11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 10 maggio 2013

1936


Per la donna guerriero, donna ancor prima che guerriero, e pur, in quegli anni, obbligatasi a essere troppo sovente guerriero ancor prima che donna; riuscire ad ammettere ad alta voce quel proprio personale dramma, la più sadica ferita a lei inferta dalla propria gemella in occasione dello stesso scontro che le valse l’orrido, e pur quasi trascurabile a confronto, sfregio volto a deturparle metà viso in corrispondenza dell’occhio sinistro, avrebbe dovuto essere riconosciuta qual impresa non semplice, non ovvia né, tantomeno, banale, e, soprattutto, non priva di un profondo carico di pena, di dolore, di sofferenza, mai realmente superati, mai concretamente dimenticati, qual mai, del resto, avrebbe potuto permettersi di fare, nell’essere stata privata, in tale sterilità, di quella prerogativa unicamente femminile e volta a donare la vita, e non soltanto a negarla, qual, null’altro, a lei, era rimasta possibilità di compiere.
Tanta, invero, era ancora la sua pena al punto tale da averle permesso solo in poche, straordinariamente rare, occasioni di confidare tale suo dramma ad alcuno, soprattutto ai propri compagni, agli uomini fra le braccia dei quali, nel corso di quegli anni, aveva cercato rifugio, forse nella speranza, in tale piacevole calore, in simile apprezzata stretta, di dimenticarsi di tutto il proprio stesso mondo, e di tutti gli orrori che lo avevano contraddistinto sempre più da quando quell’impietosa maledizione espressa dalla propria gemella si era abbattuta su di lei, non proibendole soltanto la vita che ella aveva sempre sognato, lungo le vie del mare, ma, probabilmente, proibendole di essere effettivamente felice, o, peggio, di concedersi la possibilità di essere effettivamente felice, quasi, allora, la sua felicità avesse a considerarsi una colpa imperdonabile, un torto blasfemo. E se, fra tutti gli uomini dei quali si era circondata nel corso della propria vita, soltanto a Be’Sihl Ahvn-Qa, il proprio attuale compagno, ella aveva avuto la forza, il coraggio o, forse e meno piacevolmente, la disperazione di raccontare simile, tragico accadimento della propria storia personale, decisa a credere veramente, e con tutte le proprie energie, in quella che, dal suo punto di vista, avrebbe dovuto essere riconosciuta qual l’ultima relazione sentimentale che si sarebbe offerta possibilità di vivere; fortunatamente egli non aveva agito in misura utile a farla pentire di tale propria scelta, dimostrandosi straordinariamente sensibile al suo dramma, al suo dolore, in misura tuttavia non volta a compatirla, non atta a lasciarle pesare maggiormente tale pena, quanto, e piuttosto, sinceramente volta a tentare di condividere simile fardello, di renderlo, per quanto impossibile, anche proprio, affinché ella non avesse più a consdierarsi sola così come, aveva compreso, si era costretta a essere in tutti quegli anni.
Straordinario, o disperato, avrebbe quindi avuto a considerarsi quel suo tentativo, quella sua presa di posizione nei confronti del nipote, verso di lui sospinta, tuttavia, a tale confidenza non tanto dalla speranza di ottenere quanto il suo amato locandiere non le aveva fatto mancare, quel supporto, quel sostegno che in lui aveva voluto concedersi occasione di ricercare, a conferma del fatto che egli avrebbe dovuto essere realmente il solo con il quale poter trascorrere il resto della propria esistenza, fossero poche sofferte ore o fossero ancora lunghi e meravigliosi anni; quanto e altresì dalla speranza di ottenere da lui una qualche reazione emotiva, utile a comprendere quanto profondo avrebbe avuto a doversi considerare il suo desiderio di vedetta nei propri confronti, l’iraconda animosità che, dietro a quelle lacrime, egli doveva certamente star soffocando, nella logica brama di conquistare la sua fiducia, di giuocare con i suoi sentimenti, al solo fine di riuscire a colpirla nel momento più opportuno, così come anni prima altri pirati agli ordini di sua sorella Nissa non avevano esitato a compiere a discapito di Salge Tresand e di Ja’Nihr, sorella di Av’Fahr. Perché per quanto affetto quel volto non avrebbe potuto evitare di ispirarle, facendo leva su emozioni sepolte nel profondo del proprio cuore e pur mai dimenticate, mai perdute; la Campionessa di Kriarya non avrebbe mai potuto permettersi di considerare il giovane erede del proprio primo compagno, del proprio primo amore, qual nulla di diverso di un pirata e di un nemico, nulla di più dell’ennesimo stratagemma della propria antagonista, contraddistinto, come sempre, dall’unico desiderio di riuscire a ucciderla, di riuscire a strapparle la vita da corpo, soprattutto nei modi e nei termini più dolorosi possibili. E senza considerare ciò, senza riflettere in merito a simile eventualità riconosciuta qual certezza, ella si sarebbe solamente e tragicamente offerta qual vittima sacrificale a ogni più impietoso attacco della propria gemella, a ogni più crudele e sadica volontà di sollazzo ella avrebbe potuto desiderare esprimere attraverso colui che non avrebbe dovuto essere dimenticato anche quale suo erede, quale suo figlio e, in quanto tale, probabilmente espressione di un medesimo, empio animo.
Ove, tuttavia, ella avrebbe potuto attendersi da lui una qualche ulteriore insistenza in quel pianto, nel sempre più vano tentativo di commuoverla; così come una reazione altresì ilare, divertita, nel confronto con quello sfogo, e volta a dimostrare, altresì, quanto ella avesse avuto piena ragione a renderlo proprio, dubitando dell’onestà delle intenzioni del proprio interlocutore e prigioniero; diversamente la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe potuto ovviare a una pur celata sorpresa nel vederlo, allora, risollevare il proprio viso verso di lei, rigato dalle lacrime e pur, repentinamente, divenuto serio, quasi in tal senso fosse stato costretto ad apparire in conseguenza alle parole da lei pronunciate, parole che non solo non erano state da lui attese o previste, quanto, e addirittura, neppur conosciute nella propria possibile occorrenza, forse offerenti riferimento a una verità mai rivelatagli, con lui mai, precedentemente, condivisa neppure dalla propria controversa madre.

« … c-cosa intendi dire…?! » domandò, in apparenza cercando sincera occasione di chiarimento con lei, di approfondimento nel merito di quelle parole, quasi come se il messaggio da lei allora scandito non avesse a doversi considerare sufficientemente esplicito nelle proprie implicazioni.
« Cosa pensi che io possa intendere dire…? » replicò ella, impegnandosi a risultare impietosa nei confronti del nipote, non volendo rischiare di cedere nel confronto con la prima reazione non prevista, non preventivata, nel costringersi a ricordare con chi avesse allora a che fare, con la propria gemella, ossia con colei che più di chiunque altro al mondo avrebbe potuto vantare di conoscerla al punto tale da essere stata in grado di sostituirla, di impersonarla, senza generare sospetto alcuno anche allo sguardo dei propri più cari amici, o del proprio stesso scudiero « Non credo possano esservi troppe possibilità di interpretazione per quanto ho affermato. O no? »
« Hai detto di essere stata privata della possibilità di procreare per mano di mia madre. » osservò Leas, dimostrando quantomeno di aver saputo cogliere il dettaglio di maggior importanza in quanto da lei prima dichiarato, quello attorno al quale la stessa Midda Bontor aveva voluto concentrare l’intera valenza del proprio intervento « E già un anno fa hai affermato come ella mi avesse sottratto a te, strappandomi dal tuo ventre per pormi nel suo… come potrebbe essere vero quanto dici? » argomentò, offrendo evidenza di non aver neppure obliato i dettagli del loro precedente, ultimo e unico incontro « Come potrei considerare vero tutto questo, che pur appare tanto prossimo a follia? »

Una domanda del tutto priva di polemica, quella da lui in tal modo formulata, da lui propostale, che non avrebbe dovuto essere fraintesa qual volta né a ricercare scontro con lei, né, tantomeno, a offrirle una troppo facile pietade, che avrebbe privato di valore ognuna di quelle parole, riconducendole a un becero tentativo ipotizzato, ancora una volta, ad assicurarsi la sua fiducia, nell’offrirsi a lei troppo avventatamente solidale, troppo frettolosamente amico, qual pur, neppure in conseguenza al più sincero pentimento, egli avrebbe mai potuto divenire sì repentinamente. Una domanda, quindi, innanzi alla quale ella non si volle allora sottrarre, per quanto quel discorso avrebbe potuto essere per lei doloroso, dal momento in cui, dopotutto, l’unica responsabile della piega allora in tal modo presa dagli eventi e da quel loro confronto verbale avrebbe dovuto essere identificata soltanto in lei e in alcun altro; in misura tale da poter addirittura rendere non soltanto ipocrita, ma anche codarda, una qualche sua ritirata in quel momento, innanzi a un tanto apparentemente onesto desiderio di quieto confronto a tal riguardo.
Così, pur non negandosi un legittimo momento utile a permetterle di riordinare pensieri e, ancor più, emozioni, mantenendosi fredda e controllata innanzi a lui qual non voleva rinunciare a essere, la donna dagli occhi color ghiaccio riprese voce, pronta a concedergli ogni spiegazione egli avrebbe potuto abbisognare per comprendere la sua posizione innanzi alle colpe della gemella, per lui madre…


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