammentando, seppur fugacemente, il temporale che ancora imperversava violento e iracondo sopra le loro teste « Siete sempre lì a confrontarvi l’un l’altra, quasi noi maschietti facessimo caso a certi particolari. Mentre a stento li notiamo… »
« … a confrontarci l’un l’altra?! » gli fece subitaneo eco ella, sovrapponendosi alla sua voce nel mentre in cui egli stava ancora finendo di completare il proprio intervento « … a stento li notate?! » quasi gridò, nel sottolineare il termine da lui scelto per evidenziare quel supposto scarso interesse maschile verso i seni e, soprattutto, verso le loro dimensioni « O dei… dei vi prego di darmi la forza di non essere schiacciata sotto il peso di questa immane fola! » pregò subito dopo, strabuzzando i propri profondi occhi blu, con enfasi tale che difficile fu comprendere in grazia di quale divina benevolenza essi non ebbero allora occasione di rotolare al di fuori delle loro orbite « Ma se gli unici che non sbavano come cani idrofobi ogni qual volta in cui quelle bisacce, che Midda cerca di spacciare quali proprie, si aggirano per il ponte della Jol’Ange, sono Noal e Hui-Wen, per ovvie ragioni… salvo che, senza voler fare allusioni, credo persino di aver notato un celato interesse anche da parte di quest’ultimo! » replicò, decisa a non a concedere a una fandonia tanto colossale di passare impunita.
« … bisacce…?! » ripeté Av’Fahr, cercando di trattenere, non senza evidente difficoltà, una nuova e sincera risata a quel termine di paragone trovato per descrivere le forme della loro compagna « Se avessi osato dire io qualcosa del genere, mi avresti accusato di intollerabile maschilismo, volto a oggettualizzare il corpo femminile qual mero strumento di piacere, negando la dignità della donna in quanto tale. » argomentò, intento a criticare l’intervento della controparte così come, senza troppo impegno, poté immaginare sarebbe stato criticato una suo eventuale presa di posizione in tal senso, ove solo avesse osato esprimersi in simili termini a descrizione della Figlia di Marr’Mahew, della Campionessa di Kriarya, con la quale sarebbe sempre stato opportuno moderare i propri giuochi, i propri scherzi, benché ella stessa fosse la prima a evitare di prendersi troppo sul serio, ironizzando in prima persona sul proprio stesso corpo e sui suoi eccessi.
« E avrei avuto anche ragione! » confermò, senza alcun imbarazzo, la marinaia, quasi a sostenere il merito della propria apparente incoerenza « Perché voi uomini non dovete neppure permettervi di pensare una cosa simile… figurarsi a dirla. » sostenne, squadrandolo ora con sguardo volutamente truce, a condannare qualsiasi libertà in tal senso « Fortunatamente, fino a prova contraria, io sono una donna. Come spero tu te ne sia reso conto, in questi ultimi giorni. » puntualizzò, strizzando poi l’occhio sinistro, con fare complice verso di lui.
« E questo cosa vorrebbe dire?! Che una donna può permettersi battute maschiliste a critica di altre donne, mentre un uomo no? » tentò di comprendere il figlio dei regni desertici centrali, avendo smarrito il senso di simile argomentazione, di tale posizione.
« Assolutamente! » annuì Masva, non senza una certa soddisfazione di fondo « Tuttalpiù, se proprio desiderassi, potresti permetterti battute femministe a critica di altri uomini. » ridacchiò poi, prima di sollevarsi verso le labbra di lui per posare, sulle medesime, un appassionato bacio, forse pensato, da parte sua, per porre fine a quella discussione, già protrattasi troppo a lungo, e riservarsi, insieme a lui, un momento di intimità rubata, una piccola parenti privata, protetti qual allora sarebbero rimasti dalle tenebre della notte e dal fitto muro d’acqua creato attorno a loro dalla pioggia.

Prima, tuttavia, che in quel bacio i sensi di entrambi potessero permettersi occasione utile a ottenebrarsi, a obliare completamente il mondo a loro circostante, in una notte che, ipoteticamente, alcun pericolo avrebbe potuto loro riservare, avrebbe potuto loro destinare, un insopprimibile istinto di sopravvivenza sembrò stuzzicarli entrambi alla base della nuca, lasciando crescere in loro un’ingiustificabile sensazione d’ansia al punto tale da vederli, alfine, costretti a separarsi, per osservarsi attorno con fare disorientato, con aria smarrita, e mani improvvisamente corse alla ricerca delle proprie armi, nel cercare di comprendere le ragioni celate dietro a una tanto spiacevole sensazione.
Nulla, in un primo istante, sembrò altresì offrire credito a quella paranoia, in termini tali che, se solo i due fossero lì stati soli, privi di una controparte nella quale veder riflessa la propria identica reazione, probabilmente avrebbero minimizzato quanto occorso qual un abbaglio derivante da troppa stanchezza, fisica e psicologica, anche conseguente alla consapevolezza di come solo una porta in legno li separasse dal figlio del loro antico capitano e, soprattutto, dal figlio della loro nemica giurata, di questi assassina. Non soli, tuttavia, essi allora erano e, nell’offrirsi, reciprocamente, una coppia di fugaci sguardi, entrambi non poterono fare a meno di ritrovare, nell’altro, la medesima postura di guardia che il loro istinto li aveva sospinti ad assumere, ognuno ricercando, addirittura, un rassicurante contatto con la propria arma, l’uno con la lancia già appartenuta alla sorella amata e perduta, l’altra con una spada di origine orientale, del lontano continente di Hyn, forgiata secondo tecniche tali da renderla pressoché imbattibile, forse e persino nel confronto con la lama bastarda della stessa Midda Bontor, una fra i migliori brandi che mai quell’angolo di mondo avesse avuto possibilità di vedere forgiato.
E, così, alcuno fra i due commise l’imprudenza di sciogliere la guardia, dal momento in cui se una reazione istintiva avrebbe potuto dirsi errata, due paritarie reazioni volte a suggerire prudenza non avrebbero dovuto essere superficialmente minimizzate nel loro valore, nelle loro ragioni. Non, quantomeno, nel voler dimostrare affetto nei riguardi della propria stessa vita e del proprio futuro.

« Che accidenti è stato…?! » sussurrò Av’Fahr, in un alito di voce, cercando nella compagna una qualche occasione di confronto utile a comprendere il perché di quel loro comune gesto.

Anticipando, però e purtroppo, qualunque possibilità di replica da per di Masva, un’inquietante sequenza di piccole stelle verdi iniziò a costellare il perimetro a loro circostante, lì comparendo sempre a coppie, fluttuanti a ben poca distanza dal suolo e in non poi troppo lenta progressione verso di loro, verso la loro posizione, alla quale, a quel ritmo, sarebbero ben presto sopraggiunte. Ma non quali stelle avrebbero dovuto essere invero confuse quelle luci in contrasto all’oscurità della notte, quanto piuttosto quali grossi occhi del tutto privi di qualsivoglia barlume di umanità, e, peggio ancora, contraddistinti nella propria stessa natura da una sola, terribile e tragica promessa… una promessa di morte.


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